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Home » Film » 13 film talmente disturbanti che (forse) non riuscirete a finire

13 film talmente disturbanti che (forse) non riuscirete a finire

Scopriamo insieme i film più disturbanti di sempre, da Tusk a Visitor Q ecco i film che forse non riuscirete nemmeno a finire di vedere.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini18 Marzo 2025Aggiornato:18 Marzo 2025
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Una scena di Martyrs, di Pascal Laugier
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I film disturbanti non sono solo una semplice fonte di adrenalina e paura, ma hanno la capacità di scavare nella profondità di temi sociali e psicologici rilevanti per il nostro tempo. Rivelano l’essenza della natura umana, permettendoci di capire come reagiamo alle situazioni di stress e come i nostri lati più oscuri possono influenzare le nostre vite. Siete pronti a intraprendere un viaggio emozionante attraverso gli angoli più ansiogeni del grande schermo? Preparatevi a tenervi forte e a immergervi in un mondo affascinante di ombre e orrori. I film che abbiamo selezionato vi lasceranno un segno indelebile e vi perseguiteranno per molto tempo dopo aver lasciato il cinema o spento la televisione: sono film in cui l’orrore smette di essere solo orrore e diventa un’atrocità indicibile, film disturbanti che (forse) non riuscirete nemmeno a finire di vedere.

1. Tusk (2014)

Cominciamo questa nostra classifica con Tusk, dark comedy diretta da Kevin Smith in cui Justin Long interpreta un podcaster che si reca in Canada per intervistare un uomo misterioso e solitario, scoprendo che ha una strana ossessione per un tricheco che gli ha salvato la vita e un piano macabro, terrificante e disgustoso per riportarlo in vita… e che è molto peggio di quanto sembri. All’inizio degli anni 2010, Kevin Smith si è distaccato dalle sue solite commedie sguaiate per cimentarsi nel genere horror. Red State è una satira deliziosamente cupa delle sette religiose, ma il suo vero capolavoro horror è Tusk, ispirato alla storia vera (poi rivelatasi una burla) di un uomo che offrì vitto e alloggio gratuiti al suo compagno di stanza, col patto che questi si vestisse da tricheco. Ecco, Smith porta questa assurda premessa alle conseguenze più estreme e terrificanti, motivo per cui questo film è stato detestato da chi lo ha definito “insopportabile“.

2. A Serbian Film (2010)

Vile, crudele e disumano, A Serbian Film ha lasciato traumatizzati anche i più esperti di generi violenti. Il viscerale film d’exploitation moderno del regista Srđan Spasojević ha fatto parlare di sé nei festival di genere di tutto il mondo, guadagnandosi la reputazione di film violento e quasi insopportabile nel suo sadismo. Vero e proprio pezzo inquietante della storia dell’horror, A Serbian Film è stato censurato o vietato in diversi paesi, tra cui Brasile, Australia, Corea del Sud e Spagna. Sebbene siano stati molti i film horror che hanno superato i limiti della violenza sullo schermo, questo film supera davvero ogni limite senza farsi scrupoli, non trattenendo nulla in quelli che sono 104 minuti di shock e stupore che lasceranno perplessi anche i più convinti fan dell’horror. In questo film, un attore porno con problemi finanziari accetta di recitare in un film d’arte, solo per rendersi conto – ovviamente quando è troppo tardi – che il progetto in questione altro non è che uno snuff movie. Il film ha suscitato una tale polemica che il regista stesso è stato accusato di pedopornografia, anche se le accuse sono state poi ritirate.

3. La ragazza della porta accanto (2007)

No, non stiamo parlando della commedia romantica del 2004, ma del film di Gregory Wilson del 2007 che vi trasformerà in zombie emotivi per settimane. Il film racconta le torture e gli abusi subiti da un’adolescente affidata alla zia e dei bambini che hanno assistito al crimine e non lo hanno denunciato. Tratto dall’omonimo romanzo di Jack Ketchum, questa visione è resa praticamente impossibile se consideriamo che la trama è basata su una storia vera: la morte della ragazzina Sylvia Likens per mano della zia Gertrude Baniszewski. La ragazza della porta accanto è famoso per l’eccezionale livello di crudeltà che ritrae e per quanto sia difficile da guardare: a storia è incentrata su Meg Loughlin, un’adolescente che viene mandata, insieme alla sorella minore, a vivere con la zia Ruth dopo che i suoi genitori sono rimasti uccisi in un incidente d’auto. Sfortunatamente, Ruth è una psicopatica sadica che inizia ad abusare e a torturare Meg, oltre ad aggredire sessualmente Susan, la sorella di Meg. La parte più orribile di tutto questo è che La ragazza della porta accanto, come dicevamo, a differenza di altri horror ad alta tensione degli anni ’00 come Hostel o The Strangers, è stato ispirato da un efferato crimine reale.

4. Requiem for a Dream (2000)

Requiem for a Dream è un ritratto crudo e senza fronzoli del mondo della tossicodipendenza, di ciò che le persone sono disposte a fare per ottenere il loro “veleno di scelta” e dell’impatto che questo ha sul loro stato mentale. Con questo film, Darren Aronofsky ha dato vita ad alcune delle scene più traumatiche della storia del cinema, in cui il demone della dipendenza divora i quattro protagonisti di storyline una più devastante dell’altra. Questo ritratto crudo e crudele dei diversi modi in cui l’abuso di droghe può distruggere la vita delle persone è inquietante non per l’estrema violenza o il gore, ma perché potrebbe essere uno dei film più deprimenti mai realizzati.

Cannibal Holocaust (1980)

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, ci fu un’ondata di film italiani sui cannibali, e Cannibal Holocaust riuscì probabilmente a imporsi come il più inquietante del gruppo. Diretto da Ruggero Deodato, questo film è girato in stile found footage dopo che una squadra di soccorso recupera il filmato di un gruppo di registi scomparsi nella foresta amazzonica. All’epoca della sua uscita, è stato vietato in circa cinquanta Paesi per la sua natura inquietante: non solo contiene scene di gore esageratamente realistiche, ma anche una scena di violenza sessuale e l’uccisione di sette animali. Noto per le sue rappresentazioni realistiche di violenze, torture, cannibalismo e morti di animali sullo schermo, Deodato fu accusato di omicidio perché era difficile distinguere la realtà dalla finzione e alcuni credevano che le morti nel film fossero reali. Sebbene sia stato scagionato da ogni accusa, Cannibal Holocaust vive ancora oggi nell’infamia come uno dei film horror più inquietanti mai realizzati.

5. Va’ e vedi (1985)

In senso stretto, Va’ e vedi non è un film horror, ma è uno di quelli che ti lasciano inorridito per settimane. Raccona la storia di Flyora, un giovane che si unisce al movimento di resistenza sovietico nella Seconda Guerra Mondiale e sperimenta la crudeltà di quella fetta di Storia senza filtri e senza pietà: il messaggio è senza speranza dall’inizio alla fine ed è così straziante che il pensiero che questa sia stata la realtà distrugge l’anima di chiunque. Va’ e vedi è un viaggio al contempo affascinante e terrificante nell’inferno della guerra. Elem Klimov riesce a combinare la solidità narrativa e la forza visiva del cinema rivoluzionario sovietico degli anni Venti con il lirismo trascendente di Tarkovskij, costruendo un’opera portentosa che lascia lo spettatore, come il suo giovane protagonista (il superbo Kravchenko), in uno stato di shock. Da vedere assolutamente.

6. Martyrs (2008)

Martyrs del regista francese Pascal Laugier è essenzialmente due film in uno, e nessuno dei due è consigliato agli schizzinosi. Prima che il film shock, classificato come hard-R, prenda una brusca svolta a sinistra a metà del suo percorso, Martyrs si colloca in modo raccapricciante nel territorio degli home invasion, con elementi soprannaturali alla Clive Barker. In seguito, la sceneggiatura di Laugier vira verso il terrore esistenziale a fuoco lento e, una volta terminato, Martyrs pone domande pesanti sull’aldilà e arriva quasi a fornirci delle risposte. Forse l’horror più inquietante ed esistenziale della lista, Martyrs racconta la storia di due donne che hanno subito abusi da bambine e che vanno a caccia di vendetta contro coloro che hanno fatto loro del male. Almeno, questo è ciò che ci viene fatto credere all’inizio del film, ma a metà strada il film prende una piega completamente diversa e, quando sarà tutto finito, vi renderete conto di aver appena visto uno dei film più inquietanti mai realizzati… se riuscirete ad arrivare a tanto.

7. Salò, o le 120 giornate di Sodoma (1975)

Salò, o le 120 giornate di Sodoma è famoso per i suoi contenuti estremi. Completato solo poche settimane prima che il regista italiano Pier Paolo Pasolini venisse assassinato, è liberamente tratto dall’omonimo romanzo del Marchese de Sade, ma è ambientato negli ultimi giorni del fascismo italiano, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. Vincent Canby, sul New York Times, ha scritto: “Salo è un esempio perfetto del tipo di materiale che, in teoria, può essere accettabile sulla carta, ma che diventa così ripugnante quando viene visualizzato sullo schermo da disumanizzare ulteriormente lo spirito umano, che dovrebbe essere la preoccupazione dell’artista“. L’adattamento aggiornato di Pier Palo Pasolini, influenzato dalle atrocità del fascismo, illustra una serie di degradazioni sistematiche, in cui un gruppo di uomini potenti cattura diverse vittime e le sottopone a umiliazioni sessuali rituali e alla morte finale. Il film è stato vietato praticamente ovunque al momento della sua realizzazione ed è stato distribuito nel Regno Unito solo nel 2000.

8. Irreversible (2002)

Irréversible di Gaspar Noé mostra le conseguenze di una delle scene di stupro più scioccanti del cinema di tutti i tempi. Con una durata di quasi 11 minuti, la sequenza insopportabilmente crudele è il fulcro del film, trasformata in una performance artistica estremamente impegnativa dalla superba interpretazione di Monica Bellucci, che ha dichiarato di non riuscire a guardarlo. Noé ci mostra i “soliti” elementi di una storia di “rape and revenge”, ma in ordine inverso: una scelta che potrebbe farci riflettere sull’insensatezza della violenza e della vendetta, oppure farci percepire il film come inutile e sgradevole, a seconda di come lo si guarda. Il fatto che lo stupro non metta totalmente in ombra tutto il resto di Irréversible è una prova della sua potenza complessiva: i ricorda che le azioni malvagie, una volta compiute, non possono essere cancellate, indipendentemente dal motivo.

9. Kreuzweg – Le stazioni della fede (2014)

Questo film tedesco non è un horror in senso stretto, ma è estremamente disturbante nel modo in cui considera, con estremo rigore e severità, quale sarebbe il destino di Gesù Cristo nella nostra società, con conclusioni agghiaccianti. Vero cinema di provocazione, Kreuzweg – le stazioni della fede mette in discussione ogni certezza dello spettatore raccontandoci la macabra via Via Crucis di una ragazza che desidera fare un’offerta a Dio, un sacrificio affinché Dio aiuti suo fratello, un ragazzo autistico muto. Provenendo da un settore reazionario della comunità della Chiesa cattolica, la ragazza apprende che Dio favorisce coloro che gli fanno sacrifici. Per questo motivo, decide di sacrificare la sua vita per il fratello, non mangiando. Sebbene il fratello ottenga il potere della parola, il sacrificio è così sproporzionato che fa dubitare ancora di più della fede: Kreuzweg – le stazioni della fede è un inquietante esempio di fanatismo religioso, che tuttavia fa leva sulla fede di una ragazzina nella verità e nell’innocenza, sfidando la comprensione del sacrificio da parte dello spettatore.

10. Nothing Bad Can Happen (Tore tanzt, 2013)

Diretto da Katrin Gebbe, questo film tedesco è ispirato a eventi reali e segue la storia di Tore, un giovane membro del movimento punk cristiano “The Jesus Freaks” ad Amburgo. Dopo aver aiutato una famiglia a riparare l’auto in panne, Tore viene accolto nella loro casa. Quella che all’inizio sembra un’opportunità di amicizia e redenzione si trasforma rapidamente in un incubo di abusi fisici e psicologici inflitti dal capofamiglia, Benno. La fede incrollabile di Tore lo porta a sopportare sofferenze indicibili, rendendo il film una rappresentazione estrema del martirio e della crudeltà umana. La regia di Gebbe crea un’atmosfera opprimente che mette a dura prova la resistenza dello spettatore, affrontando temi come la fede cieca e la malvagità gratuita.

11. In My skin (Dans ma peau, 2002)

Opera angosciante che esplora la relazione autodistruttiva di una donna con il proprio corpo, In My Skin è diretto da Marina de Van e racconta la discesa nella follia di Esther, una donna che, dopo essersi accidentalmente ferita durante una festa, sviluppa una morbosa attrazione per il dolore fisico. La sua ossessione la porta a infliggersi ferite sempre più profonde, fino a sperimentare il cannibalismo su sé stessa. Considerato da alcuni una possibile fonte d’ispirazione per Il cigno nero, il film è un viaggio perverso nella dissociazione e nell’autodistruzione, dove i momenti di tensione psicologica risultano più insopportabili delle scene esplicite. Più che scioccare con immagini estreme, Marina de Van costruisce un’atmosfera di malessere crescente che aggredisce lo spettatore senza bisogno di eccessi grafici.

12. Visitor Q (2001)

Diretto da Takashi Miike, Visitor Q è un film giapponese che offre una rappresentazione estrema e grottesca della disfunzione familiare. La trama segue la famiglia Yamazaki: il padre Kiyoshi, un giornalista televisivo in declino che decide di girare un documentario sulla violenza e la sessualità tra i giovani; la madre Keiko, tossicodipendente e vittima delle violenze del figlio Takuya, a sua volta bullizzato a scuola; e la figlia Miki, che si prostituisce e arriva persino ad avere rapporti con il padre. L’arrivo di un misterioso visitatore sconvolge ulteriormente gli equilibri già precari della famiglia, portando a situazioni sempre più estreme che coinvolgono incesto, necrofilia e violenza gratuita. Il film, girato in digitale con un budget ridotto, richiama per certi versi Teorema di Pier Paolo Pasolini, ma si distingue per il suo approccio crudo e senza filtri alla rappresentazione della perversione umana. La visione di Visitor Q è un’esperienza destabilizzante che mette alla prova la resistenza dello spettatore, affrontando temi tabù con una brutalità e un’ironia che solo Miike può orchestrare.

13. Secuestrados (2010)

Diretto da Miguel Ángel Vivas, Secuestrados è un thriller spagnolo che racconta la notte infernale di una famiglia benestante appena trasferitasi nella nuova casa. Tre criminali dell’Europa dell’Est irrompono nell’abitazione, prendendo in ostaggio i membri della famiglia e sottoponendoli a una serie di violenze fisiche e psicologiche. Il film si distingue per la sua tecnica cinematografica: è composto da soli 12 piani sequenza, alcuni dei quali utilizzano lo split-screen per mostrare azioni parallele, aumentando la tensione e l’immersione dello spettatore. Le interpretazioni intense di Fernando Cayo, Ana Wagener e Manuela Vellés contribuiscono a rendere l’esperienza ancora più angosciante. Paragonato a Funny Games per la sua rappresentazione brutale dell’invasione domestica, Secuestrados è un film che mette a dura prova la resistenza emotiva dello spettatore, offrendo una visione cruda e realistica della vulnerabilità umana di fronte alla violenza gratuita.

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