Nel finale del film Mi manda Picone (1984), Salvatore Cannavacciuolo scopre che Pasquale Picone, l’uomo che sembrava essersi dato fuoco durante una seduta del consiglio comunale, non è morto come tutti credevano. Picone aveva inscenato il proprio suicidio utilizzando una tuta ignifuga rivestita di amianto, riuscendo così a fingere la propria morte e sparire per sottrarsi alle conseguenze legate alle sue numerose attività illecite, tra cui traffici con la camorra.
Salvatore, che si era infilato nel mondo ambiguo di Picone fingendo di cercarlo per conto della moglie Luciella, rimane sconvolto dalla scoperta. Ma ormai, tra lui e Luciella è nato un legame profondo. I due decidono di lasciarsi alle spalle il passato, accettare la “scomparsa” di Picone e organizzare per lui un funerale simbolico, chiudendo un capitolo doloroso e ambiguo della loro vita. Così facendo, scelgono di ricominciare insieme, con maggiore consapevolezza e, forse, con una nuova speranza.
Tutto ha inizio con l’apparente suicidio di Pasquale Picone, un operaio napoletano che si dà fuoco durante una seduta del consiglio comunale per protestare contro il licenziamento dalla sua fabbrica. Questo gesto drammatico colpisce Luciella, sua moglie, che si rivolge al disoccupato Salvatore Cannavacciuolo per cercare di ritrovare il corpo del marito. Salvatore si presenta come un uomo che può muoversi tra i quartieri, tra la politica e la malavita, e inizia un’indagine che si trasforma ben presto in un viaggio nel ventre corrotto della Napoli degli anni Ottanta.

Durante la sua ricerca, Salvatore scopre che Picone non era l’uomo semplice e onesto che tutti credevano, ma era coinvolto in traffici illeciti, nel contrabbando e nelle scommesse clandestine, con contatti anche nel mondo della camorra. La figura di Picone si fa sempre più ambigua, fino al colpo di scena finale: non è morto, ha solo simulato la sua scomparsa per salvarsi. Questo cambia radicalmente la percezione di Salvatore e di Luciella, che decidono di voltare pagina.
Mi manda Picone è un film italiano del 1984, diretto da Nanni Loy e interpretato da Giancarlo Giannini nel ruolo di Salvatore e da Lina Sastri in quello di Luciella. Il film, che mescola commedia, dramma sociale e noir, offre una lucida rappresentazione della Napoli dell’epoca, sospesa tra miseria, corruzione e voglia di riscatto. Celebre per il suo tono disilluso ma umano, il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui 4 David di Donatello. La sceneggiatura è firmata da Elvio Porta, e la pellicola ha consolidato il successo critico e popolare di Nanni Loy come autore impegnato e raffinato.
