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Home » Film » Volevo nascondermi, la storia vera che ha ispirato il film

Volevo nascondermi, la storia vera che ha ispirato il film

Volevo nascondermi è tratto dalla storia vera del pittore Antonio Ligabue, artista tormentato e tra i più importanti in Italia.
Matteo FantozziDi Matteo Fantozzi21 Luglio 2023
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volevo nascondermi
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Volevo nascondermi è ispirato alla storia vera del pittore e scultore Antonio Ligabue, vissuto tra il 1899 e il 1965. Questi è stato interpretato nella pellicola del 2020 dall’attore Elio Germano che grazie alla sua interpretazione vinse l’Orso d’Argento al Festival di Berlino e un David di Donatello. Germano, per calarsi nel ruolo dell’artista, si è sottoposto a lunghe sedute di trucco e ha ascoltato e letto numerose interviste che lo riguardavano, interviste sulle quali ha potuto dar vita ad un personaggio talentuoso e tormentato, che ebbe un’esistenza segnata da problemi di salute.

Il film di Giorgio Diritti racconta, attraverso numerosi flashback, la gioventù di Antonio Ligabue (1899 – 1965) prendendosi ovviamente anche qualche licenza narrativa ma portando all’interno del film momenti di vita reale. Nel film vengono raccontati anche momenti drammatici della vita dell’artista nato a Zurigo, ma di origini venete, come quelli che ha dovuto affrontare a causa di gravi problemi di salute mentale e fisica. Sin da bambino infatti Antonio fu malato di rachitismo e affetto da disturbi psicofisici che lo portarono a essere chiuso in manicomio.

Antonio Ligabue fa la linguaccia ad una sua scultura a forma di tigre
Il pittore e scultore Antonio Ligabue

Ligabue, il cui vero nome era Laccabue, fu adottato da una famiglia di svizzeri tedeschi dopo la morte di sua madre e dei suoi fratelli, ma sin da giovanissimo dimostrò una personalità problematica e tormentata. Con sua madre, con la quale ebbe un rapporto profondo e intenso, non mancarono contrasti, e lei arrivò a denunciarlo. Fu espulso da scuola, lavorò saltuariamente come contadino e custode di bestiame, ma trascorse lunghi periodi in strutture sanitarie.

Elio Germano, in un intervista a Vogue, ha raccontato di aver detto agli altri attori del film: “Non sentite Ligabue come un protagonista, perché era considerato uno scarto persino da chi se lo prendeva in casa per i sussidi”. In pratica era l’ultima comparsa nella vita delle persone attorno a lui ed è quello che abbiamo messo in scena.”

Un dipinto di Antonio Ligabue raffigurante una tigre

Tra i personaggi del film figurano però anche persone come Renato Marino Mazzacurati, interpretato da Pietro Traldi, che scovò il talento di Ligabue e gli diede la possibilità di emergere. Ligabue scoprì che il disegno e le arti figurative lo aiutavano a stare meglio, mitigando ossessioni e stati maniacali, ma fu Mazzacurati a dargli modo di esprimersi con più pienezza. Ligabue decise di dedicarsi unicamente alla pittura e alla scultura e tra gli anni ’40 e ’50 la critica si interessò al suo lavoro, caratterizzato da dipinti dai colori più accesi rispetto alla produzione degli anni ’30 e che spesso raffiguravano animali selvaggi come tigri, gorilla, leoni.

Per prepararsi al ruolo di Antonio Ligabue, Elio Germano si è sottoposto a tre, quattro ore di trucco: “Senza tutto quel lavoro di prostetica non so se avrei accettato il ruolo. Questo dipartimento oggi offre grandi possibilità e resta un’eccellenza nel nostro Paese, seppur in un ruolo ancora di sperimentazione. Trascorrere tanto tempo ogni giorno al make-up richiede sacrificio ma senza non sarebbe stato possibile per me farlo. Mi serviva una struttura per esprimere l’umanità, non il matto o il rachitico: non ho raccontato o recitato la sua deformità.”

Volevo nascondermi, dunque, ci racconta una storia vera analizzando alcuni aspetti non noti a tutti di un pittore molto famoso come Antonio Ligabue. Dal film, grazie anche a Elio Germano, viene fuori il profilo di un uomo che dalla sofferenza riuscì a tirare fuori opere in grado di rimanere impresse nella storia.

Matteo Fantozzi
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Nato a Roma nel 1986, Matteo Fantozzi è direttore editoriale di alcune testate giornalistiche che si occupano di sport, spettacolo e cinema tra cui JuveLive.it e CheMusica.it. Per anni redattore de IlSussidiario.net è autore di decine di saggi cinematografici come "Gabriele Muccino, il poeta dell'incomunicabilità" e "La bibbia di Scream". Autore di numerosi cortometraggi, tra cui "Perverso Stato Mentale", sta lavorando anche a diversi documentari. In passato ha collaborato come responsabile del backstage di corsi cinematografici tenuti da Sergio Rubini e Michele Placido.

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