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Home » Film » Madri e figlie sul grande schermo: le coppie che hanno raccontato meglio di tutti la complessità di questo legame

Madri e figlie sul grande schermo: le coppie che hanno raccontato meglio di tutti la complessità di questo legame

Scopriamo i duo madre figlia più memorabili del cinema e come questi rapporti hanno segnato alcune delle storie più amate sul grande schermo.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini20 Novembre 2025
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Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan in Quel pazzo venerdì.
Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan in Quel pazzo venerdì. Fonte: Buena Vista International
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Il rapporto tra madri e figlie è uno dei temi più presenti nel cinema, perché permette di raccontare dinamiche familiari riconoscibili da chiunque. Film molto diversi tra loro hanno messo al centro questo legame, mostrando convivere caratteri opposti, aspettative non dette, differenze generazionali e modi diversi di affrontare la vita. Alcuni duo restano nella memoria non solo per la qualità della storia, ma per come le attrici riescono a restituire una relazione credibile, fatta di momenti difficili, slanci, incomprensioni e tentativi di capirsi.

In questa selezione abbiamo raccolto 15 coppie madre figlia che, per intensità o per originalità, hanno lasciato un segno nel cinema internazionale. Sono film che raccontano caratteri forti, fragilità, scelte complicate e ricuciture possibili, ognuno a suo modo.

1. Shirley MacLaine e Debra Winger, Voglia di tenerezza (1983)

Shirley MacLaine e Debra Winger in Voglia di tenerezza.
Shirley MacLaine e Debra Winger in Voglia di tenerezza. Fonte: Paramount Pictures

Aurora ed Emma Greenway sono forse la coppia madre figlia più famosa del cinema americano. In Voglia di tenerezza seguiamo trent’anni della loro relazione, fatta di litigi, telefonate infinite, giudizi non richiesti e un affetto che non smette mai davvero di scorrere sotto la superficie. Shirley MacLaine interpreta una madre iper-controllante, elegante e spesso insopportabile, mentre Debra Winger le fa da contraltare con una figlia che cerca disperatamente di costruirsi una vita lontano dall’orbita materna. Il film alterna momenti comici e scene strappalacrime con una naturalezza impressionante e, proprio nel modo in cui mette in scena incomprensioni e riconciliazioni, restituisce tutta la complessità di un legame che non si spezza neppure di fronte alla malattia e al lutto.

2. Sally Field e Julia Roberts, Fiori d’acciaio (1989)

Sally Field e Julia Roberts in Fiori d'acciaio.
Sally Field e Julia Roberts in Fiori d’acciaio. Fonte: TriStar Pictures, Rastar

In Fiori d’acciaio, il rapporto tra M’Lynn e Shelby è il cuore emotivo di un film corale che ruota attorno a un gruppo di donne in una piccola città della Louisiana. Sally Field interpreta una madre ansiosa, spesso iperprotettiva, costretta a confrontarsi con le scelte della figlia, malata di diabete, che sogna una vita “normale” fatta di matrimonio e maternità, mentre Julia Roberts conferisce a Shelby caparbietà e testardaggine, determinata a prendersi ciò che desidera nonostante i rischi. Le loro scene insieme passano con naturalezza dal sarcasmo alle lacrime, e il film riesce a raccontare cosa significa, per una madre, imparare a lasciar andare pur continuando ad esserci, anche nei momenti più dolorosi.

3. Saoirse Ronan e Laurie Metcalf, Lady Bird (2017)

Saoirse Ronan e Laurie Metcalf in Lady Bird.
Saoirse Ronan e Laurie Metcalf in Lady Bird. Fonte: A24

Christine, che si fa chiamare “Lady Bird”, e sua madre Marion sono una di quelle coppie che sembrano incapaci di parlarci senza ferirsi. Lady Bird segue l’ultimo anno di liceo della protagonista, tra sogni di fuga dalla provincia americana, primi amori sbagliati e un rapporto con la madre che oscilla in continuazione tra momenti di tenerezza e scontro. Laurie Metcalf costruisce un personaggio che non è mai solo “la madre severa”: è stanca, preoccupata, schiacciata dai problemi economici, ma continua a spingere la figlia a fare meglio, anche se spesso lo fa nel modo più brusco possibile. Saoirse Ronan, dall’altra parte, restituisce perfettamente quella fase in cui una figlia crede di doversi allontanare da tutto per diventare se stessa, salvo scoprire che da certi legami non si fugge.

4. Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan, Quel pazzo venerdì (2003)

Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan in Quel pazzo venerdì.
Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan in Quel pazzo venerdì. Fonte: Buena Vista International

Dietro la commedia scatenata di Quel pazzo venerdì si nasconde uno dei ritratti più divertenti e azzeccati di rapporto madre figlia. Tess è una psichiatra stressata e prossima alle seconde nozze, Anna è una teenager ribelle, immersa nella sua band e convinta che la madre non capisca nulla di lei. Quando un misterioso scambio di corpi le costringe a vivere letteralmente l’una nella pelle dell’altra, le incomprensioni diventano occasione per guardarsi davvero. Jamie Lee Curtis si diverte a interpretare un’adolescente intrappolata nel corpo di una cinquantenne, mentre Lindsay Lohan rende credibile la trasformazione da figlia risentita a ragazza capace di riconoscere le fatiche della madre. Il film funziona perché trasforma un’idea surreale in un modo molto concreto di raccontare quanto sia difficile, ma anche necessario, mettersi dal punto di vista dell’altro.

5. Meryl Streep e Amanda Seyfried, Mamma Mia! (2008)

Meryl Streep e Amanda Seyfried in Mamma Mia!
Meryl Streep e Amanda Seyfried in Mamma Mia! Fonte: Universal Pictures

In Mamma Mia! il rapporto tra Donna e la figlia Sophie è avvolto da canzoni degli ABBA, paesaggi greci e toni da commedia romantica. Sotto la superficie leggera, però, c’è una dinamica madre figlia interessante: una madre che ha cresciuto la figlia da sola in un’isola sperduta e una ragazza che sta per sposarsi, ma sente il bisogno di conoscere il proprio passato per capire chi è. Meryl Streep dà a Donna una fisicità esplosiva, ironica, ma anche tutta la malinconia di una donna che ha scelto la libertà pagando un prezzo alto. Amanda Seyfried, nei panni di Sophie, incarna il desiderio di costruire il futuro senza recidere i legami con le proprie origini. Il film gioca con i cliché romantici, ma alcune scene tra madre e figlia, soprattutto quelle più intime, restano impresse proprio perché parlano di fiducia, di segreti e di quel momento in cui i ruoli iniziano a invertirsi.

6. Michelle Yeoh e Stephanie Hsu, Everything Everywhere All At Once (2022)

Michelle Yeoh e Stephanie Hsu in Everything Everywhere All At Once.
Michelle Yeoh e Stephanie Hsu in Everything Everywhere All At Once. Fonte: A24

Nel film di Daniel Kwan e Daniel Scheinert, il rapporto tra Evelyn e sua figlia Joy rappresenta il vero centro emotivo di una storia che attraversa multiversi, generi cinematografici e realtà alternative. Michelle Yeoh interpreta una madre che vive da anni in una routine sfinente fatta di lavoro, tasse, incomprensioni familiari e aspettative disattese. Stephanie Hsu, nel ruolo di Joy, dà voce a una figlia che si sente invisibile e fraintesa, convinta che la distanza emotiva con la madre sia ormai impossibile da colmare. Il film usa la fantascienza come metafora delle scelte mancate, dei rimpianti e delle versioni possibili di sé che si sarebbe potuti diventare.

7. Jasmine Trinca e Nicole Centanni, Fortunata (2017)

Jasmine Trinca e Nicole Centanni in Fortunata.
Jasmine Trinca e Nicole Centanni in Fortunata. Fonte: Indigo Film

In Fortunata il rapporto tra madre e figlia è il nucleo più autentico e doloroso del film. Jasmine Trinca interpreta una giovane donna che vive in un quartiere periferico romano, lavora come parrucchiera a domicilio e cerca in ogni modo di costruire una vita migliore per sé e per la sua bambina, interpretata da Nicole Centanni. La loro relazione è segnata da una quotidianità faticosa, fatta di turni impossibili, corse da una parte all’altra della città e decisioni prese sempre con l’urgenza di chi deve far quadrare tutto pur senza avere nulla di stabile. Il film non idealizza la maternità: mostra una madre che sbaglia, che si arrabbia, che si sente sopraffatta, ma che continua a lottare con una determinazione quasi ostinata, mentre la figlia osserva tutto da vicino e assorbe tensioni e fragilità. È proprio nel modo in cui le due rimangono unite pur attraversando un contesto instabile che Fortunata trova la sua forza.

8. Shirley MacLaine e Meryl Streep, Cartoline dall’inferno (1990)

Shirley MacLaine e Meryl Streep in Cartoline dall'inferno.
Shirley MacLaine e Meryl Streep in Cartoline dall’inferno. Fonte: Columbia TriStar Film

In Cartoline dall’inferno, il rapporto madre figlia è filtrato dal mondo dello show business, ma mantiene una verità sorprendente. Meryl Streep è Suzanne, attrice reduce da una crisi di dipendenza, mentre Shirley MacLaine interpreta Doris, diva del passato, ingombrante e spesso egocentrica. Le due donne si ritrovano a condividere lo stesso tetto e, di fatto, a fare i conti con anni di incomprensioni, competizioni e ferite mai davvero guarite. Il film, tratto dal romanzo semi autobiografico di Carrie Fisher, gioca molto con l’ironia, ma non edulcora mai lo scontro tra una madre che fatica a non stare al centro della scena e una figlia che cerca di definire la propria identità al di là dell’ombra materna. È un ritratto amaro e tenero insieme di quel momento in cui ci si rende conto che i propri genitori sono fragili quanto noi, solo con qualche decennio di esperienza in più.

9. Cher e Winona Ryder, Sirene (1990)

Cher e Winona Ryder in Sirene.
Cher e Winona Ryder in Sirene. Fonte: 20th Century Fox

Sirene racconta la storia di Rachel, madre single allergica alla stabilità, e della figlia adolescente Charlotte, rigida, ansiosa e in costante imbarazzo per l’esuberanza materna. Rachel cambia città a ogni relazione finita, cucina solo stuzzichini e vive come se avesse sempre venticinque anni, mentre Charlotte sogna una vita ordinata e quasi monacale. Il film sfrutta questo contrasto generazionale e caratteriale per costruire una commedia agrodolce sull’essere madre e sull’essere figlia quando si è, in fondo, entrambe un po’ spaesate. Cher dona a Rachel una leggerezza che nasconde insicurezze profonde, mentre Winona Ryder rende credibilissima la confusione emotiva di un’adolescente che vorrebbe un modello rassicurante e invece si ritrova una madre fuori schema. È proprio nel modo in cui le due, nonostante tutto, restano legate che il film trova il suo cuore.

10. Sophia Loren e Eleonora Brown, La ciociara (1960)

Sophia Loren e Eleonora Brown in La ciociara.
Sophia Loren e Eleonora Brown in La ciociara. Fonte: Titanus

Ne La ciociara, Sophia Loren interpreta Cesira, una madre che cerca di proteggere sua figlia Rosetta dai traumi della guerra. Il film di Vittorio De Sica si basa sul romanzo di Moravia e racconta la fuga di una donna e della sua bambina da una Roma devastata dai bombardamenti. Loren costruisce un personaggio forte, pratico, dotato di un istinto di sopravvivenza che trascina avanti entrambe, mentre Eleonora Brown dà a Rosetta una fragilità disarmante, segnata dal bisogno di affidarsi a una madre che appare sempre un passo avanti rispetto al caos che le circonda.

11. Julianne Moore e Kristen Stewart, Still Alice (2014)

Julianne Moore e Kristen Stewart in Still Alice.
Julianne Moore e Kristen Stewart in Still Alice. Fonte: Good Films

In Still Alice, Julianne Moore interpreta una linguista affermata che riceve una diagnosi di Alzheimer precoce. Kristen Stewart interpreta la figlia minore, Lydia, aspirante attrice che ha scelto un percorso lontano dalle aspettative familiari. Il modo in cui il film segue l’evoluzione della malattia rende centrale la relazione tra le due: inizialmente segnata da distanza e incomprensioni, si trasforma gradualmente in un rapporto più diretto e sincero, in cui Lydia diventa la persona in grado di accogliere la vulnerabilità della madre senza giudicarla. Julianne Moore offre una delle interpretazioni più intense della sua carriera, mostrando con precisione lo smarrimento progressivo di una donna abituata ad avere controllo su mente e linguaggio. La Stewart lavora in sottrazione, restituendo una figlia che osserva, assorbe e infine sceglie di esserci proprio quando il ruolo materno sembra incrinarsi.

12. Laura Dern e Saoirse Ronan, Piccole donne (2019)

Una scena del film Piccole donne.
Una scena del film Piccole donne. Fonte: Columbia Pictures

Nell’adattamento di Greta Gerwig di Piccole donne, il rapporto tra Jo March e la madre Marmee emerge con una delicatezza particolare. Marmee è una figura che sembra sempre paziente, comprensiva, quasi perfetta, ma il film le concede momenti in cui lascia intravedere la fatica di mantenere quell’equilibrio. Laura Dern mostra una madre che sceglie la gentilezza, ma non per questo è immune da rabbia e frustrazione. Jo, interpretata da Saoirse Ronan, guarda la madre con una miscela di ammirazione e stupore, soprattutto quando capisce quanto le sia costato, negli anni, tenere insieme la famiglia mentre il padre è al fronte. Il loro legame non è conflittuale, ma è centrale nel modo in cui il film racconta la crescita delle sorelle March: la libertà che Jo rivendica è anche figlia dell’educazione emotiva ricevuta da Marmee.

13. Sigourney Weaver e Carrie Henn, Aliens – Scontro finale (1986)

Sigourney Weaver e Carrie Henn in Aliens - Scontro finale.
Sigourney Weaver e Carrie Henn in Aliens – Scontro finale. Fonte: 20th Century Fox

Può esistere un rapporto madre figlia anche senza legame biologico. In Aliens – Scontro finale il personaggio di Ellen Ripley, sopravvissuta all’orrore del primo film, incontra la piccola Newt, unica superstite di una colonia devastata dagli xenomorfi. Tra le due si crea un legame che va ben oltre l’istinto di protezione di base: Ripley, che ha perso la propria figlia durante i decenni passati in ipersonno, trova in Newt una seconda possibilità, mentre la bambina vede in lei l’unico adulto affidabile in un universo ostile. Il film di James Cameron usa la struttura del blockbuster d’azione per parlare apertamente di maternità, arrivando fino allo scontro finale tra Ripley e la Regina Aliena, che diventa quasi uno scontro simbolico tra due figure materne opposte. È un esempio perfetto di come anche il cinema di genere possa raccontare dinamiche affettive profonde.

14. Holly Hunter e Evan Rachel Wood, Thirteen – 13 anni (2003)

Holly Hunter e Evan Rachel Wood in Thirteen - 13 anni.
Holly Hunter e Evan Rachel Wood in Thirteen – 13 anni. Fonte: 20th Century Fox

Thirteen – 13 anni porta lo spettatore dentro una relazione madre figlia in piena zona di turbolenza. Tracy è una tredicenne che, nel giro di pochi mesi, passa da brava studentessa a adolescente autodistruttiva, trascinata in un vortice di droghe leggere, furti, autolesionismo. Sua madre Melanie, ex alcolista che lavora come parrucchiera, cerca di tenere insieme famiglia, lavoro e senso di colpa, mentre la figlia le sfugge letteralmente di mano. Holly Hunter interpreta una madre che non è mai idealizzata: sbaglia, perde le staffe, non vede arrivare certi segnali, ma continua a provare in tutti i modi a raggiungere la figlia. Evan Rachel Wood, d’altra parte, rende credibile sia il fascino del “diventare grande all’improvviso” sia il vuoto che questo comporta. Il film è spietato nel mostrare quanto rapidamente una madre possa trovarsi esclusa dalla vita della figlia, e quanto sia difficile rientrarci senza giudicare.

15. Brenda Blethyn e Marianne Jean Baptiste, Segreti e bugie (1996)

Brenda Blethyn e Marianne Jean Baptiste in Segreti e bugie.
Brenda Blethyn e Marianne Jean Baptiste in Segreti e bugie.

In Segreti e bugie, la relazione madre figlia nasce da un vuoto: Hortense, optometrista nera cresciuta in una famiglia adottiva amorevole, scopre che la madre biologica è Cynthia, una donna bianca, fragile e piena di rimpianti. La loro prima telefonata è imbarazzata, l’incontro è quasi traumatico, eppure da quel momento inizia un percorso faticoso verso una forma di riconoscimento reciproco. Brenda Blethyn costruisce una Cynthia che vive intrappolata nel senso di colpa e nella vergogna, mentre Marianne Jean Baptiste interpreta Hortense con una calma apparente che nasconde domande irrisolte sulla propria identità. Il film di Mike Leigh usa lunghi dialoghi e situazioni quotidiane per mostrare come la verità, quando finalmente emerge, non sia una bacchetta magica, ma un punto di partenza per provare a ricostruire un legame.

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