Il film Figlia mia si conclude con una scena intensa e simbolica: Vittoria, dopo essere stata al centro di una contesa emotiva tra Tina, la madre adottiva, e Angelica, la madre biologica, prende per mano entrambe e le guida verso casa. È il gesto di una bambina che, dopo un’estate di scoperte, tensioni e dolore, sceglie di non scegliere: accetta entrambe le madri, riconoscendo il legame profondo che la unisce a ognuna. Il film termina su questa immagine di riconciliazione, con Vittoria che compie un atto di sintesi affettiva e identitaria.
Il finale di Figlia mia è la risoluzione di un conflitto che ha attraversato l’intero film: il conflitto tra due tipi di maternità, tra radici e cura, tra sangue e presenza. Tina rappresenta la madre stabile, affettuosa ma anche possessiva; Angelica è la madre biologica, caotica, istintiva, incapace di tenere una struttura ma profondamente legata a Vittoria da un senso di appartenenza viscerale.

Quando Vittoria prende per mano entrambe, non compie una scelta semplice: rifiuta la logica dell’esclusione e costruisce una terza via, tutta sua. È il gesto di una bambina che ha visto la fragilità delle adulte e ha imparato a camminare tra le loro rovine affettive con una saggezza che le supera. Il film, quindi, non dà un verdetto ma lascia spazio all’idea che l’amore non sia mai lineare, e che il legame materno possa esistere in forme diverse, anche imperfette.
Figlia mia è un film drammatico italiano del 2018 diretto da Laura Bispuri, presentato in concorso al Festival di Berlino. La storia è ambientata in una Sardegna aspra e poetica, e racconta la vicenda di Vittoria, una bambina di dieci anni che scopre di essere stata adottata. La madre che l’ha cresciuta, Tina (Valeria Golino), è amorevole ma rigida; Angelica (Alba Rohrwacher), la madre biologica, è una donna disordinata e inaffidabile, ma anche istintiva e affettuosa. Sara Casu interpreta Vittoria in una prova sorprendentemente matura. Il film è prodotto da Vivo Film e Rai Cinema ed è stato acclamato per la sua regia sensibile e le interpretazioni intense.
