La trama di Abel – Il figlio del vento, film austriaco del 2016, narra la storia di Lukas, bimbo che vive sulle montagne del Tirolo, e del suo inaspettato incontro con un cucciolo di aquila selvatica. Presto, i due nuovi amici affronteranno insieme un inedito percorso di crescita reciproca, finché non giungerà il momento di un altro inevitabile cambiamento. Riuscirà il nostro piccolo eroe ad accettarlo?
La trama del film segue le vicende di Lukas, che, dal giorno della morte della madre, di cui è stato indirettamente causa, si è ritratto in un impenetrabile mutismo e vive un rapporto complesso e conflittuale con il padre (Tobias Moretti), che lo tratta con distacco e scortesia. Un giorno, durante una escursione sui monti vicino casa, Lukas trova un cucciolo di aquila cacciato dal proprio nido, e decide di prenderlo con sé; il bimbo, però, deve allevare Abel, questo il nome dato all’animale, senza farsi scoprire dal padre, di professione pastore, che non vede di buon occhio i rapaci, una costante minaccia per il suo gregge.
Sarà aiutato nell’impresa dal generoso guardiacaccia Danzer (Jean Reno), che gli insegnerà ad occuparsi dell’animale, e a nutrirlo adeguatamente; il rapporto con il nuovo amico aiuterà Lukas anche a riacquistare gradualmente la capacità di parlare. Col passare del tempo, il bambino dovrà però imparare a accettare l’idea di dover lasciar andare il volatile verso la libertà, incontro alla sua natura di animale selvaggio; in seguito all’ennesima discussione con il padre, Lukas deciderà tuttavia di andare nuovamente alla ricerca di Abel.
Per il film, girato quasi interamente sulle montagne del Tirolo, sono stati utilizzati i volatili dell’allevamento del castello di Landskron, diretto dal falconiere Franz Schüttelkopf, che ha raccontato così in un’intervista le difficoltà e le sfide legate all’utilizzo di bestie selvatiche in una produzione cinematografica: “La sfida più grande è stata sicuramente lavorare con gli animali, in qualcosache non sia un documentario. L’obiettivo era riuscire a integrare le scene dei nostri “piumati”, con il girato degli attori in carne e ossa. Infatti, non si può obbligare un’aquila a fare nulla: è lei che decide da sola ogni secondo della sua vita, il che non facilita le cose sul set, visti i numerosi membri della troupe coinvolti e la grande attrezzatura necessaria per le riprese.”
Il falconiere spiega come si è riusciti a risolvere questi problemi: “Il nostro compito era quello di far familiarizzare le nostre aquile con la situazione sul set in modo che tutto il “trambusto” fosse per loro normale e non vi scorgessero alcun pericolo. Se, nonostante tutte le cautele, un’aquila si sentiva disturbata da qualcosa durante le riprese, semplicemente accadeva che all’improvviso l’animale si alzava in volo, volteggiando verso il cielo e atterrando poi 1000 metri più in alto sulla vetta successiva. La verità è che il film lo hanno diretto loro, le aquile!”
