Durante la sua masterclass a Cannes 2026, Peter Jackson ha raccontato la lavorazione del Signore degli Anelli come un’impresa gigantesca affrontata quasi con ingenuità. La trilogia venne girata in 266 giorni e rappresentò qualcosa che la Nuova Zelanda non aveva mai fatto prima.
“Quel tipo di film apparteneva a Hollywood, non alla Nuova Zelanda”, spiega il regista. “Noi non avevamo mai fatto nulla del genere”. E proprio questa inesperienza, secondo lui, fu un vantaggio: “Non sapevamo abbastanza per essere spaventati”.
Jackson ammette che se lui e il suo team avessero capito davvero la complessità del progetto, probabilmente non avrebbero mai iniziato. “Se avessimo saputo cosa ci aspettava, sarebbe stato troppo terrificante”.
Il regista ricorda soprattutto i momenti di dubbio quotidiano durante le riprese. “Le mattine peggiori erano quelle in cui guidavo verso il set pensando: oggi devo girare questa scena e non ho idea di come farlo”. Una volta arrivato però doveva mostrarsi sicuro: “Tutti ti guardano come il leader e si aspettano che tu sappia cosa fare”.

La soluzione era collaborare continuamente con troupe e attori. “Loro proponevano idee e io fingevo che fossero mie”, scherza. Jackson dedica poi parole speciali a Elijah Wood: “Era instancabilmente positivo ogni singolo giorno”. Secondo il regista, l’attore fu fondamentale anche emotivamente: “Io arrivavo distrutto e lui era lì pieno di entusiasmo: okay, facciamolo”.
Jackson sottolinea anche che Wood non cercava mai di imporre il proprio ego: “Non era lì per fare il suo film, era lì per aiutarmi a fare il film che volevo fare”.
Elijah Wood pays tribute to his #LordoftheRings director Peter Jackson in a sweet speech on stage at the #CannesFilmFestival. ❤️ pic.twitter.com/335rpeXe0Z
— The Hollywood Reporter (@THR) May 12, 2026
