Se ripensiamo ai prodotti cinematografici e televisivi che più ci hanno fatto emozionare, che più ci hanno colpito e toccato nel profondo, dell’anno che si è appena concluso, a tornarci alla mente saranno certamente una manciata di scene, una serie di sequenze talmente ben riuscite da risultare indimenticabili, capaci di riassumere da sole l’intera opera di cui fanno parte. Per chiudere e al contempo omaggiare questo 2023, tanto sul grande come sul piccolo schermo, abbiamo quindi deciso di chiedere alla redazione di cinemaserietv.it quali siano state per loro le scene più emozionanti del 2023, quelle a cui ripensano più spesso e che hanno in qualche modo segnato la loro esperienza di spettatori.
Nell’articolo che segue troverete quelle che per noi sono state le scene più indimenticabili dell’anno, dall’incredibile finale di C’è ancora domani ad uno dei momenti più memorabili del film fenomeno di Greta Gerwig, Barbie, fino ad una particolare sequenza de La caduta della casa degli Usher. Siete d’accordo con le nostre scelte?
L’unione fa la forza in C’è ancora domani (scena scelta da Sofia Biagini)

Un finale sorprendente, che affonda le proprie radici nella storia d’Italia – ma, soprattutto, delle italiane – e che colpisce inevitabilmente al cuore. Stiamo parlando dell’epilogo di C’è ancora domani, film rivelazione dell’anno nonché esordio alla regia di Paola Cortellesi, che veste anche i panni della protagonista Delia. Nelle ultime scene, vediamo la donna uscire di casa di tutta fretta per recarsi a quello che, fino a quel momento, pensiamo possa essere un appuntamento con Nino, autore anche della lettera che Delia custodisce gelosamente per tutto il film. Ma la nostra protagonista non si sta presentando ad un appuntamento galante e la lettera è, in realtà, la sua tessera elettorale: è infatti il 3 giugno 1946, secondo e ultimo giorno del referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica e, molto più importante, prima volta al voto per le donne italiane. E se questa rivelazione già di per sé è in grado di suscitare forti emozioni, la scena davvero strappalacrime del film arriva dopo che Delia ha espresso il proprio voto. Sulle scale del municipio incontra, infatti, il marito Ivano (Valerio Mastandrea), venuto fin lì per riportarla a casa e rimetterla al suo posto. Ma proprio mentre cerca di afferrarla, le altre donne si schierano intorno a lei, stringendo i denti e guardandolo con fermezza, mentre partono le note di A bocca chiusa di Daniele Silvestri: “Io non mi fermo, scusa, Canto pure a bocca chiusa.” Lo sguardo di Delia è ora fiero e senza paura perché ha finalmente compreso che l’unione (delle donne) fa la forza.
Topolino incontra Walt Disney in Once Upon a Studio (scena scelta da Max Borg)

All’interno della grande celebrazione del centenario della Disney che è il cortometraggio Once Upon a Studio non mancano i momenti emozionanti. Ma nessuno arriva dritto al cuore come quello in cui Topolino, mentre gli altri lo aspettano per la foto-ricordo, si ferma a conversare brevemente con una foto di Walt Disney, il suo creatore (e, per chi non lo sapesse, anche il suo primo doppiatore). Un piccolo grande incontro fra due giganti, reso ancora più commovente dall’accompagnamento musicale: Feed the Birds, canzone di Mary Poppins che i fratelli Sherman erano soliti suonare per Walt ogni venerdì pomeriggio nel suo ufficio mentre lavoravano per lo studio. Le note che si sentono nel corto sono state eseguite apposta, dal vivo, da Richard Sherman, nello stesso ufficio e con lo stesso pianoforte dell’epoca.
L’esplosione della bomba in Oppenheimer (scena scelta da Maurizio Ermisino)

L’esplosione atomica a Hiroshima e Nagasaki nel film non si vede mai. Ma quelle deflagrazioni devastanti sono ovunque. Immaginate, sognate, evocate. E poi portate per sempre dentro di sé come un incubo, un fantasma. In questo senso è emblematica la scena in cui Oppenheimer annuncia alle persone che vivono a Los Alamos (la cittadina costruita appositamente per gli esperimenti sulla bomba) dell’attacco alle due città dei Giappone. Oppenheimer viene accolto con battimani e battipiedi, nell’aria c’è euforia. Ma, mentre parla al pubblico, in sottofondo cominciamo ad avvertire i rumori sinistri dell’esplosione, il crepitio delle fiamme. Poi nella stanza arriva il bagliore accecante creato dal fuoco e le ustioni cominciano ad apparire sulla pelle dei presenti. È una visione da incubo in cui le conseguenze della bomba passano per la mente dello scienziato e arrivano ai nostri occhi. Non sappiamo se, nel momento di fare quel discorso, Oppenheimer sapesse già degli effetti precisi della bomba. O se li avrebbe saputi poco dopo. Quella sequenza vuole raccontarci che, anche lontano da Hiroshima e Nagasaki, anche stando dalla parte dei vincitori, Oppenheimer sarebbe stato tormentato da quelle immagini, dai sensi di colpa. E quelle immagini sarebbero arrivate in tutto l’Occidente, in tutto il mondo. Sarebbero state fissate nella memoria, a mo’ di monito e come esempio di barbarie, studiate nelle scuole.
“I’m Just Ken” in Barbie (scena scelta da Simone Fabriziani)

Non c’è dubbio: la scena più significativa del 2023 è la struggente e fragile canzone “I’m Just Ken” cantata e ballata dallo straordinario Ryan Gosling nel fenomeno Barbie di Greta Gerwig. In un segmento squisitamente musical, c’è tutto il cuore di un film-evento che allestisce un leggero (ma attenzione, mai superficiale) divertissement sulla guerra tra i due sessi e sulla fragilità del genere maschile. Testi, musiche e coreografie da urlo che sono a tutti gli effetti ciliegina sulla torta e cuore emotivo e contenutistico di un manifesto solo apparentemente femminista che ha cambiato per sempre le carte in gioco di fare cinema popolare e di cui la settima arte ne avvertirà le benefiche conseguenze per molto, moltissimo tempo.
L’enigmatico finale di Copenhagen Cowboy (scena scelta da Paolo Riberi)

La scena dell’anno è indubbiamente l’enigmatico finale di Copenhagen Cowboy, la serie di Nicolas Winding Refn. È una sequenza di una potenza visiva ed evocativa davvero incredibile, che rievoca il cinema di Lynch e di Jodorowsky. Al termine delle sue avventure, Miu, si aggira nelle spettrali campagne di Copenhagen: un luogo surreale, quasi metafisico, dove incontra delle altre ragazze con il suo medesimo abbigliamento e le sue medesime capacità. Chi sono queste persone? Sono altre ragazze che hanno seguito le sue orme? O sono a tutti gli effetti dei suoi alter ego? (nei titoli di coda, si chiamano tutte “Miu”!).La scena mi ha ricordato le teorie psicanalitiche di Jung, e l’idea della ricomposizione dell’io a partire dai suoi frammenti. Da quel momento in avanti, se possibile, le cose si fanno ancora più strane. Le “molte Miu” si avvicinano alla villa in cui si è appena risvegliata Rachel, la malefica e ancestrale sorella di Nickas (interpretata da Lola Winding Refn, la figlia del regista).
Il loro dualismo ricorda da vicino quello che contrappone le due protagoniste femminili di Too Old to Die Young, ossia la luminosa Diana e l’oscura Yaritza. Va in scena una sorta di duello a distanza, concluso da un urlo straziante che mi ha ricordato il finale di Twin Peaks 3. Stranezze finite? Nemmeno per idea. Cala il buio e si sente gracchiare in sottofondo un vecchio modem 56K, mentre una coltre di fumo e fasci di luci neon rosse e blu riempiono la scena. Insomma, un capolavoro di enigma e mistero davvero irresistibile!
La furia di Joel in The Last of Us (scena scelta da Carlotta Deiana)

Non potevamo non parlare dello splendido finale di The Last of Us, il momento di questa prima stagione che più ci ha toccato e al contempo sconvolto. Ellie e Joel sono arrivati a Salt Lake City e sono stati trovati dalle Luci, che li hanno colpiti e separati. Al suo risveglio Joel ritrova Marlene, che gli dice che Ellie è in buone mani, lui però vorrebbe vederla prima che la bambina vada sotto i ferri, prima che i medici si mettano al lavoro per trovare il tanto agognato vaccino. Ed è dalle parole di Marlene che Joel comprende l’amara verità: Ellie non sopravviverà all’operazione e lui non la rivedrà mai più.
Mentre viene scortato fuori dall’ospedale qualcosa scatta dentro di lui, e guidato da una furia omicida di cui avevamo avuto un’assaggio solo nel precedente episodio, uccide senza pietà chiunque si presenti sul suo cammino, chiunque si metta tra lui e colei che ormai considera come una figlia. È una scena difficile da vedere questa per lo spettatore, da una parte non possiamo che fare il tifo per lui, sperare che Joel trovi Ellie in tempo e la porti in salvo, dall’altra sappiamo che così sta mettendo a repentaglio il destino dell’umanità intera, sta consegnando il pianeta ad una malattia per cui non ci sarà mai una cura. Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato in un mondo come questo? Lo spettatore se lo chiede costantemente per tutto The Last of Us, il nostro senso della morale è costantemente messo in discussione (e i fan del videogioco sanno bene che questo sarà il leitmotiv della serie anche nelle prossime stagioni), e per questa ragione non poteva esserci finale migliore di questo per questa serie che ci ha fatto piangere, ci ha fatto tremare di paura, che ci ha fatto innamorare dei suoi personaggi e che non vediamo l’ora di continuare.
Il funerale di Logan in Succession 4 (scena scelta da Agnese Albertini)

Con la fine del 2023, salutiamo una delle serie migliori degli ultimi anni targata HBO, Succession. La sua quarta stagione ha regalato non poche sequenze iconiche, prima fra tutte quella del discorso di Roman Roy (Kieran Culkin) al funerale del padre Logan Roy. Roman è, fisicamente ed emotivamente, un bambino che ha perso il padre e con lui ogni possibilità di ottenere la sua sfuggente approvazione. La camicia è stretta. La cravatta è corta, molto lontana dalla linea della cintura, come sarebbe opportuno. La famiglia Roy, quella creatura aziendale che è la famiglia Roy, conosce fin troppo bene il codice di abbigliamento da ufficio. Eppure, inciampano – volontariamente – su questi dettagli nelle ultime battute della serie. La giacca di Roman, per quanto sartoriale e immacolata, sembra lo stia quasi soffocando. Questa uniforme scolastica mette ancora più in luce l’infantilismo di Roman, proprio in quello che potrebbe essere il suo momento di ascesa verso la maturità – o, almeno, l’idea di maturità del suo defunto padre. Logan Roy voleva che i suoi figli fossero grandi oratori. Voleva degli assassini. Ma sapeva che i suoi figli non erano “persone serie“. E questa era l’unica possibilità per Roman di dimostrargli che si sbagliava. Eppure, la distanza da colmare è troppa: Roman vuole ancora essere figlio di Logan Roy, non un suo erede. Quello straziante “È lì dentro?” che pronuncia, indicando la bara, non fa che confermarcelo.
Il finale di The Crown 6 in cui finzione e realtà si incontrano (scena scelta da Tiziana Morganti)

The Crown è, senza alcun dubbio, uno dei progetti che hanno contribuito a costruire il potenziale produttivo di Netflix. Per questo motivo la sua conclusione non può certo passare inosservata, anche se avviene con una stagione obiettivamente altalenante per quanto riguarda la qualità e, soprattutto, troppo virata verso il lato fantasioso. Nonostante questo, però, c’è una scena che ripaga dell’attesa e, soprattutto, è in grado di riscattare gli episodi precedenti riuscendo a dare un senso all’intera narrazione. Si tratta dei momenti finali in cui la macchina da presa inquadra Elisabetta II rimasta da sola all’interno della cappella privata dopo “l’ammenda” di Carlo e Camilla. Anche Filippo è uscito di scena lasciandola da sola con i suoi pensieri. E in quello spazio apparentemente vuoto la regina torna a parlare con la donna ma, soprattutto, a vedere il suo futuro.
Procedendo verso la navata, infatti, affianca la sua bara dove sono esposti i segni del potere. In silenzio osserva l’essenza e il significato di tutta una vita votata a quei simboli che, probabilmente, stanno perdendo significato. Un momento particolarmente toccante perché riesce ad unire, senza la necessità di una sola parola, la finzione con la realtà storica. Durante le riprese della sesta ed ultima stagione, infatti, è arrivata la notizia della morte di Elisabetta II. Un evento che ha sancito la fine di un’epoca che la serie non poteva evitare di considerare.
Anzi, alla ricerca di un epilogo dal grande impatto emotivo, utilizza la morte come una proiezione futura ed inevitabile agli occhi della regina interpretata da Imelda Staunton. Un momento capace anche di evocare i fantasmi delle regine passate che, alle sue spalle si riuniscono come la visione completa di una donna entrata nella storia a discapito di se stessa. Così, camminando insieme al loro riflesso, Elisabetta raggiunge, unica e riunita, il grande portale della cappella chiudendolo dietro di sé mentre le note di una struggente ballata per cornamuse riecheggia le sue note. Ed è così che finisce veramente un’epoca.
Il monologo dei limoni ne La caduta della casa degli Usher (scena scelta da Francesca Fiorentino)

Chi vi scrive possiede una caratteristica non particolarmente esaltante: le scene che mi emozionano di più sono sempre quelle che i colleghi reputano le più brutte. Non so da dove derivi questo fatto, ma tant’è. Quindi, al netto di tutto, cassando la scena di Barbie in cui Rhea Perlman spiega a Greta Gerwig che alla fine è tutta una questione tra madri e figlie (con ettolitri di lacrime versate). Eliminando anche la meravigliosa battuta “È bellissima” – “Lo so”, sempre dall’onnipresente Barbie (però alla fine le scene abbiamo citate), la scena più emozionante di tutto il 2023 è il monologo dei limoni in La caduta della casa degli Usher. Motivazione: avremmo voluto scriverlo noi. Ma neanche nei sogni più fantasiosi riusciremmo ad arrivare a un livello di precisione e perfidia uguale a quella di Mike Flanagan. Marketing for Dummies? Eccolo:
