Aspromonte: la terra degli ultimi è un film tratto da una storia vera, accaduta in un paesino della Calabria che nel 1951 fu devastato da un’alluvione. La narrazione, tratta dal libro Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, è ambientata ad Africo, un piccolo paesino calabrese arroccato, dove non c’è niente tra servizi, ospedali e persino a livello di esigenze elettriche e quant’altro.
Il film narra la storica impresa di un gruppo di cittadini che, stufi di essere abbandonati a sé stessi, decidono di costruire loro stessi una strada che gli permetta di raggiungere scuola e ospedale. L’opera di Mimmo Calopresti ci racconta quello che eravamo, una parte della nostra Italia abbandonata e dimenticata, un pugno nello stomaco per i giovani che oggi non possono nemmeno immaginare queste cose. Aspromonte: la terra degli ultimi è ispirato al libro Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco che racconta proprio questa situazione di malgoverno che portò a una rivolta popolare pacifica alla ricerca dei propri diritti.
In merito all’alluvione di Africo del ’51, la relazione del Commissario Prefettizio al Ministro dell’Interno, ci dà un’immagine chiara di ciò che accadde: “In seguito a quest’ultima alluvione del vecchio Africo rimane solo il ricordo, perché le terre coltivate, per poche che erano, sono scomparse, le case, o meglio i tuguri, tutte danneggiate e inabitabili per la minaccia continua delle frane, il bestiame decimato e scomparso nella furia del cataclisma, ma al ricordo dell’Africo, che era, si aggiunge il dolore delle dieci vittime dell’alluvione, tre delle quali hanno potuto trovare quella sepoltura che le montagne in frana possono dare.”
Anche se con qualche licenza narrativa, Aspromonte: la terra degli ultimi è un film tratto da una storia vera e che racconta una realtà dimenticata del nostro paese.
