In un annuncio esplosivo pubblicato sul proprio account Truth Social il 4 maggio, Donald Trump ha dichiarato di voler imporre un dazio aggiuntivo del 100% su tutti i film realizzati all’estero e distribuiti negli Stati Uniti.
La misura, che ha immediatamente provocato reazioni contrastanti in ambito politico ed economico, è stata giustificata da Trump con motivazioni legate alla sicurezza nazionale.
Secondo il Presidente USA, le produzioni straniere, infatti, non solo sottraggono investimenti e talenti all’industria americana, ma rappresentano anche veicoli di “propaganda” che indeboliscono la cultura nazionale.
Aggiornamento: in seguito alle veementi reazioni, rispondendo alle domande dei reporter a riguardo Trump in serata ha corretto il tiro, aprendo a degli incontri – non specificati con l’industria: “Non voglio danneggiare l’industria; voglio aiutarla, Avremo un incontro con i loro rappresentanti. Voglio assicurarmi che siano soddisfatti, perché il nostro obiettivo sono i posti di lavoro”
“Hollywood is being destroyed. You have a grossly incompetent governor that allowed that to happen… Other nations have stolen our movie industry…We should have a tariff on movies that come in…That’s sort of a threat to our country in a sense”
– Pres. Trump on movie tariffs pic.twitter.com/C8lm5zMbtf
— Howard Mortman (@HowardMortman) May 5, 2025
“L’industria cinematografica americana ci sta morendo sotto gli occhi! Altri Paesi offrono ogni tipo di incentivo per attirare i nostri registi e gli studios fuori dagli Stati Uniti.
Hollywood, e molte altre zone del Paese, ne stanno pagando le conseguenze. Si tratta di un’azione coordinata da parte di nazioni straniere e, per questo, di una minaccia alla sicurezza nazionale. In più, c’è anche un tema nascosto di messaggi negativi e propaganda antiamericana. Per questo motivo, ho autorizzato il Dipartimento del Commercio e il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti a implementare un procedimento volto ad imporre una tariffa del 100% su tutti i film prodotti all’estero e distribuiti nel nostro Paese. VOGLIAMO CHE I FILM TORNINO A ESSERE FATTI IN AMERICA!”
Il messaggio è chiaro: “Vogliamo che i film tornino a essere girati in America, come una volta!”. Secondo Trump, la dinamica starebbe portando alla “morte accelerata” del settore negli Stati Uniti. Tra i paesi implicati: Regno Unito, Australia, Canada, Ungheria e Nuova Zelanda — mete sempre più frequenti per produzioni hollywoodiane grazie ai risparmi economici e alla qualità dei servizi offerti.
Assai meno chiaro, invero, l’autentico significato della proposta: nessuno, tra analisti e addetti ai lavori, è infatti al momento in grado di affermare se l’imposizione di dazi ulteriori vedrebbe una ricaduta immediata sui budget delle produzioni stesse, oppure porterebbe a un riverbero sull’utente finale, con un importante rincaro del costo di biglietti di sala e abbonamenti alle piattaforme.
Nel tentativo di mettere a tacere l’universale sgomento degli addetti ai lavori, la Casa Bianca, nella serata di lunedì, ha emesso un comunicato stampa in cui si chiarisce come, a proposito, nulla sia stato ancora deciso. Ecco le parole del portavoce governativo Kush Desay (Variety)
“Anche se non sono state prese decisioni definitive riguardo le tariffe sui film stranieri, l’Amministrazione sta esplorando tutte le opzioni per dare seguito all’indicazione del Presidente Trump di tutelare la sicurezza nazionale ed economica del nostro paese, mentre si lavora per rendere di nuovo grande Hollywood.”
In mattinata, un produttore britannico aveva dichiarato a Deadline, in reazione alla dichiarazione di Trump
È una follia! Le aziende americane possono realizzare solo film negli Stati Uniti? James Cameron non potrebbe più girare Avatar all’estero? E chi dovrebbe pagare queste tariffe? Se toccasse ai distributori indipendenti, verrebbero spazzati via tutti”

L’annuncio arriva in un momento critico per Hollywood, che fatica ancora a riprendersi dagli scioperi del 2023 e dalla contrazione della spesa da parte dei grandi gruppi media. Sebbene il botteghino statunitense nel 2025 abbia registrato un aumento del 15,8% rispetto al 2024, la produzione resta in netto calo: il numero di film e serie in lavorazione è ancora inferiore del 40% rispetto all’era pre-pandemica.
I dubbi legali sulla proposta, come si evince dai paragrafi precedenti, sono molteplici: non è affatto chiaro fino a che punto Trump possa imporre una tariffa del genere senza passare per il Congresso. Inoltre, non si sa se la misura riguarderà anche i film parzialmente girati all’estero — una categoria che include la maggior parte dei blockbuster moderni. L’annuncio, privo di dettagli operativi, ha creato forte incertezza proprio a ridosso del Festival di Cannes, dove molti studios USA puntano a chiudere accordi internazionali di distribuzione.

A Los Angeles si susseguono dunque, come ci racconta Variety, le riunioni riservate tra dirigenti e avvocati per comprendere l’impatto effettivo della proposta. Film attesi come Avengers: Doomsday, Messia di Dune e The Odyssey potrebbero rientrare tra le opere penalizzate.
Resta da capire se anche le serie TV e le produzioni streaming — in particolare quelle di Netflix, molto attiva a livello globale — saranno coinvolte. Al proposito, sempre in anonimo a Deadline, un noto distributore internazionale ha spiegato
La mossa colpirebbe duramente anche le piattaforme di streaming, il cui modello si basa sulla produzione locale e la distribuzione globale, compreso il mercato statunitense. Un film girato all’estero avrebbe ancora possibilità di uscire negli Stati Uniti? E se già disponibile, verrebbe rimosso dai servizi di streaming americani?
Non si esclude nemmeno una risposta dura da parte degli altri paesi, con possibili dazi di ritorsione sui prodotti audiovisivi americani. Considerando che il 60% degli incassi globali dei grandi studios proviene dal mercato internazionale, una simile eventualità potrebbe avere effetti devastanti sul mercato globale
Alcuni economisti hanno bollato la proposta come dannosa e confusa. Justin Wolfers, dell’Università del Michigan, ha scritto con sarcasmo su X: “Trump ha appena scoperto che anche gli altri paesi competono sul mercato.”
Tra le reazioni più concrete, si segnala che Jon Voight — uno degli “ambasciatori culturali” nominati a gennaio da Trump insieme a Mel Gibson e Sylvester Stallone — ha recentemente incontrato sindacati e produttori per discutere possibili incentivi fiscali federali volti a trattenere le produzioni negli USA.
Ma al momento, nessuna misura ufficiale è stata ancora approvata.

Nelle prime ore della mattinata, fonti interne raccolte da Deadline in un’editoriale, avevano confermato che gli uffici legali degli studios e i più importanti studi legali esterni della California si stiano muovendo freneticamente per capire cosa voglia davvero ottenere Trump e quanto questa mossa potrebbe costare all’industria. “Lui ha sempre un obiettivo: chiudere un accordo, portarsi a casa una vittoria. Dobbiamo trovare il modo giusto per gestire la cosa”, ha detto un dirigente
“L’idea, per quanto ci riguarda, è far passare la tempesta e sperare che tutto venga messo da parte col tempo”.
Nel frattempo, tutti i principali players, tra studios e piattaforme streaming hanno preferito non commentare direttamente, la notizia, rimandando ogni dichiarazione alla MPA, l’associazione di categoria. Ma anche la MPA ha scelto finora il silenzio. Trump intanto incontrerà il 6 maggio alla Casa Bianca il nuovo Primo Ministro canadese Mark Carney, e il tema delle tariffe sarà quasi sicuramente sul tavolo.
Se la minaccia si concretizzerà, sarà un colpo durissimo per un settore già in forte difficoltà, soprattutto nella California del Sud. Hollywood ha appena iniziato a riprendersi dagli effetti devastanti della pandemia e dal passaggio allo streaming domestico. Netflix, Max e in parte Disney hanno infatti ormai una forte dipendenza da produzioni internazionali.
E anche se la California Film Commission sta promuovendo nuovi crediti d’imposta, i danni degli scioperi, degli incendi e dei costi alle stelle hanno causato un crollo a doppia cifra della produzione nell’area di Los Angeles negli ultimi sei anni. Molti lavoratori “below the line” (tecnici, maestranze, freelance) sono ormai disoccupati da mesi, e sempre più persone stanno abbandonando la professione — o lo Stato.
Come ha commentato amaramente un addetto ai lavori in forma anonima, sempre a Deadline: “Non pensavo che nel 2025 sul mio calendario avrei letto la frase ‘Distruzione del cinema mondiale: imminente”
Da parte sua, Trump, nel difendere la proposta, aveva più volte citato l’IEEPA — una legge del 1977 che conferisce poteri straordinari al Presidente in caso di minacce eccezionali alla sicurezza nazionale. il cui testo è però molto chiaro: serve infatti una minaccia concreta e inusuale per giustificare una simile dichiarazione d’emergenza. Inoltre, come ha fatto notare l’ufficio del neo governatore californiano Gavin Newsom, la legge non menziona nemmeno la possibilità di introdurre dazi come misura correttiva a una tale e supposta emergenza.
Tradotto: il Congresso, anche se dominato dai repubblicani, difficilmente interverrà, ma l’azione di Trump potrebbe risultare legalmente contestabile. E destinata a finire in tribunale.
