Noi siamo leggenda possiede diversi assi nella manica, che fin dal suo annuncio l’hanno resa una delle serie più attese dell’anno per quanto riguarda il panorama italiano. Prima di tutto il cast, che vede tra le sue fila alcuni dei protagonisti di uno degli show nostrani più apprezzati, Mare Fuori: ci sono infatti Nicolas Maupas e Valentina Romani, ma anche Claudia Pandolfi, nei panni della zia di uno dei ragazzi. In secondo luogo il modo in cui mixa sapientemente al suo interno coming of age ed elementi fantasy, due generi che riscuotono sempre un grande entusiasmo da parte del pubblico. Infine, il fatto di approdare quasi in contemporanea in prima serata su Rai 2 (quindi su RaiPlay) e su Prime Video, consentendo allo spettatore di scegliere il modo di fruizione a lui più congeniale senza attese obbligate. Basterà tutto questo a determinare il successo dello show?
È presto per dirlo, in quanto nel momento in cui scriviamo sono stati rilasciati solamente i primi due episodi. Ma, come vedremo nella nostra recensione di Noi siamo leggenda, la serie ideata da Valerio D’Annunzio e Michelangelo La Neve ha tutte le carte in regola per poter emergere, sebbene presenti alcune criticità come la non trascurabile componente recitativa, che rischia troppo spesso di sfociare nel melodramma.
La trama: tutto nasce dal dolore

Massimo (Emanuele di Stefano) è un diciassettenne intelligente e introverso che, in seguito alla morte della madre, è costretto ad andare a vivere a casa della zia (Claudia Pandolfi), nonostante tra i due non scorra buon sangue. L’ennesima ingiustizia nella vita del ragazzo, che lo porta a sviluppare dei potenti attacchi d’ira. Ed è proprio durante uno di questi che Massimo si rende conto di possedere un potere soprannaturale: la sua rabbia si trasforma infatti in un fuoco ardente attorno alle mani, che gli permette di piegare il metallo e distruggere i muri. Presa confidenza con la sua nuova condizione, il ragazzo inizia ad utilizzare questa incredibile capacità per il proprio tornaconto, per “rimediare” a quei torti che la vita gli ha riservato.
Quello che però non sa, è che non è l’unico alle prese con dei misteriosi poteri. Greta (Sofya Gershevich), figlia di un’ambasciatrice in Vaticano tormentata dai sensi di colpa, scopre di poter riavvolgere il tempo, mentre Andrea (Milo Roussel), ragazzo nato con una malformazione cardiaca e per questo iperprotetto dai genitori, manifesta improvvisamente la capacità di riportare in vita i morti. Infine, Lin (Giulia Lin), una ragazza cinese di seconda generazione emarginata dai suoi compagni di scuola può modificare i suoi connotati, trasformandosi in chiunque desideri. A completare il gruppo ci sono l’esuberante Marco (Giulio Pranno) e l’affascinante Viola, che avremo la possibilità di conoscere meglio nei prossimi episodi e, siamo sicuri, sapranno stupirci con altri incredibili poteri.
Ragazzi, non supereroi

I protagonisti di Noi siamo leggenda sono diametralmente diversi tra loro: differiscono per peculiarità caratteriali, etica ed estrazione sociale. Ma il fatto che appaiano così diversi non significa che siano opposti; sono tutti infatti accomunati da un profondo dolore, che un periodo difficile come l’adolescenza non può far altro che portare all’estremo. Ognuno di loro nasconde una ferita, più o meno evidente, che ha a che fare con il lutto, nel caso di Massimo, ma che riguarda anche i rapporti con i genitori, la malattia, la sensazione di essere perennemente inadeguati. Riflettendo, è proprio da questi traumi che prendono forma i poteri soprannaturali che i ragazzi si ritrovano improvvisamente tra le mani: il fuoco brucia come la rabbia e il senso di ingiustizia che arde dentro Massimo, il senso di colpa, nato dall’essere responsabile dell’incidente accaduto al fratello, si trasforma nella possibilità (e nel bisogno) per Greta di riavvolgere il tempo. E ancora, chi se non Andrea, che rischia la vita ogni giorno a causa della malformazione cardiaca che lo affligge, avrebbe potuto possedere la capacità di resuscitare i morti? Mente Lin, continuamente emarginata e schernita per il suo aspetto, ha adesso la possibilità di trasformarsi in chiunque lei voglia.
Noi siamo leggenda parla quindi di poteri soprannaturali, ma non di supereroi. Non vi è accenno, almeno nei primi due episodi distribuiti finora, a imprese o missioni intraprese per il bene comune. I ragazzi utilizzano queste nuove capacità per riappropriarsi (almeno in parte) di ciò che è stato tolto loro, per riportare la giustizia, sì, ma nelle loro vite. Allo stesso modo, non esistono cattivi da sconfiggere ma “solo” difficoltà da affrontare: se è vero che questi poteri affondano le proprie radici nel dolore dei ragazzi, allora la loro manifestazione rappresenta per Massimo e gli altri l’inizio di un cammino di introspezione estremamente difficile, ma necessario per uscire indenni da un periodo complesso come quello dell’adolescenza.
Una carburazione lenta

Noi siamo leggenda scopre le proprie carte pian piano, senza strappi al motore: entriamo lentamente nella vita dei suoi protagonisti e impariamo a conoscere le loro fragilità prima che ci vengano mostrati i poteri soprannaturali ai quali potranno attingere. Arrivati alla fine del secondo episodio, infatti, abbiamo avuto solo un piccolo assaggio di quelle che sono le straordinarie abilità di alcuni dei ragazzi, un escamotage capace di tenere viva la curiosità riguardo a quali saranno i poteri degli altri e al modo in cui verranno impiegati. Ma non solo: questa lenta carburazione, seppur presenti il rischio concreto di indisporre gli spettatori più impazienti, si rivela utile per approfondire un background socioculturale necessario per una miglior comprensione delle azioni di tutti i personaggi in campo.
La serie presenta però anche le sue criticità. A saltare all’occhio è in particolar modo la componente recitativa, che vede (anche in maniera un po’ scontata) Claudia Pandolfi spiccare dal gruppo, forse l’unica davvero in grado di portare in scena un dolore genuino, senza eccessi. Stessa cosa purtroppo non si può dire per il suo protagonista Emanuele Di Stefano, continuamente a rischio melodramma per le sue reazioni plateali, che fanno perdere veridicità alla narrazione. A questo si aggiungono anche i dialoghi, troppo spesso sopra alle righe, e l’utilizzo di una voce fuori campo (quella di Massimo) didascalica e a tratti esageratamente retorica.
La recensione in breve
Noi siamo leggenda rappresenta un mix ben riuscito tra coming of age ed elementi fantasy, capace di incuriosire lo spettatore grazie a una narrazione a lenta carburazione. Non sempre soddisfacente è invece la componente recitativa, caratterizzata da eccessi e melodramma.
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