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Home » Film » AIR – La storia del grande salto, la recensione del film sulla storia delle Air Jordan

AIR – La storia del grande salto, la recensione del film sulla storia delle Air Jordan

La recensione di AIR – La storia del grande salto: il film di Ben Affleck con Matt Damon è la storia di chi puntò su Michael Jordan.
Maurizio ErmisinoDi Maurizio Ermisino6 Aprile 2023
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AIR - La storia del grande salto
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Il film: AIR – La storia del grande salto, 2023. Regia: Ben Affleck.
Cast: Matt Damon, Ben Affleck, Jason Bateman. Genere: Commedia, sportivo. Durata: 112 minuti.
Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima.

Trama: Sonny Vaccaro lavora alla nascente divisione dedicata al basket della Nike. Mentre i suoi colleghi cercano un testimonial del mondo del basket a cui legare le scarpe Nike, lui decide di puntare su Michael Jordan.


Inizia sulle note di Money For Nothing dei Dire Straits, il nuovo film di Ben Affleck, e il protagonista, Sonny Vaccaro, interpretato dal suo grande amico Matt Damon, si trova a Las Vegas. Sta giocando ai dadi, sta puntando, sta scommettendo. E quella che vi raccontiamo nella recensione di AIR – La storia del grande salto, il nuovo film di Ben Affleck al cinema da giovedì 6 aprile, è proprio la storia di una grande, temeraria scommessa. Quella di un marchio di articoli sportivi che non era ancora esploso, e non era legato al mondo del basket, di provare a raggiungere un campione che non era ancora esploso, ma che lo avrebbe fatto molto presto per diventare la stella assoluta di quello sport. Stiamo parlando della Nike e di Michael Jordan. Ben Affleck ci racconta questa storia con un film brillante, scoppiettante, uno di quegli spettacoli nati da uno script e da tempi attoriali perfetti, una storia motivazionale e di epica sportiva vista da un altro lato: quello di chi su un campione ha scommesso e ha creduto prima degli altri.

La trama: Jordan non indossa una scarpa, ma è la scarpa

AIR - La storia del grande salto, una scena

Sonny Vaccaro (Matt Damon) è un anonimo travet, un uomo grigio e all’apparenza ben poco sportivo che lavora alla nascente divisione dedicata al basket della Nike. Mentre i suoi colleghi cercano un testimonial del mondo del basket a cui legare le scarpe Nike, lui decide di puntare su Michael Jordan. Anche se c’è ancora chi non ci crede. Anche se dicono che costi troppo. Anche se le star del basket usano le Adidas e le Converse, e di Nike, che sono scarpe da jogging, sembrano non voler sentir parlare. Ma, guardando lo spot di una racchetta da tennis, Sonny ha un’idea: costruire la scarpa su misura per lui. Una scarpa studiata attorno all’atleta, ma rivolta al mercato di massa. In questo modo Jordan non indossa una scarpa, ma è la scarpa. E la scarpa è lui.

Sonny Vaccaro: l’uomo che vide il futuro del basket

AIR - La storia del grande salto, una scena

Come Jon Landau aveva visto il futuro del rock’n’roll, ed era Bruce Spingsteen, Sonny Vaccaro negli anni Ottanta vede il futuro del basket, e quel futuro ha il nome di Michael Jordan. È così sicuro di averlo visto che punta tutto – il suo lavoro, la sua carriera, la sua vita – sull’accordo con Jordan. Si scontra con i manager, ne prende in giro alcuni, ne tormenta altri. E, quando si trova di fronte a Michael Jordan – che non vediamo mai interpretato da nessun attore, ma solo di spalle in una riunione, oltre che in immagini di repertorio – quel futuro glielo racconta, in un bellissimo monologo che parla di ascesa e di cadute, di solitudine e di compagnie, un momento di antologia.

Un film di scrittura e di attori

AIR - La storia del grande salto, una scena

Da questo si capisce che Air – La storia del grande salto è un film di scrittura e di attori. La storia è forte di per sé. Ma non basta per farci un film. Una storia così va resa ancora più grande, con battute degne di essere ricordate (Vaccaro che, per denigrare l’Adidas, dice che stata fondata da un tedesco, Adolf Dassler, e si tratta di gioventù hitleriana…) e una scrittura – e di conseguenza la recitazione – che è costantemente esagerata, eccitata, sopra le righe, ma non troppo da risultare comica o farsesca, ma solo per rendere una storia realistica estremamente brillante e godibile.

Una sorta di “realtà aumentata”, per abusare di un termine che vuol dire altro, in cui ogni battuta, ogni guizzo non è divertimento fine a se stesso, ma un modo per farci arrivare la storia in modo più forte. Film a suo modo originale, è come se fosse L’arte di vincere (Moneyball) girato dallo Scorsese di The Wolf Of Wall Street, su una sceneggiatura di Aaron Sorkin.

Matt Damon e Ben Affleck, gemelli diversi

AIR - La storia del grande salto, una scena

E questa realtà aumentata valorizza, e allo stesso tempo è valorizzata, dai grandi attori in scena. Matt Damon, nei panni di Sonny Vaccaro, è quasi irriconoscibile: sovrappeso, apparentemente spento, vestito con toni che attraversano tutte le sfumature di grigio possibili, ha in realtà nascosta dentro abiti anonimi una scintilla, una grande forza interiore. E, come abbiamo visto, una grande ironia. Ben Affleck, alla regia, fa splendere il suo amico, e si ritaglia un ruolo notevole, quello del fondatore e CEO della Nike, Phil Knight: barba e capelli ricci che ricadono sul volto, è vestito da CEO, in abiti e cravatta blu in fondo non molto eleganti, o da sportivo, con colorate e un po’ ridicole tute sportive.

È l’opposto di Sonny, eppure finisce per subire la sua energia. Le sue espressioni attonite e passive di fronte alle decisioni di Sonny sono da antologia. Ma ci è piaciuto anche il personaggio di Peter Moore (Matthew Maher), direttore creativo della Nike, che ha progettato quelle scarpe a cui ha pensato di dare il nome “Air Jordan”.

Un’esperienza immersiva negli anni Ottanta

Air la storia del grande salto una scena

Film sportivo, Air – La storia del grande salto diventa anche period drama, un tuffo negli anni Ottanta che funziona sempre. Si parla ovviamente di Magic Johnson e Larry Bird, ma anche di Mr. T e di Eye Of The Tiger, cioè di Rocky III. Si ascoltano Time After Time di Cindy Lauper e Sirius degli Alan Parsons Project. E anche di Born In The USA di Bruce Springsteen, per dirci che è la storia di uno che non trova lavoro. E che, sì, se la scommessa su Michael Jordan dovesse andare male i nostri eroi perderebbero il lavoro (in un altro grande monologo del sempre bravo Jason Bateman, che è Rob Strasser, Vicepresidente del Marketing della Nike. O
ggi che si parla tanto di Metaverso (un altro termine che qui usiamo a sproposito, sia chiaro) come di un mondo virtuale immersivo, provate a guardare Air – La storia del grande salto su un grande schermo al cinema: non c’è esperienza più immersiva di questa. Vi troverete negli anni Ottanta, a veder nascere un mondo, quello del basket NBA e delle sue star, quello delle sneakers che diventano oggetto di moda e di culto. A dirigere c’è Ben Affleck, con quel misto tra realtà e finzione, tra seriosità e ironia che ha sa maneggiare bene dai tempi di Argo.

La recensione in breve

7.5 Immersivo

Nella recensione di AIR - La storia del grande salto vi abbiamo parlato della Nike e di Michael Jordan. Ben Affleck ci racconta questa storia con un film brillante, scoppiettante, uno di quegli spettacoli nati da uno script e da tempi attoriali perfetti, una storia motivazionale e di epica sportiva vista da un altro lato: quello di chi su un campione ha scommesso e ha creduto prima degli altri.

  • Voto CinemaSerieTv 7.5
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