Sleepers, film del 1996, sarebbe tratto da una storia vera, quella raccontata nel libro di Lorenzo Carcaterra, quella di quattro ragazzi rinchiusi in riformatorio dopo uno scherzo finito male; qui subiranno sevizie e violenze da parte di un sadico secondino; da grandi due di loro lo rincontreranno per caso e lo uccideranno a sangue freddo; spetterà agli altri amici risolvere la situazione. Nonostante Carcaterra abbia definito il suo libro un’autobiografia, sin dalla sua uscita, però, la veridicità dei fatti raccontati nel libro è stata fortemente messa in dubbio da più parti; le autorità ecclesiastiche, nella persona di William Donahue, presidente della Catholic League, hanno definito il film e il romanzo “una diffamazione”, mentre l’ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan ha fatto sapere che nel casellario giudiziale non vi è traccia alcuna di un processo come quello dipinto nel film diretto da Barry Levinson, con Robert De Niro, Dustin Hoffman e Jason Patric.
Carcaterra, dopo aver inizialmente risposto a quest’ultima accusa dicendo che nella realtà il processo in questione non si è svolto a New York, ha optato, in accordo con i suoi editori, per il silenzio stampa, rifiutandosi quindi di rilasciare interviste ai giornali. Anni dopo, in un Q&A sul proprio sito Internet ufficiale, Carcaterra ha sostanzialmente ammesso come gran parte dei dettagli della storia siano di fatto inventati, rivendicando però la complessiva genuinità del progetto: “Molti si faranno delle domande, e vediamo di fare chiarezza; prima di tutto, nomi, date e luoghi sono stati cambiati; secondo, le istituzioni mi hanno fatto delle domande cui io mi sono rifiutato di rispondere, Per farla breve… questa è una storia vera, la mia storia. Chi sceglierà di credere alle mie parole avrà un posto nel mio cuore… se qualcuno decide di non credermi… liberissimo, sono fatti suoi.”. In risposta alle montanti polemiche, Sally Marvin, una rappresentante marketing di Ballantine Books, casa editrice del volume, aveva peraltro dichiarato al New York Times: “Questa è una storia vecchia come il mondo; la polemica è già durata troppo; noi crediamo nel nostro autore, e crediamo nell’opera”.
Anche Barry Levinson, regista e sceneggiatore del film, si è espresso, sempre sulle colonne del Times, sulla questione dell’autenticità della storia: “Ogni volta che chiedevo spiegazioni a Lorenzo su alcuni dettagli, che avrei usato in sceneggiatura, lui mi ricopriva di informazioni; se avesse voluto mentire, avrebbe scelto una storia meno incredibilmente banale di questa; per quanto mi riguarda, il libro è credibile, e quello che racconta ha senso; lei conosce qualcuno che scriverebbe di argomenti del genere senza averne un’esperienza diretta? Mi segue? Che motivazioni avrebbe avuto? Se la si guarda così, non torna; personalmente, di tutto quello che mi ha detto, non c’è stato nulla che mi abbia sollevato dubbi sul suo racconto; oltretutto, da dove viene questa smania di verità per la storia di quattro ragazzi che nessuno conosce? Davvero è necessario andare a fondo di questa cosa? Non stiamo parlando di figure storiche importanti!”
