Il sistema dei finanziamenti pubblici al cinema italiano è scosso da un nuovo scandalo: le dimissioni di Nicola Borrelli, a capo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo dal 2009. La sua uscita di scena, avvenuta nella tarda notte tra il 2 e il 3 luglio, è stata confermata da una nota ufficiale del Ministero della Cultura, che ha ringraziato Borrelli per il lavoro svolto e gli ha confermato “stima” personale. Ma la fiducia politica è venuta meno: al centro della bufera vi è il caso “Stelle della Notte”, un film di Francis Kaufmann, mai realizzato, che ha ottenuto e incassato un credito d’imposta di oltre 860mila euro, utilizzando lo pseudonimo di Rexal Ford.

Il credito d’imposta era stato concesso nel novembre 2023, malgrado il film non fosse ancora (e non sia mai successivamente) stato girato. Quando la notizia è esplosa, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha disposto un blitz negli uffici della Direzione Cinema, accompagnando di persona la polizia per il sequestro dei documenti, come racconta Variety
Durante un intervento alla Camera, Giuli ha promesso un inasprimento dei controlli sui crediti fiscali per il settore audiovisivo. Ma per Borrelli, che ha sempre sostenuto che i documenti del progetto fossero in regola, la linea di difesa non è bastata.
Questo tuttavia solo l’ultimo colpo a un sistema già indebolito. Attualmente in Procura sono aperti 10 fascicoli su oltre 200 milioni di euro di fondi assegnati a pellicole sospette. Le critiche puntano anche alla lentezza della risposta istituzionale: il tanto promesso giro di vite è arrivato con un decreto firmato da Borrelli solo il 26 giugno, a crisi già conclamata.

Il caso Borrelli segue di pochi giorni le dimissioni di Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà, coinvolta in uno scandalo parallelo sull’utilizzo di fondi e rapporti con i media, e chiamata in causa poco tempo fa da Pupi Avati sul palco dei David durante il suo polemico intervento.
Borrelli lascia dunque non solo per una questione tecnica, ma come simbolo di un sistema in cui i confini tra gestione pubblica, interessi familiari e protezioni politiche sono progressivamente sfumati.
