Il film Dirty Dancing – balli proibiti non è esattamente basato su una storia vera, ma la sua trama è ispirata alle esperienze personali della sceneggiatrice Eleanor Bergstein e sui suoi ricordi d’infanzia e adolescenza, in particolare le sue esperienze in località di villeggiatura per famiglie negli anni ’60 e la sua passione per il ballo.
La storia d’amore tra Frances “Baby” Houseman e l’istruttore di danza Johnny Castle, al centro della pellicola, è frutto della fantasia di Bergstein; tuttavia, le dinamiche sociali, le relazioni familiari e l’atmosfera dei resort di vacanza per famiglie dell’epoca riflettono la realtà di quel periodo, grazie alle esperienze personali di Bergstein che ha saputo catturare l’essenza di quel mondo nel suo racconto.
Ecco cosa ha raccontato dei suoi soggiorni sui monti Catskills:
Ci andavo tutti gli anni con i miei genitori quando ero bambina. Peraltro, tutti mi chiamavano Baby, già allora. Al mattino i miei giocavano a golf (mia madre era una campionessa) e io andavo a curiosare nelle sale da ballo. Ogni giorno premevo il naso contro il vetro per vedere meglio, e alla fine sono riuscita a entrare.

Io ho sempre vissuto a Brooklyn, e sin da quando avevo undici anni, partecipavo a competizioni di dirty dancing; si tratta sostanzialmente di balli sensuali con un partner a stretto contatto, e musica rock o soul in sottofondo; negli anni poi, sono diventata la regina del mambo, in quegli ambienti. Ma, tornando alle mie estati sui Catskills, lì ogni sera c’era una gara… io ballavo il mambo, oppure il cha-cha, scontrandomi con degli adulti, dei veri professionisti, e vincevo, sempre; in palio c’era dello champagne. Ogni sera veniva giù il palazzo, e alla fine i miei bevevano champagne. Credo tutti fossero affascinati dall’idea di questa ragazzina piena di appetiti, che eseguiva, con sfrenata passione, questi balli ardimentosi seppellita in un vestito d’organza tutto sgualcito; crescendo, poi, ho continuato a fare dirty dancing nei seminterrati; i miei erano d’accordo, a patto che andassi bene a scuola, e che poi mi iscrivessi all’università.
Per quanto riguarda il personaggio di Johnny, Bergstein ha spiegato che non si ispira a nessuna persona reale. Per crearlo, ha combinato caratteristiche di diverse persone, ma, dopo il successo del film, molte donne le hanno scritto dicendo che Johnny assomigliava a qualcuno che avevano conosciuto in passato. Una lettera in particolare l’ha colpita molto: una donna scriveva che, sebbene sapesse che una relazione con quel “Johnny” non sarebbe mai andata a buon fine a causa delle loro differenze, non riusciva a smettere di pensare a lui. Anche se Johnny non era una persona reale, Bergstein le ha risposto assicurandole che lui continuava a pensare a lei.
