È stato Park Chan-wook il vero protagonista della conferenza stampa inaugurale del 79° Festival di Cannes. Il regista sudcoreano, presidente della giuria di questa edizione, ha affrontato apertamente il rapporto tra arte e politica, prendendo posizione in modo netto sul ruolo del cinema nel dibattito contemporaneo.
Rispondendo a una domanda sulle polemiche che spesso accompagnano le dichiarazioni politiche durante i grandi festival internazionali, l’autore di Oldboy e Decision to Leave ha respinto l’idea che cinema e politica debbano restare separati. “Non credo che politica e arte debbano essere divise”, ha dichiarato Park davanti alla stampa internazionale. “Penso che sia un concetto strano credere che siano in conflitto tra loro”.
#Cannes jury president Park Chan-wook says “I don’t think politics and art should be divided.”
” I think it’s a strange concept to think that they’re in conflict with each other. Just because a work of art has a political statement, it should not be considered an enemy of art.… pic.twitter.com/UbUjK1yoKx
— Variety (@Variety) May 12, 2026
Il regista ha poi spiegato che la presenza di un messaggio politico all’interno di un’opera non dovrebbe mai essere vista come qualcosa di contrario all’arte stessa. “Solo perché un’opera contiene una dichiarazione politica, non dovrebbe essere considerata nemica dell’arte”, ha detto il cineasta sudcoreano.
Park ha però sottolineato anche il rischio opposto, difendendo il valore di quei film che non affrontano necessariamente temi politici in modo esplicito. “E allo stesso tempo, solo perché un film non contiene una dichiarazione politica, quel film non dovrebbe essere ignorato”.
Secondo il presidente della giuria di Cannes 2026, il vero discrimine resta sempre la qualità artistica dell’opera. Anche il messaggio più potente, infatti, rischia di perdere valore se non viene tradotto cinematograficamente nel modo giusto. “Perfino la più brillante dichiarazione politica può facilmente trasformarsi in propaganda se non viene espressa in modo abbastanza artistico”, ha spiegato Park.
Nel corso della conferenza stampa, il regista ha parlato anche del suo approccio come presidente di giuria, lasciando intendere di voler affrontare la competizione senza pregiudizi o schemi prestabiliti. “Sono pronto a guardare i film con gli occhi puri di uno spettatore, senza pregiudizi o stereotipi, ma soltanto con l’entusiasmo di vedere film capaci di sorprendermi”, ha dichiarato.
Le parole di Park arrivano a pochi mesi dalle polemiche che avevano travolto la Berlinale, dove alcune dichiarazioni sul rapporto tra cinema e politica avevano acceso un durissimo dibattito internazionale. Il regista sudcoreano sembra invece voler rivendicare apertamente il diritto del cinema di confrontarsi con la realtà politica contemporanea, senza che questo venga percepito come un limite artistico.
La giuria guidata da Park Chan-wook assegnerà la Palma d’Oro il prossimo 23 maggio, al termine di un’edizione che, già dalle prime ore, sembra destinata a trasformare Cannes in uno dei principali luoghi di confronto culturale e politico del cinema mondiale.
