Christopher Nolan ha scelto una cornice d’eccezione per raccontare la genesi del suo nuovo film Odissea: un dialogo con Alberto Angela – registrato a Londra e trasmesso durante la puntata del programma di Rai 1 Noos– dedicato al fascino del mito e alla storia che si cela dietro la pellicola.
Nel corso dell’intervista, il regista premio Oscar ha spiegato perché ha deciso di portare sul grande schermo il poema di Omero, soffermandosi sulle sfide narrative e produttive di un progetto tanto ambizioso. Tra riflessioni sul valore universale dell’epica, dettagli sul lavoro di ricostruzione storica e curiosità sulle riprese, Nolan offre uno sguardo privilegiato su quello che si preannuncia come uno dei film più attesi dei prossimi anni.
Nella conversazione col divulgatore, il regista ha rivelato come il cuore pulsante del suo approccio visivo e narrativo affondi le radici anche nel grande cinema d’autore italiano, dichiarando esplicitamente i suoi debiti artistici verso Pier Paolo Pasolini e Sergio Leone
“Tempo fa ho visto una copia de Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini e sono rimasto molto colpito dall’idea sua di prendere quella storia e semplicemente mettersi la macchina da presa in spalla, camminare e scoprire la realtà mentre gli si rivela. Mi ha colpito soprattutto il mondo così concreto, accessibile e autentico che descrive in continuo contrasto tra l’intimità di quei meravigliosi dettagli e la dimensione epica dell’insieme”
Se Pasolini ha influenzato il metodo di ripresa e l’approccio alla realtà, è a Sergio Leone che Nolan si è rivolto per la costruzione della tensione drammatica, specialmente per l’atteso ritorno a Itaca. Il regista ha ammesso di aver trasformato la casa di Ulisse in una sorta di frontiera cinematografica, citando esplicitamente i ritmi e i silenzi del genere western per evocare l’arrivo dei Proci alla dimora
“Sergio Leone, con i suoi western incredibilmente stilizzati, ha avuto per me una grande influenza. Il ritorno a Itaca doveva in qualche modo richiamare il cinema di Leone, l’idea della fattoria, il modo in cui viene inquadrata mentre i cattivi si radunano… Stavamo chiaramente pensando a C’era una volta il West, soprattutto alla scena iniziale quando senti le cicale che si fermano e cala quel silenzio tutto intorno alla fattoria. Abbiamo cercato di evocare proprio quel riferimento”

La lavorazione del film non è stata comunque priva di imprevisti e fatiche estreme, con Matt Damon – anch’egli presente all’incontro – impegnato in quello che ha definito il lavoro più faticoso della sua intera carriera. Uno degli aneddoti più singolari riguarda le riprese nella Grotta di Zeus in Grecia, dove la produzione ha dovuto affrontare una vera e propria sfida naturale quando si è trovata davanti a un muro di insetti all’ingresso della cavità
“C’erano queste api all’ingresso della grotta, una sorta di cortina di api attraverso cui dovevi passare. Era qualcosa di davvero bizzarro… Il primo giorno ci avevano detto che le api non pungevano. Beh, di solito non pungono. Poi però, quando alcuni membri della troupe hanno iniziato a essere punti, ci siamo resi conto che non era del tutto vero.
È stata per me una sensazione quasi ultraterrena… chiunque altro avrebbe girato quella scena in uno studio. Invece noi abbiamo avuto tantissimo proprio dal fatto di essere lì. C’era una grande imprevedibilità nel lavorare in luoghi reali”
La ricerca della realtà ha spinto il cast a una preparazione quasi militare, con gli attori che interpretano i compagni di Ulisse costretti a imparare i rudimenti della navigazione antica per permettere a Nolan di filmarli a bordo come in un documentario.
Questa dedizione estrema ha portato alla decisione di girare l’intera opera in formato IMAX, con l’obiettivo di far immergere il pubblico in modo viscerale nel viaggio attraverso il Mediterraneo. Matt Damon descrive il suo Ulisse come un personaggio schiacciato dalle responsabilità, un uomo che deve convivere con il peso delle proprie azioni in un contesto che un ex veterano di guerra, impiegato nella troupe, ha paragonato al disturbo da stress post-traumatico
“Credo che lo si possa definire un anti-eroe, ma soprattutto per le scelte che compie. È un uomo costretto a convivere con le conseguenze delle proprie decisioni. Quello che affronta è un viaggio straordinario durante il quale si assume fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. La sceneggiatura di Chris è costruita con la precisione di un orologio svizzero ed è davvero elegante; ho capito subito quello che voleva raccontare”
Attraverso location come le coste di Favignana, dove il cielo e il mare sembrano immutabili, la produzione ha cercato una connessione profonda con l’eternità del poema omerico. Per Nolan, adattare questo testo ha significato immergersi nelle sue diverse traduzioni per poi cercare di restituire l’emozione pura dell’opera originale piuttosto che seguirne pedissequamente la forma, per renderla, così, più ‘moderna’.
