Cate Blanchett è tornata a parlare di parità di genere nel cinema con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Durante un incontro con il pubblico a Cannes 2026, domenica 18 maggio 2026, l’attrice australiana ha denunciato come il movimento MeToo sia stato “soffocato molto rapidamente” a Hollywood e come gli squilibri di genere sui set cinematografici persistano ancora oggi.
Era il 2018 quando Blanchett, in qualità di presidente di giuria a Cannes, guidò una manifestazione simbolica che vide 82 donne del cinema salire insieme i gradini del Palais des Festivals. Tra loro Kristen Stewart, Léa Seydoux, Ava DuVernay, Agnès Varda e le italiane Jasmine Trinca, Alba e Alice Rohrwacher. Quel numero, 82, rappresentava la totalità delle registe donne che fino a quel momento avevano partecipato alla competizione ufficiale di Cannes, a fronte di 1.866 registi uomini nello stesso periodo storico.
“È triste parlare del MeToo definendolo ‘un periodo’“, ha dichiarato l’attrice durante l’incontro, preceduto da una standing ovation. “È stato soffocato molto rapidamente perché faceva paura. Oggi ci sono molte persone con una certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e dire “Questo è successo anche a me”, ma la cosiddetta persona comune che denuncia perché viene messa a tacere?”
Blanchett, candidata otto volte agli Oscar e vincitrice di due statuette, ha sottolineato come il movimento abbia rivelato “uno strato sistemico di abusi, non solo in questo settore, ma in tutti i settori“. Secondo l’attrice, se non si identifica un problema non lo si può risolvere, ma proprio questa capacità di identificazione sembra essere stata neutralizzata troppo in fretta.
La testimonianza più concreta dello squilibrio persistente arriva dalla routine quotidiana sui set. “Continuo a frequentare i set cinematografici e faccio il conto ogni giorno: ci sono sempre 10 donne e 75 uomini”, ha rivelato l’attrice. “Adoro gli uomini, ma entrare in un ambiente di lavoro omogeneo diventa noioso per tutti, e penso che abbia un effetto poi sul lavoro. Le battute diventano sempre le stesse, devi prepararti mentalmente ogni mattina.”
Non è stata solo Blanchett a sollevare la questione della disparità di genere a Cannes 2026. Anche Julianne Moore, durante un incontro Kering Women in Motion sabato, ha condiviso un ricordo significativo risalente al periodo delle elezioni americane del 2016. “Ricordo di essere stata su un set non molto tempo fa dove le uniche donne eravamo io e la terza assistente alla macchina da presa. Era quando Hillary Clinton perse le elezioni e noi due eravamo devastate. Le dissi: ‘Guarda intorno. Siamo le uniche qui’“, ha raccontato Moore, aggiungendo però di aver notato un certo miglioramento nella rappresentanza di genere nelle troupe negli ultimi anni.
#VogueReports ‘Cate Blanchett’ ปรากฏตัวในงานเทศกาลภาพยนตร์เมืองคานส์ครั้งที่ 79 ประจำปี 2026 เพื่อร่วมงานรอบพรีเมียร์ของภาพยนตร์เรื่อง ‘Garance’ โดยเธอมาในชุดเดรสสุดตระการตาจากแบรนด์ Givenchy โดย ‘Sarah Burton’ จากคอลเล็กชั่น ฤดูใบไม้ร่วง/ฤดูหนาว 2026… pic.twitter.com/lt5PTjJ1eJ
— Vogue Thailand (@VogueThailand) May 18, 2026
Durante l’incontro a Cannes, Blanchett ha ripercorso anche alcuni dei suoi ruoli più significativi. Ha raccontato dell’esperienza con Woody Allen in Blue Jasmine, dove il regista voleva fare un solo ciak e lei cercava di convincerlo a farne almeno tre usando come scusa il suo accento americano. Ha parlato dell‘attacco di panico prima di interpretare Bob Dylan in Io non sono qui di Todd Haynes, quando le dissero di presentarsi a Montreal il sabato per la prova costume ed essere sul set il lunedì.
Particolarmente significativo il suo ricordo di Carol, il film del 2015 con Rooney Mara che raccontava una storia d’amore tra donne.
“Quando abbiamo realizzato Carol, nessuno voleva finanziare quel film. Lo abbiamo girato con due dollari e mezzo. Era un film incredibilmente romantico e non dovevi essere obbligatoriamente gay per andare a vederlo, ha toccato tante persone, ma a quel tempo era una proposta rischiosa. Oggi per fortuna ci sono molte più storie così, in qualche modo quel film ha cambiato le cose.”
L’attrice ha anche tenuto un incontro sul progetto Displacement Film Fund, che sostiene i registi rifugiati e coloro che raccontano storie di sfollamento, annunciando il prossimo gruppo di artisti che riceveranno supporto. Su questo tema ha riflettuto sul ruolo dei festival cinematografici: “È triste che i festival diventino improvvisamente l’unico luogo in cui si possa parlare di guerre, conflitti, genocidi, come se questi problemi potessero essere risolti qui, ma è molto importante continuare a parlarne.”
Guardando al futuro dei festival, Blanchett ha espresso un desiderio provocatorio:
“I festival stanno diventando sempre più come orsi polari su piattaforme di ghiaccio. Io amerei un festival con il 75% di film girati da donne e persone di colore, ma sono sicura che se succedesse la gente urlerebbe ‘ma che succede?’ Però non sarebbe straordinario? I festival sono posti importanti non solo per i cineasti ma soprattutto per gli spettatori.”
Nel 2018, quando guidò la protesta a Cannes, il festival venne criticato per aver incluso solo tre film diretti da donne nella selezione ufficiale di 21 pellicole. All’epoca Blanchett difese la manifestazione sostenendo che il cambiamento “non sarebbe avvenuto dall’oggi al domani”. Otto anni dopo, le sue parole suggeriscono che quel cambiamento stia procedendo a un ritmo ancora troppo lento.
Durante l’evento, l’attrice ha anche rivelato che reciterà nel prossimo film di Brady Corbet, regista di The Brutalist, un lungometraggio ambientato negli anni Settanta che vedrà nel cast anche Selena Gomez e Michael Fassbender. Nel frattempo, il suo impegno per la parità di genere nel cinema continua, con la consapevolezza che la battaglia iniziata con forza nel 2017 è ben lungi dall’essere conclusa.
cate blanchett in givenchy by sarah burton at the cannes film festival
photographed by greg williams pic.twitter.com/qzdhq3FFZv
— ℳári (@cakeblanchett_) May 17, 2026
