Oculus, film che abbraccia l’horror psicologico e la sfera del soprannaturale, è una delle pellicole più amate di Mike Flanagan. Uscito nel 2013 e basato sul suo cortometraggio Chapter 3 – The Man with the Plan, il film vede come protagonisti Karen Gillan e Brenton Thwaites nei panni di due fratelli giovani adulti convinti che uno specchio antico sia responsabile della morte e delle disgrazie subite dalla loro famiglia. Con questa prova registica di Flanagan, siamo di fronte a un horror in cui l’angoscia è genuina e non si sa mai bene quale lato dello specchio si stia guardando, anche se una cosa è certa: entrambi sono ugualmente spaventosi, come si evince bene dalla chiusura del film. Avvalendosi di un disegno narrativo di alta qualità, gestione dei tempi meticolosa e un montaggio assolutamente puntuale, il film di Mike Flanagan dispiega la sua carica orrorifica soprattutto nel terzo atto, come vedremo in questa spiegazione del finale di Oculus.
Oculus, la trama: riflesso terrificante

Oculus narra la storia di due fratelli, Tim e Kaylee Russell, che si trasferiscono in una nuova casa con i loro genitori. Il padre Alan, durante il trasloco, decide di acquistare un oggetto di lusso per il suo ufficio: un vecchio specchio antico. Purtroppo, egli non aveva però idea dell’oscura storia dietro a questo specchio, e ben presto cominciano a verificarsi strani fenomeni in casa. Iniziano a morire tutte le piante della casa, poi il cane scompare e, infine, i genitori cercano di uccidere i loro figli, che alla fine muoiono. Tim finisce in ospedale, mentre Kaylie è costretta ad affrontare da sola l’incubo del suo passato. Alcuni anni dopo la tragedia, da adulti, il fratello e la sorella progettano un piano nel tentativo di distruggere lo specchio maledetto. Nonostante un’attenta preparazione, il male nella casa si rivela più forte e la storia si conclude nuovamente in modo tragico: Kaylie muore e Tim viene incolpato della sua morte. Come un circolo distruttivo che coinvolge due generazioni legate dalla morte improvvisa, lo specchio prevale sui traumi e sulle paure dei suoi protagonisti.
Il duplice significato di Oculus

Analizzando la storia di Oculus dal punto di vista del misticismo e dell’horror, ci concentriamo sulla storia di un antico specchio che conserva in sé qualcosa di oscuro, facendo impazzire decine di persone nel corso della sua esistenza. Conoscendo i canoni del cinema horror, si può ipotizzare che una storia altrettanto oscura sia collegata a tale effetto ancestrale e, dato che il film ci ha presentato l’immagine della misteriosa Marisol, una donna inquietante con occhi simili a quelli di uno specchio, possiamo dedurre che da lei possa essere partita la maledizione dello specchio. Facendo ricerche sul web, è possibile trovare informazioni su Marisol Chavez, che nel 1975 morì a causa di un’emorragia dovuta a un aborto spontaneo davanti allo specchio della camera da letto, ma vale la pena notare che queste informazioni non sono accurate e rappresentano solo una delle versioni della storia. Tuttavia, la storia di Chavez viene utilizzata da Flanagan iin maniera piuttosto logica: lo spirito di una donna che muore in agonia potrebbe effettivamente essere stato imprigionato in uno specchio, e tutto il dolore averla trasforma in un mostro crudele.
Se, però si cerca di analizzare quest’opera con il pieno supporto della scienza e del realismo, il risultato non sarà meno spaventoso, ma addirittura il contrario. La madre della famiglia, Marie, apparentemente soffriva di una qualche malattia mentale che in precedenza non si era manifestata in forma grave, ma dopo il trasloco (che, tra l’altro, potrebbe risvegliare circostanze dolorose per lei, lasciate dietro le quinte), la malattia cominciò gradualmente a manifestarsi e a crescere: comparvero allucinazioni, la donna cominciò a essere perseguitata da pensieri paranoici, che si basavano su un forte sospetto di infedeltà del marito. Gli appunti su Marisol nell’ufficio di Alan hanno infine “attivato” la sua follia, provocando l’aggressività che mostra nei confronti dei figli. Il padre di famiglia, vedendo ciò che sta accadendo alla moglie, è costretto a fermarla con la forza. È sconvolto, la paura per la moglie lo consuma e perde anche la sua autostima, isolandosi dal mondo intero e praticamente non accorgendosi dei propri figli.
Aggrappandosi alla speranza che la persona che ama possa ancora essere salvata, la libera e affronta le conseguenze di questo errore: ora è costretto a ucciderla prima che lei uccida i loro figli. L’uomo finisce così e, con l’aiuto del figlio, si suicida. Naturalmente, tutto questo non può non segnare i figli e lasciare traccia nella loro psiche: questi, forse avendo ereditato la malattia della madre, iniziano a impazzire, ritrovandosi proprio nella casa dove tutto è accaduto e dove sono conservati ricordi terribili. Tutto il resto, una donna fantasma, occhi che bruciano, incidenti misteriosi, funge da indicatore della follia dei nostri eroi, della confusione nelle loro menti, o un tentativo di sfuggire alla dura verità, attribuendo il loro destino a uno spirito maligno dallo specchio, e non alla crudele realtà.

Alla fine del film, si concludono entrambe le storyline, dei bambini e degli adulti. In entrambe le versioni, c’è la morte di qualcuno, la polizia e il successivo arresto di Tim Russell come autore dell’omicidio. Il piccolo Tim, seduto in un’auto della polizia, vede i fantasmi dei suoi genitori alla finestra della casa, un adulto vede tutta la sua famiglia alla stessa finestra. La scena in cui la piccola Kaylie abbraccia la madre attraverso lo specchio serve a suggerire il destino finale del personaggio, e può anche significare che, dopo la morte, l’eroina ha trovato la pace e ha incontrato i suoi genitori nell’aldilà. Tim, invece, capisce che il male che si annida nella sua ex casa è molto più forte di lui e, dopo aver fatto un tentativo di porvi fine, è stato sconfitto, perdendo tutta la sua famiglia. Probabilmente non tornerà mai più alla sua vita precedente, perché questa volta non è più un bambino e la polizia ha prove dirette della sua colpevolezza; Tim rimane dunque in attesa di essere rinchiuso in prigione o in un ospedale psichiatrico.
