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Home » Film » Opera senza autore, la storia vera che ha ispirato il film

Opera senza autore, la storia vera che ha ispirato il film

Scopriamo la storia vera di Opera senza autore, film del 2018 ispirato alla vita del pittore tedesco Gerhard Richter.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini9 Maggio 2023
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Opera senza autore
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Il film Opera senza autore è ispirato alla storia vera del pittore Gerhard Richter, considerato uno dei più importanti artisti tedeschi contemporanei. Il dramma romantico del 2018 è stato scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck ed è stato candidato a due premi Oscar nell’anno in cui è uscito, per il miglior film straniero e la migliore fotografia. Nel cast del film troviamo Tom Schilling, Sebastian Koch e Paula Beer nei ruoli principali.

La trama della pellicola segue il protagonista Kurt Barnert (interpretato da Tom Schilling) dalla sua infanzia nella Germania nazista alla Berlino Est del dopoguerra, dove si innamora di Ellie (Paula Beer), una giovane donna il cui padre è un ex soldato nazista in clandestinità (Sebastian Koch), fino alla sua fuga a Berlino Ovest prima della costruzione del Muro di Berlino e, infine, fino a quando diventa una parte iconica del nuovo movimento dell’arte contemporanea.

Secondo Donnersmarck, la storia è solo vagamente basata sulla vita di Gerhard Richter; il regista ha dichiarato ad AnOther che la sua ispirazione è scaturita da un articolo che il famoso reporter investigativo tedesco Jürgen Schreiber ha scritto sul pittore, e che svela l’oscura verità sulla morte di sua zia.

Schreiber scoprì nel 2002 che il suocero di Richter, Heinrich Eufinger, era stato un medico delle SS nella Germania nazista, responsabile delle sterilizzazioni di donne ritenute all’epoca non idonee alla riproduzione, una delle quali era la zia di Richter, Marianne Schönfelder (Eufinger non eseguì l’operazione, ma fu il direttore dell’ospedale in cui fu eseguita). Richter scoprì per la prima volta il legame tra le famiglie attraverso l’articolo, all’età di 70 anni.

Durante le ricerche per la stesura del copione del film, Donnersmarck ha dichiarato al New Yorker di aver trascorso settimane con Richter per discutere della sua incredibile storia di vita (ma non ha rivelato nulla delle loro conversazioni). Il regista ha aggiunto che Richter non voleva che il protagonista del film portasse il suo nome, suggerendo inoltre che il protagonista avrebbe dovuto svolgere un’altra professione.

Una volta terminata la stesura della sceneggiatura, Donnersmarck l’avrebbe letta integralmente al pittore per fargli capire quanto fosse stato omesso dagli eventi reali; in seguito Richter si sarebbe rifiutato di guardare il film a causa della reazione emotiva che avrebbe potuto suscitare in lui. “Forse il film è per tutti, tranne che per lui“, disse una volta il regista.

Tuttavia, quando gli è stato chiesto di parlare del film nell’anno successivo alla sua uscita, Richter ha dichiarato ai media che il regista non aveva fatto abbastanza per nascondere i dettagli biografici della sua vita, affermando che Donnersmarck ha “abusato” e “distorto” la sua storia.

“Gli ho dato qualcosa per iscritto in cui dichiaravo che non gli era esplicitamente permesso di usare o pubblicare il mio nome o uno qualsiasi dei miei dipinti. Mi ha rassicurato di rispettare la mia volontà. Ma in realtà ha fatto di tutto per collegare il mio nome al suo film e la stampa lo ha aiutato al meglio delle sue possibilità“, ha dichiarato al New Yorker. “Fortunatamente, i giornali più importanti qui hanno recensito il suo intruglio in modo molto scettico e critico. Ciononostante, è riuscito ad abusare e a distorcere grossolanamente la mia biografia!“.

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