Il film Michael Clayton è stato ispirato da una storia vera, una class action realmente svoltasi in California tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 A raccontarlo, è George Clooney nella pellicola di Tony Gilroy interpreta un avvocato che va contro una grande multinazionale: “Tanti non sanno che questo film è basato su un’indagine nei confronti della Ford Pinto. Era venuto fuori che se la colpivi da dietro, saltava in aria. Alla fine la Ford ne ha ritirate un sacco”.
Clooney, parlando con GQ ha proseguito: “Il vero scandalo, però, ha riguardato il promemoria interno dell’azienda; a causa di quel malfunzionamento, morivano 11 persone l’anno, e una class action sarebbe costata sui 200 milioni; secondo il promemoria, sarebbe stato più economico “assorbire” gli 11 decessi, e affrontare la causa collettiva, piuttosto che ritirare tutte le autro danneggiate. Ma questo documento, che doveva essere segreto, è finito nelle mani del giudice, che ha stroncato l’azienda, dando il là a una class action gigantesca; il film si basa su questi meccanismi, parla degli illeciti commessi dalle grandi multinazionali, di tutte le persone coinvolte in queste storie, di tutti gli ingranaggi che le compongono, e di come spesso poi, alla fine, questi la facciano franca. Quindi sì, questo film racconta una storia fittizia, ma basata su argomenti molto importanti e profondi. I personaggi, comunque, sono tutti inventati, così non abbiamo dovuto preoccuparci di eventuali cause“.
Nel 1972, una Ford Pinto, in viaggio lungo la statale di San Bernardino con a bordo Lily Gray (posto di guida) e Richard Grimshaw (passeggero), esplose in fiamme dopo essere stata tamponata da un’altra auto, una Ford Galaxie; entrambi gli occupanti persero la vita, e le loro famiglie fecero causa separatamente alla casa costruttrice; le due denunce furono poi unite in un singolo procedimento. Al termine del dibattimento, la giuria concesse ai querelanti un risarcimento danni pari a 127 milioni di dollari, poi ridotto a 3,5 milioni all’atto della sentenza del giudice. La sentenza di primo grado venne poi confermata in appello; anche un successivo appello dei querelanti, che contestava l’eccessiva riduzione dell’ammontare del risarcimento da parte del giudice, venne respinto.
