Il film Il diritto alla felicità si conclude con la morte di Libero, il libraio anziano che ha stretto un legame profondo con Essien, un ragazzo immigrato con la passione per la lettura. Poco prima di morire, Libero gli regala una copia della Dichiarazione universale dei diritti umani, come ultimo gesto simbolico. È un’eredità morale e culturale che rappresenta la fiducia nel futuro, nella libertà e nel potere della conoscenza. La sua scomparsa non è trattata come un momento tragico, ma come la chiusura serena di un ciclo umano, in cui il sapere viene trasmesso da una generazione all’altra.
L’intero film ruota attorno al legame silenzioso ma fortissimo che si crea tra Libero, uomo colto e riservato, e il giovane Essien, appena arrivato in Italia. Il ragazzo inizia a frequentare la libreria per caso, ma ben presto nasce tra i due un rapporto fatto di scambi, letture condivise e scoperte personali. Libero gli trasmette l’amore per i libri e per il pensiero critico, aprendogli un mondo nuovo in cui la cultura diventa strumento di emancipazione.

Nel gesto di donare a Essien il testo sui diritti umani, Libero non solo gli affida un libro, ma gli consegna un messaggio universale: quello che ognuno ha diritto alla dignità, alla libertà e, appunto, alla felicità. È un momento delicato, carico di significato, che chiude la storia con coerenza e sensibilità.
La morte di Libero, pur malinconica, non lascia un senso di vuoto: al contrario, suggella l’idea che la vera felicità risieda nella condivisione del sapere e nella possibilità di aiutare gli altri a diventare ciò che sono destinati a essere. Essien, trasformato interiormente da quell’incontro, esce di scena con lo sguardo rivolto al futuro, consapevole di portare con sé non solo il ricordo di un amico, ma anche il valore della cultura come forma di libertà.
