Nel 1993, sul set del thriller Un mondo perfetto, si consumò uno scontro tra due giganti di Hollywood che la dice lunga sul metodo di lavoro di Clint Eastwood. A raccontarlo è stato il figlio di Clint Eastwood, Scott, durante un’apparizione nel podcast Armchair Expert condotto da Dax Shepard.
La vicenda riguarda Kevin Costner, che all’epoca stava vivendo il periodo più luminoso della sua carriera. L’attore era reduce da una serie impressionante di successi: Gli intoccabili, Balla coi lupi (che gli valse l’Oscar come miglior regista), L’uomo dei sogni e Guardia del corpo. In Un mondo perfetto interpretava un evaso di prigione, mentre Eastwood era sia suo co-protagonista nel ruolo di un Texas Ranger, sia regista del film.
Secondo il racconto di Scott Eastwood, che ha ammesso di riportare una versione “parafrasata” della storia, Costner stava attraversando quella fase di popolarità che può gonfiare l’ego. Durante una giornata di riprese, l’attore si rifiutò di uscire dalla sua roulotte, per qualche motivo, facendo attendere cast e troupe.
Per Clint Eastwood, noto per detestare perdite di tempo sul set, questa era una linea invalicabile. Il regista ha sempre avuto una filosofia chiara: poche prove, pochi ciak, massima efficienza. E soprattutto, spiega suo figlio, non ama stare in roulotte, preferisce stare sul set. Eastwood gli ripeteva fin da quando era bambino: “Vuoi imparare a fare film? Vuoi imparare a fare questo lavoro? Allora resti qui con tutti gli altri e fai i maledetti film”.
La reazione di Clint fu tanto semplice quanto brutale. Quando gli riferirono che Costner non voleva uscire dal trailer, disse semplicemente: “Eh, mandatelo a casa”. Quando gli fecero notare che l’attore era nella scena da girare quel giorno, Eastwood ripeté l’ordine senza esitazione.
Il messaggio venne recapitato a Costner in modo lapidario. Qualcuno andò al suo trailer e gli disse: “Per oggi torni a casa, non c’è bisogno che tu sia qui”. Quando Costner obiettò di essere nella scena, la risposta fu: “Beh, immagino che tu non lo sia più. Clint ha cambiato idea”.
Scott Eastwood ha concluso il racconto spiegando che il giorno successivo Costner era sul set, puntuale e pronto a lavorare.
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Tuttavia, esiste anche una versione leggermente diversa di questa storia, raccontata anni fa a Esquire da Jack Green, direttore della fotografia storico di Eastwood. Secondo Green, in un’occasione in cui Costner non era pronto a uscire dal trailer all’orario stabilito, Eastwood chiese alla troupe di trovare la controfigura dell’attore e prepararla per la scena. Quando Costner arrivò sul set, scoprì che la scena era già stata girata e urlò contro il regista per l’accaduto.
Che si tratti dello stesso episodio raccontato da prospettive diverse o di due incidenti separati, il messaggio è inequivocabile: sul set di Clint Eastwood non esistono eccezioni, nemmeno per le star del momento. Un metodo che ha permesso al regista di dirigere decine di film rispettando sempre tempi e budget, guadagnandosi la reputazione di uno dei filmmaker più professionali e rispettati dell’industria cinematografica.
Come riporta Page Six, durante lo stesso podcast, Scott Eastwood ha parlato anche delle proprie esperienze conflittuali sul set, incluso uno scontro fisico sfiorato con Shia LaBeouf durante le riprese di Fury, definendo l’attore uno “psicopatico” con cui tutti i membri del cast hanno avuto momenti di tensione.
