Il convegno è l’ultimo prodotto di genere slasher aggiunto al già ben nutrito catalogo Netflix. Di produzione svedese e diretto da Patrik Eklund, il film segue un gruppo di mal assortiti dipendenti comunali in un ritiro fuori città per un weekend di team building prima della costruzione del centro commerciale di Kolarängen. Nonostante si tratti di un fine settimana pensato per stare insieme e conoscersi meglio, ben presto iniziano ad emergere delle divergenze all’interno della comitiva, causate da gelosie e sospetti. Infatti Lina, una delle dipendenti appena tornata da un periodo di malattia, scopre che uno dei suoi colleghi, Jonas, ha firmato delle carte per l’espropriazione indebita delle terre agli agricoltori locali per la costruzione del centro commerciale. Non solo: viene anche a sapere che uno di questi contadini, a causa della confisca della sua fattoria, si è tolto la vita.
Troppo impegnati a calunniarsi alle spalle mentre fingono di fare squadra con esercizi di team building nella natura, inizialmente i membri del gruppo non si accorgeranno che uno spietato serial killer sta iniziando a fare una strage da i dipendenti della struttura recettiva in cui soggiornano. E quando anche i primi di loro inizieranno a cadere, alla comitiva di colleghi non resterà altro che cooperare per riuscire a sopravvivere. Ma chi è l’assassino e qual è la motivazione dietro la sua sete di vendetta? Scopriamolo nella nostra spiegazione del finale de Il convegno, di cui potete anche trovare la nostra recensione.
Come finisce il convegno?

Arrivati agli ultimi venti minuti del film, il serial killer mascherato – tramite un’arsenale di armi e diaboliche trappole – è riuscito ad assassinare molti dei dipendenti comunali, tranne i già citati Lina e Jonas, Nadja, Torbjörn ed Eva. Proprio questi ultimi due, dopo aver avuto uno scontro diretto con il pazzo omicida ed essere riusciti a metterlo in difficoltà, si preparano per affrontarlo in uno scontro finale, armandosi di una pala dorata. Il killer, però, li sorprende alle spalle ma, proprio quando sta per avere la meglio su di loro, giunge in soccorso Nadja che, imbracciata la pala d’oro, taglia la testa all’assassino misterioso, mettendo così fine all’incubo.
Nel frattempo Lina, che era scappata nel bosco per sfuggire alla carneficina, trova tutti i telefoni che erano stati sottratti, e chiama la polizia. Neanche il tempo di rallegrarsene, però, che Jonas la aggredisce alla spalle, probabilmente per metterla a tacere su quanto la donna aveva scoperto. Ma nello scontro Lina riesce ad avere la meglio, così Jonas diventa l’unica vittima a essere caduta non per mano del killer mascherato.
Nel finale de Il convegno, vediamo i sopravvissuti portati via in barella dall’ambulanza, mentre un agente di polizia chiede a Lina cosa sia successo; lei, ripensando a ciò che aveva detto la donna a capo del team – uccisa dal killer – all’inizio del weekend, risponde: “Un esercizio per lo sviluppo delle competenze“. L’inquadratura si sposta poi su una pagina di giornale insanguinata che recita: “Non ci arrenderemo senza combattere.”
Chi è il serial killer?

Apparentemente, Il convegno finisce senza che ci sia rivelata l’identità dell’assassino: quando infatti Nadja gli taglia la testa con la pala, questa rimane all’interno della maschera e non ci viene mostrata. In realtà, però, abbiamo tutti gli indizi per poter formulare un’ipotesi. Innanzitutto, sentiamo di poter escludere con fermezza che il serial killer potesse essere un membro della comitiva di colleghi; questo perché durante i primi omicidi – quelli dello staff dell’albergo – tutti i dipendenti erano impegnati negli esercizi di team building. Inoltre, nessuno manca all’appello: ognuno di loro o è sopravvissuto o è morto.
L’ipotesi più valida rimane quindi quella che si trattasse di qualcuno venuto dall’esterno, motivato dall’odio nei confronti dei dipendenti comunali; risulta logico pensare a uno degli agricoltori locali ai quali era stata sottratta la terra o, ancora più probabilmente, allo stesso figlio del contadino che si era tolto la vita.
Qual è il motivo della carneficina?

Non dimentichiamoci, infatti, ciò che c’era scritto sulla pagina di giornale insanguinata: “Non ci arrenderemo senza lottare“. Pur non venendo specificato, è chiaro che si tratti di una dichiarazione degli agricoltori, in collera per la confisca impropria delle loro terre per la costruzione del nuovo centro commerciale. Sterminando tutti i dipendenti comunali incaricati del progetto, probabilmente pensavano che avrebbero scoraggiato l’avvio dei lavori; o quantomeno placato la loro sete di vendetta. In questo senso, appare naturale pensare che sotto la maschera si nascondesse proprio il figlio del contadino che si era suicidato, determinato a vendicare l’amato padre.
