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Home » Film » News cinema e film » Come Jacob Elordi si è trasformato in Frankenstein (e quante ore di trucco ha sopportato)

Come Jacob Elordi si è trasformato in Frankenstein (e quante ore di trucco ha sopportato)

Elordi e gli addetti ai lavori hanno raccontato e spiegato come hanno creato il mostro di Frankenstein tra lunghe sedute di make up, costumi e coreografie.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco10 Novembre 2025Aggiornato:10 Novembre 2025
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Jacob Elordi
Jacob Elordi (da Youtube)
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Undici ore seduto su una sedia, immobile, mentre 42 protesi vengono applicate una ad una sul suo corpo. Per la maggior parte degli attori sarebbe una tortura, ma per Jacob Elordi il lungo processo di trasformazione nel mostro di Frankenstein è stato un dono inaspettato. Durante un’apparizione al Tonight Show con Jimmy Fallon, l’attore australiano ha rivelato come quelle interminabili sessioni di trucco siano diventate la chiave per incarnare davvero la creatura del film di Guillermo del Toro.

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Elordi, che tra l’altro in trasmissione indossava una maglietta con una stampa del Frankenstein di Boris Karloff, ha spiegato:

“In realtà era il tempo perfetto. Quando giri non hai mai così tanto tempo per entrare davvero in qualcosa. Quindi era il tempo perfetto per essere in grado di lasciare tutto questo dietro di me e diventare qualcos’altro, spero.”

La creatura di Frankenstein nel film Netflix diretto da Guillermo del Toro è ben lontana dall’iconico mostro con la pelle verde e i bulloni al collo reso famoso dal film del 1931 con Karloff. Il design elaborato da Mike Hill, responsabile degli effetti prostetici, si basa sull’anatomia umana e su forme geometriche che comunicano immediatamente allo spettatore che si tratta di un essere costruito, assemblato da parti diverse. “Quando lo vedevi, sapevi immediatamente che era stato creato dall’uomo. Era stato modellato, progettato”, ha spiegato Hill.

 

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Il processo di applicazione delle protesi, spiega Elle, richiedeva fino a 11 ore di lavoro meticoloso. Quattordici pezzi coprivano testa e collo, mentre l’intero corpo necessitava di 42 protesi separate. Per rimuovere tutto il trucco servivano altri 90 minuti, utilizzando una sauna gonfiabile nel trailer dell’attore per aiutare a staccare i materiali dalla pelle. Una maratona quotidiana che avrebbe potuto trasformarsi in un incubo, ma che Elordi ha affrontato con una pazienza che ha stupito gli stessi professionisti del trucco.

“Non si è mai lamentato. Ma so che c’era un tumulto interiore. Come potrebbe non esserci?”, ha raccontato Hill, che ha definito Elordi “il miglior soggetto con cui abbia mai lavorato”. Il responsabile degli effetti protetici aveva avvisato l’attore prima di iniziare le riprese: “Gli ho detto: ‘Jacob, finirai per odiare la mia faccia alle 2 del mattino quando sarò chinato su di te, e io odierò la tua perché tu odi la mia”. Quel momento, però, non è mai arrivato, e i due sono diventati amici durante la produzione.

Elordi non ha vissuto quelle ore in isolamento totale. Durante l’apparizione televisiva ha condiviso una foto che lo ritrae in pieno trucco mentre abbraccia la sua cagnolina Layla. “Il cane era meraviglioso, tra l’altro”, ha confermato Hill. “Ci ha tenuto compagnia.” Questi momenti di normalità in mezzo alla trasformazione mostrano come l’attore sia riuscito a trovare un equilibrio tra la necessità di entrare nel personaggio e il bisogno di mantenere un contatto con la realtà.

Ma la preparazione fisica non era che metà del lavoro. Elordi ha sviluppato una camminata unica per il personaggio, partendo da un’osservazione quotidiana: “Ho pensato a cosa significhi cercare di svegliare il piede quando ci sei stato seduto sopra troppo a lungo e non ascolta più il cervello. Cose del genere, come si muoverebbe il piede di qualcun altro sul tuo corpo?” Questa riflessione l’ha portato a lavorare con un insegnante di Butoh, la danza giapponese che spesso incorpora temi oscuri e movimenti controllati, estremamente lenti.
Tra l’altro è la stessa danza che anni fa ha ispirato le coreografie di Madonna nel video di Nothing Really Matters, che aveva un’ambientazione oscura.

 

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La costume designer Kate Hawley ha descritto le prime prove in cui Elordi sperimentava il movimento con gli abiti di scena: “Vedere Jacob fare i suoi primi passi in un costume ed esplorare, con il suo straordinario movimento e tutto quel lavoro di Butoh che aveva fatto, era come vedere un bambino imparare a camminare”. Le proporzioni del corpo, la posizione delle cuciture sulla pelle e la silhouette complessiva hanno contribuito a creare la tensione nella sequenza di apertura ambientata nell’Artico.

Il design della creatura è ispirato al romanzo originale di Mary Shelley del 1818. Hill ha utilizzato libri di testo del XIX secolo e oggetti come teste frenologiche per dare autenticità storica al design. Hawley ha invece guardato all’arte di Caravaggio, con “quella qualità oscura e romantica” e il contrasto tra i rossi profondi e la pelle bianca luminosa.

I bendaggi che avvolgono la creatura appena nata non sono fatti di garza delicata, ma di pelle conciata. “La prima cosa su cui abbiamo lavorato sono stati i bendaggi che evocavano la figura del Cristo”, ha spiegato Hawley. La scelta di materiali resistenti non era solo pratica per le esigenze del set, ma anche concettuale: questi strati non dovevano sembrare pelle vera, perché “non stiamo facendo un documentario storico”.

Il coordinamento tra il team del trucco e quello dei costumi è stato fondamentale per ottimizzare i tempi. “Significava una differenza enorme tra 10 o 5 ore sulla sedia, a seconda di cosa stavamo coprendo e cosa no”, ha spiegato Hawley. Ogni dettaglio è stato studiato per bilanciare l’impatto visivo con la sostenibilità del processo per l’attore.

Il film, ora disponibile su Netflix, rappresenta una reinterpretazione del classico che si distacca dalle versioni precedenti per fedeltà al materiale originale e ambizione visiva. Del Toro aveva posto una condizione chiara a Hill prima di iniziare il progetto: “Mike, sto facendo Frankenstein. Se non realizzi tu la creatura, non faremo il film. Quindi dipende da te”. Una sfida che il responsabile degli effetti prostetici ha accettato con entusiasmo, consapevole della responsabilità di creare un nuovo mostro iconico per il pubblico contemporaneo.

La domanda che tormentava Hill era: “La gente potrebbe accettare una nuova creatura?” La risposta sembra arrivare dalle reazioni del pubblico e dalla performance di Elordi, che ha utilizzato quelle 11 ore quotidiane non come una prova da sopportare, ma come un’opportunità unica per compiere una trasformazione efficace, lasciandosi alle spalle Jacob per diventare completamente altro.

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