Robert Redford, scomparso il 16 settembre 2025, è stato uno dei volti più iconici del cinema americano. Attore simbolo della New Hollywood, regista premiato con l’Oscar e fondatore del Sundance Film Festival, ha incarnato per oltre mezzo secolo l’idea stessa di eleganza e impegno artistico. Dalla commedia romantica ai thriller politici, dai western ai drammi più potenti, Redford ha saputo attraversare generi e decenni con un carisma unico e una sobrietà interpretativa che lo hanno reso inconfondibile. Ecco dodici interpretazioni che raccontano al meglio la sua carriera.
1. Paul Bratter – A piedi nudi nel parco (1967)

Accanto a Jane Fonda, Redford interpreta Paul Bratter, un giovane avvocato rigido e tradizionalista che si sposa con la frizzante Corie. La commedia di Neil Simon mette in luce la sua vena ironica, meno nota ma sorprendentemente efficace, e mostra come l’attore fosse già in grado di giocare con i registri comici senza perdere credibilità. L’alchimia con la sua co-protagonista, già sperimentata a teatro, restituisce una leggerezza che segna una svolta nella sua carriera. È anche un film che testimonia come Redford sapesse già allora alternare ruoli drammatici a personaggi più brillanti, dimostrando una versatilità che sarebbe diventata uno dei suoi tratti distintivi.
2. Sundance Kid – Butch Cassidy (1969)

Nel leggendario western di George Roy Hill, Redford è il carismatico e impulsivo Sundance Kid, partner del più maturo Butch Cassidy interpretato da Paul Newman. La loro intesa ha ridefinito il genere buddy movie, trasformando i due banditi in icone immortali della cultura popolare. Redford offre una prova magnetica: ironico, seducente e al tempo stesso pericoloso, capace di portare un’energia nuova al genere. Il film non solo consolidò la sua immagine di sex symbol, ma lo impose come attore di primo piano a livello internazionale. Da quel momento il suo nome rimase indissolubilmente legato a quello di Newman, dando vita a una delle coppie più amate nella storia del cinema.
3. Bill McKay – Il candidato (1972)

Nei panni di Bill McKay, un giovane avvocato che si lascia trascinare nel vortice della politica, Redford disegna un ritratto amarissimo dell’America post-Vietnam. McKay inizia come un idealista, ma la campagna elettorale lo logora fino a svuotarlo, mostrando quanto la politica possa corrompere anche gli animi più sinceri. L’ultima battuta, “E adesso che facciamo?”, resta una delle più celebri della sua carriera e simboleggia il senso di smarrimento che accompagna le vittorie prive di sostanza. Redford non solo incarna un personaggio, ma offre una riflessione universale sul rapporto tra potere e compromesso. È una prova che dimostra la sua capacità di affrontare temi sociali e politici con sensibilità e profondità.
4. Hubbell Gardiner – Come eravamo (1973)

Diretto da Sydney Pollack, Redford interpreta Hubbell, scrittore disincantato e affascinante, in un dramma romantico al fianco di Barbra Streisand. Il contrasto tra la passione politica di lei e l’apatia privilegiata di lui crea un legame tanto travolgente quanto destinato a fallire. Redford incarna la leggerezza disarmante di un uomo che non sa scegliere, restituendo una delle coppie più indimenticabili del cinema americano. Hubbell è l’uomo che tutti amano ma che non riesce a restare, e Redford trasmette con delicatezza questo senso di inevitabile perdita. La sua interpretazione rende il film un classico del melodramma hollywoodiano, capace di commuovere ancora oggi.
5. Johnny Hooker – La stangata (1973)

Di nuovo accanto a Newman e Hill, Redford è il giovane truffatore Johnny Hooker, che orchestra un’elaborata vendetta ai danni di un boss criminale. L’energia, l’astuzia e la complicità con Newman rendono la pellicola irresistibile, tanto che il film vinse l’Oscar come miglior film. La performance gli valse l’unica candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista, a testimonianza della sua perfetta sintonia con il tono ironico e leggero della storia. Hooker è un personaggio scanzonato ma intelligente, e Redford riesce a bilanciare ingenuità e malizia. La sua interpretazione conferma la capacità di trasformare ruoli potenzialmente secondari in figure memorabili e complesse.
6. Joe Turner – I tre giorni del Condor (1975)

Thriller politico diretto ancora da Pollack, vede Redford nei panni di un analista della CIA che si ritrova suo malgrado braccato da una cospirazione interna. Turner non è un eroe classico, ma un uomo comune che lotta per sopravvivere e capire la verità. Redford trasmette vulnerabilità e coraggio con misurata intensità, incarnando le inquietudini di un’epoca segnata dalla sfiducia verso le istituzioni. La tensione cresce di scena in scena, e l’attore porta sullo schermo un personaggio realistico e credibile. La sua performance si intreccia con la sua sensibilità politica personale, rendendo il film ancora oggi un manifesto del cinema impegnato degli anni ’70.
7. Jay Gatsby – Il grande Gatsby (1974)

Nel discusso adattamento del romanzo di Fitzgerald, Redford presta il volto al misterioso milionario Jay Gatsby. Affascinante e fragile, incarna perfettamente l’uomo che costruisce la propria identità su un sogno irraggiungibile. Pur in un film irregolare, la sua interpretazione emerge per la delicatezza con cui lascia intravedere le crepe dietro la superficie dorata. Redford riesce a rendere Gatsby un personaggio umano, segnato da un desiderio disperato di appartenenza e amore. La sua bellezza magnetica diventa strumento narrativo, trasformando il personaggio in un simbolo tragico del sogno americano.
8. Bob Woodward – Tutti gli uomini del presidente (1976)

Nel film di Alan J. Pakula che ricostruisce lo scandalo Watergate, Redford è il giovane reporter del Washington Post che, insieme a Carl Bernstein (Dustin Hoffman), svela la corruzione del potere politico. Sobrio, concentrato e credibile, restituisce la tenacia di un giornalista votato alla ricerca della verità. È anche il progetto che più di altri porta la sua impronta produttiva: Redford stesso volle acquistare i diritti del libro e portarlo al cinema. La sua recitazione, misurata e priva di eccessi, si sposa perfettamente con la natura procedurale del racconto. Insieme a Hoffman crea una coppia che rimane un punto di riferimento per tutti i film sul giornalismo.
9. Roy Hobbs – Il migliore (1984)

Nei panni del leggendario battitore Roy Hobbs, Redford offre una delle sue prove più iconiche. Coniugando atletismo e malinconia, trasforma una storia sportiva in una parabola mitica sul talento e la caduta. La celebre sequenza finale, con il fuoricampo che squarcia le luci dello stadio, è diventata un’immagine simbolo del cinema americano degli anni ’80. Redford interpreta Hobbs con un equilibrio perfetto tra eroismo e vulnerabilità, rendendolo più che un semplice campione. Il personaggio incarna la nostalgia per un baseball mitico, ma anche il senso di ciò che si perde con il passare del tempo.
10. Denys Finch Hatton – La mia Africa (1985)

Accanto a Meryl Streep nel capolavoro di Sydney Pollack, Redford interpreta l’avventuriero britannico Denys Finch Hatton. È un uomo libero, insofferente a regole e legami, capace però di sedurre con naturalezza e di incarnare il fascino dell’Africa coloniale. La sua performance, intensa e sfumata, arricchisce un dramma epico che vinse l’Oscar come miglior film. Redford porta sullo schermo un personaggio enigmatico e affascinante, che vive seguendo un codice personale lontano dalle convenzioni. La sua relazione con la protagonista Karen Blixen diventa metafora di un amore impossibile, ma profondamente autentico.
11. L’uomo – All is Lost – Tutto è perduto (2013)

In questo survival estremo, Redford regge l’intero film da solo. Naufrago su una barca in mezzo all’oceano, affronta la morte con una recitazione quasi muta, fatta di gesti, sguardi e resistenza fisica. La sua interpretazione è una prova di bravura assoluta: a settantasette anni dimostra che la sua presenza scenica non ha perso nulla della sua forza magnetica. Il film diventa un’esperienza immersiva, in cui lo spettatore si aggrappa a ogni suo respiro e movimento. È la dimostrazione che Redford, anche in tarda età, sapeva ancora sorprendere e catturare il pubblico con intensità rara.
12. Forrest Tucker – Old Man & the Gun (2018)

Annunciato come il suo film d’addio, qui Redford veste i panni di un rapinatore gentiluomo che non riesce a smettere di infrangere la legge. Il tono malinconico e leggero della regia di David Lowery valorizza un attore che si congeda con grazia, interpretando un personaggio in bilico tra leggenda e normalità. È un addio senza enfasi, coerente con una carriera sempre segnata da misura ed eleganza. La performance di Redford è giocosa e malinconica insieme, capace di trasmettere tutta la sua eredità cinematografica in un ultimo sorriso. È un commiato che riassume la sua capacità di incantare il pubblico senza mai alzare la voce.
