Il film La ragazza con l’orecchino di perla non è ispirato a una storia vera ma è tratto dal romanzo best – seller di Tracy Chevalier, la scrittrice inglese, infatti, costruisce una vicenda di fantasia per spiegare l’origine dell’omonimo quadro dipinto dal noto pittore fiammingo Johannes Vermeer; l’opera, sin dalla sua prima apparizione ha destato la curiosità di chiunque la osservasse, in merito all’identità del soggetto rappresentato. Ad oggi, però, non vi sono certezze su a chi possa appartenere il volto ritratto nel quadro; varie speculazioni si sono rincorse nel tempo; può trattarsi della figlia di Vermeer? Oppure della sua amante? Nessuno può dirlo, ma l’alone di mistero attorno all’opera le ha garantito l’informale soprannome di “Gioconda del Nord”. Il film di Peter Hughes vede protagonisti Scarlett Johansson e Colin Firth.
Tracy Chevalier, nel concepire il romanzo, si è servita di questa mistica, creando il personaggio di Griet (Scarlett Johansson), la timida serva di casa Vermeer che il pittore sceglierà come soggetto per il suo dipinto: “Il fascino del quadro risiede proprio nella sua irresolutezza; tu lo guardi e non riesci a capire cosa la ragazza stia pensando, o quali siano i suoi sentimenti; e allora è impossibile non continuare a tornare sopra il dipinto, a continuare a guardarlo, per cercare di svelare il mistero; dopo aver visto per la prima volta il dipinto, notai chiaramente nello sguardo della ragazza qualcosa che stava a significare intimità; e da successive ricerche, ho scoperto che nessuno conosce l’identità delle modelle dei quadri di Vermeer, e così ho pensato che avrei potuto inventarmi io stessa una storia“.

Per capire qualcosa di più sulla vera natura di questo enigmatico dipinto, facciamoci aiutare da Emilie Gordenker, direttrice del Mauritshuis Museum dell’Aia, in Olanda, dove l’opera è attualmente esposta. Gordenker ci ricorda infatti come, per i contemporanei, questo dipinto non fosse un ritratto, ma una “tronie“, ovverosia un tipo di opera dal carattere standardizzato, tipica della pittura fiamminga del 17esimo secolo, in cui si ritraevano volti anonimi, perlopiù legati a figure di estrazione umile: “Si tratta dello studio di una testa, o di una faccia, avvolta in indumenti esotici; a volte potevano essere usati dei modelli reali, ma ad ogni buon conto, il risultato finale non richiamava una persona realmente esistente, bensì piuttosto una figura generica, senza tempo, e misteriosa; nel caso di questo dipinto, ad attrarre, naturalmente, è la bellezza del soggetto, ma anche il fatto che, contrariamente alle abitudini del tempo, la ragazza ha la bocca aperta; personalmente, pagherei per sapere cosa sta dicendo, e chiunque osservi il quadro, venga dall’Italia, dal Giappone o dalla Francia, ha la stessa identica reazione; cerca di riempire i buchi della storia“.
