Il film L’avvocato del diavolo si conclude con una drammatica presa di coscienza del protagonista, l’ambizioso avvocato Kevin Lomax (Keanu Reeves). Dopo aver scoperto che il suo capo, John Milton (Al Pacino), è in realtà Satana e che lui stesso è suo figlio, Kevin si ritrova di fronte a una scelta cruciale: accettare il ruolo messianico che Milton gli offre e generare, con la sorellastra Christabella, il figlio dell’Anticristo, oppure rinunciare. Kevin, in un atto di ribellione, si suicida sparandosi, rifiutando così di cedere al disegno malvagio del padre.
La scena successiva mostra Kevin tornare magicamente indietro nel tempo, al momento in cui, all’inizio del film, decide di difendere un cliente colpevole. Questa volta, però, fa una scelta diversa: rinuncia al caso e alla fama, deciso a seguire la propria coscienza. Sembra un lieto fine… finché un giornalista non si avvicina per chiedergli un’intervista esclusiva. Kevin accetta, spinto dal desiderio di visibilità. Appena si allontana, il giornalista si trasforma sotto gli occhi dello spettatore: è di nuovo John Milton, che sorride dicendo: «Vanità, decisamente il mio peccato preferito». Il film si chiude con una risata inquietante, lasciando intendere che la tentazione è solo ricominciata.
Il finale di L’avvocato del diavolo (qui vi sveliamo dove recuperarlo in streaming) è un perfetto gioco di specchi, dove realtà, illusione e tentazione si rincorrono. Kevin compie un sacrificio, ma non basta: il male non si estingue, cambia solo forma. La scelta finale di accettare l’intervista, apparentemente innocua, rivela che la vanità – il desiderio di essere ammirati – è la porta più subdola attraverso cui il Diavolo si insinua. La risata di Milton/Satana chiude il cerchio con un tono ironico e sinistro, suggerendo che la battaglia tra bene e male è continua e che la debolezza umana è sempre lì, pronta a cedere.

Il film non offre una vera consolazione, ma piuttosto una riflessione morale e metafisica: non basta resistere una volta, bisogna scegliere ogni giorno da che parte stare. Ed è proprio questo che rende il finale così memorabile.
L’avvocato del diavolo (The Devil’s Advocate, 1997), diretto da Taylor Hackford, è un thriller psicologico con venature sovrannaturali, tratto dal romanzo omonimo di Andrew Neiderman. Racconta la storia di Kevin Lomax, giovane avvocato di successo in Florida, che viene reclutato da uno studio legale di New York guidato da John Milton, un carismatico e misterioso magnate. Mentre la carriera di Kevin decolla, la sua vita privata si sgretola e sua moglie Mary Ann (Charlize Theron) precipita in una spirale di visioni e paranoia. Solo alla fine Kevin scopre la verità: Milton è Satana e tutto è stato orchestrato per portarlo a compiere un destino oscuro.
Il film mescola critica al cinismo del sistema legale con un’impostazione simbolica che richiama il mito faustiano. La straordinaria performance di Al Pacino nei panni del Diavolo e la tensione crescente hanno reso il film un cult degli anni ’90, ancora oggi apprezzato per la sua capacità di unire intrattenimento e riflessione morale.
