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Home » Film » Recensioni film » Gli occhi del diavolo, la recensione del film horror

Gli occhi del diavolo, la recensione del film horror

La recensione de Gli occhi del diavolo: l'horror di Daniel Stamm cerca di sovvertire le regole degli esorcismi, ma non convince.
Martina BaroneDi Martina Barone24 Novembre 2022
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Una scena de gli occhi del diavolo
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Il film: Gli occhi del diavolo, 2022. Regia: Daniel Stamm. Cast: Jacqueline Byers, Christian Navarro, Colin Salmon. Genere: Horror. Durata: 110 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa.

Trama: Una giovane suora cercherà di eseguire un esorcismo su una ragazzina, andando contro le regole della Chiesa, sentendo di essere chiamata da un male da dover fermare.


Nella nostra recensione de Gli occhi del diavolo non possiamo fare a meno di notare come nel film di Daniel Stamm il tema principale della possessione e dell’esorcismo sia declinato con una buona idea di partenza, la quale però non è stata sviluppata adeguatamente. Anzi, anche più di una. Il regista della pellicola – il cui titolo originale è Prey for the Devil – non è estraneo all’argomento dal punto di vista cinematografico, avendo diretto The Last Exorcism nel 2010, dove utilizzava lo stile del found footage spesso esplorato nel genere horror.

La sceneggiatura de Gli occhi del diavolo nasce da un’idea di Robert Zappia e viene sviluppata dallo stesso assieme ai collaboratori Earl Richey Jones e Todd R. Jones. Eppure non bastano sei mani per riuscire a rendere il racconto soddisfacente o affascinante, nonostante le premesse facessero ben sperare in una pellicola orrorifica in grado di intrigare e spaventare.

La trama: una suora che infrange le regole

Jacqueline Byers in Gli occhi del diavolo

Al centro della storia troviamo Ann, interpreta da Jacqueline Byers, una suora che prima di chiunque altra figura femminile clericale si è avvicinata al rito dell’esorcismo, pratica esplicitamente riservata agli uomini e non eseguita da alcuna donna secondo l’ordine Vaticano. Una regola che la ragazza riuscirà ad infrangere poiché evidentemente sospinta verso il male.

Un traino che le riconosce anche padre Quinn, che nota l’influenza che la donna può avere su una giovane ragazzina posseduta, ma che la mette anche in guardia in quanto potrebbe trasformarsi in un bersaglio per demoni e nefandezze che potrebbero condurla fino alla morte. Un pericolo che suor Ann decide di voler affrontare, scoprendo nelle insidie del diavolo la sua maniera di inserirsi subdolamente nella mente e nel cuore delle persone contagiandole di sporcizia e vergogna. Quelle che la donna cercherà di rimuovere dall’animo della bambina.

Un esorcismo senza ritmo

Una scena di Gli occhi del diavolo

Nonostante gli Gli occhi del Diavolo potrebbe sembrare un film sul girl power, che nasce proprio all’interno di un’istituzione maschile come quella della Chiesa, cercando di ribaltarne lo schema e il pensiero rigido e patriarcale, presto il film di Daniel Stamm mette da parte questo spunto interessante per virare in direzione di un racconto più canonico e decisamente meno intrigante. Anche se la suora protagonista è effettivamente unica rispetto alle altre, in grado di percepire il male e, forse proprio per questo, di sconfiggerlo, la sceneggiatura per come è costruita le impedisce di indagare approfonditamente questo suo dono, impigliandosi in una storia che arresta presto il proprio ritmo.

La protagonista Ann, che sente una connessione con un essere micidiale e ignobile, cercherà di aiutare una ragazzina innocente, dimostrando così che anche una suora può svolgere il lavoro di un prete. Ma a questa consapevolezza non si lega null’altro dal punto di vista dello sviluppo della trama, risultando in una narrazione statica e che si impantana soprattutto nella sua parte centrale, dimenticando presto le premesse che aveva posto al principio e finendo così per non avere nulla a cui aggrapparsi o, ancor più grave, con cui poter suggestionare lo spettatore.

Una storia tediosa con alcune scene nauseanti

Una scena di Gli occhi del diavolo

Un film la cui storia riserva in realtà diverse svolte e alcune soluzioni narrative che avrebbero potuto anche funzionare discretamente, ma che si risolvono in modo troppo sommario per poter davvero portare a qualcosa di veramente interessate. A sostegno, però, della mancanza di una narrazione solida e di presa, vanno aggiungendosi delle trovate a livello visivo e orrorifico in grado di colpire e sconvolgere lo spettatore.
Un gran numero di sequenze ripugnanti che si vanno inserendo nel contesto del film e che, esaminate nel particolare, sono capaci di disgustare chi guarda, riuscendo così nel proprio intento pur non risultando particolarmente memorabili.

Sovvertire le regole, ma non abbastanza

Christian Navarro in Gli occhi del diavolo

Gli occhi del diavolo è una semplicissima pellicola di possessione che tedia a partire dalla sua metà e che non sviluppa adeguatamente le opportunità che le vengono date. Una suora che riesce a sovvertire le regole della Chiesa, ma non quelle dei film dell’orrore, lasciando al pubblico un esorcismo spento e svuotato delle sue possibilità.

La recensione in breve

5.5 Noioso

Anche un esorcismo può essere noioso e senza ritmo. Lo dimostra Gli occhi del diavolo, un horror che cerca di sovvertire le regole delle possessioni e della Chiesa, non riuscendo però a portare a compimento la propria missione.

  • Voto CinemaSerietv 5.5
  • Voto utenti (1 voti) 4
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