Alejandro Gonzales Iñárritu ha offerto il suo contributo sul sempre acceso dibattito tra sala e streaming, contrastando l’idea che le nuove modalità di fruizione di un film rappresentino un “problema” in quanto tali. Nel corso di una tavola rotonda tenuta insieme ai colleghi e conterranei Guillermo Del Toro e Alfonso Cuaròn, il regista di Bardo ha chiaramente spiegato la sua posizione con un esempio: “Se guardi un film di Fellini o di Godard sul computer, resta comunque un grande film; quello che mi preoccupa non è tanto la tecnologia o il modo in cui la gente adesso guarda i film, ma la tirannia delle idee, il fatto che alcuni film vengano fatti esclusivamente per accontentare i media: il potere dell’idea che sta dietro un grande film non diminuisce se cambia il mezzo di fruizione; sono le idee stesse a essere diventate ideologicamente minime, come se fossero davvero computerizzate, ed è colpa un po’ di tutti, se sta succedendo. Credo che dovremmo discutere della piccolezza delle idee, e non della grandezza degli schermi.”
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Continua Iñárritu: “Una volta si diceva che la grande musica si poteva ascoltare solo nelle sale da concerto, poi sono arrivati i dischi, e poi ancora la radio; Mozart o Beethoven ascoltati sul cellulare non sono più grande musica? Chiaramente è sempre meglio sentirla suonata dal vivo da 120 orchestrali, ma l’idea che sta dietro a quella musica, rimane intatta a prescindere dal modo in cui viene fruita.”
A queste parole fanno eco quelle di Del Toro, che offre la sua prospettiva sul presente e sul futuro della settima arte: “Anch’io credo che la grandezza dell’idea sia più importante della grandezza dello schermo; il cinema ha sempre cercato di farsi ingabbiare dalle regole; adesso ci dicono che l’algoritmo è importante e che dobbiamo catturare gli spettatori nei primi 10 minuti; ma era così anche 40-50 anni fa… una scena d’apertura buona ci vuole sempre. Il cinema di oggi è quasi apocalittico, è post pandemico, post-trumpiano, un cinema della post-verità… ci sono un sacco di movimenti sociali interessanti, e noi riusciremo a capirli solo fra 10 anni, ma questo non vuol dire che non dobbiamo parlarne già adesso; questo che stiamo vivendo è un momento molto interessante per il cinema, quasi da fine del mondo, sotto certi aspetti. Ma credo che presto nuovi voci si leveranno contro certa stupidità di oggi, proprio come le nostre si sono imposte sulle ingenuità della nostra epoca.”

Cuaròn conclude la discussione allineandosi al pensiero di Iñárritu: “Probabilmente il cinema come lo conoscevamo è morto, ma ne sta nascendo un altro, nuovo. Meno persone vanno in sala? Però ci sono molte più persone collegate ad un computer. Dobbiamo solo cercare di capire che la nuova generazione si relaziona col cinema in maniera diversa; io adoro andare in sala, e lo faccio tutte le volte che posso, ma certo non dirò mai che è l’unico modo giusto per vedere un film; c’è in giro tantissimo cinema che sono ben contento di vedere in piattaforma; tutti ce l’hanno con le piattaforme perché non divulgano i dati d’ascolto, e così facendo non danno l’opportunità di comprendere quale sia il vero supporto dato a certi cinema dalle loro uscite cinematografiche. Ma dobbiamo ricordarci che le nuove generazioni arriveranno e useranno al loro meglio i nuovi strumenti che sono a loro disposizione per sfruttare al meglio questo mezzo d’espressione che è il cinema. Alla fine, il cinema prevarrà.”

