Un cachet da 379 euro per sette giorni di lavoro come comparsa cinematografica e una richiesta di restituzione da oltre 21mila euro. È il paradosso che ha coinvolto un pensionato trentino, ora al centro di un contenzioso con l’Inps finito davanti al Tribunale del lavoro di Trento.

La vicenda risale al 2021, quando l’uomo aveva partecipato come figurante alle riprese di Vermiglio, il film scritto e diretto da Maura Delpero, che ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi. Un’esperienza limitata a poche scene, vissuta più come una passione che come un’attività lavorativa vera e propria. Nel film, girato anche in Val di Sole e altre località il pensionato aveva partecipato a una scena portando una croce, senza alcuna continuità né prospettiva professionale.
Secondo l’Inps, però, quei sette giorni di impiego come comparsa, formalmente inquadrato come lavoratore dipendente a tempo determinato, avrebbero violato il divieto di cumulo tra pensione Quota 100 e redditi da lavoro dipendente. L’ente previdenziale ha quindi contestato la decadenza del diritto all’intero trattamento pensionistico per l’anno 2021, arrivando a richiedere la restituzione di oltre 21mila euro, corrispondenti alle somme già erogate.
Un aspetto cruciale della questione riguarda le modalità di assunzione nel settore cinematografico. Le produzioni, per poter accedere ai contributi pubblici, sono obbligate a inquadrare anche le comparse come lavoratori dipendenti a tempo determinato, spesso tramite l’Agenzia del Lavoro. Il pensionato aveva scoperto di essere stato formalmente assunto solo a posteriori, al momento della ricezione del Cud, senza aver piena consapevolezza delle conseguenze previdenziali.
La comunicazione di addebito è arrivata nel dicembre 2024. Il ricorso amministrativo presentato dall’uomo è stato respinto dall’Inps nel giugno 2025. Ad agosto dello stesso anno, l’ente ha disposto il recupero forzoso delle somme, prevedendo una trattenuta mensile di circa 292 euro per 72 rate, una decurtazione che avrebbe pesato significativamente sul bilancio familiare del pensionato.
Come riporta l’Adige, a quel punto, l’uomo si è rivolto al Tribunale del lavoro di Trento tramite l’avvocato Filippo Valcanover. La giudice del lavoro Giuseppina Passarelli ha accolto il ricorso d’urgenza, sospendendo in via cautelare le trattenute sulla pensione. Una battuta d’arresto, almeno per il momento, per l’ente previdenziale.
L’Inps ha fondato la propria posizione sull’articolo 14 del decreto legislativo 4 del 2019, che vieta il cumulo tra pensione Quota 100 e redditi da lavoro dipendente. Un principio ribadito anche dalla sentenza della Corte di Cassazione del dicembre 2024, secondo cui la percezione di redditi da lavoro comporta la perdita dell’intero trattamento pensionistico per l’anno di riferimento.
Tuttavia, il Tribunale di Trento ha adottato una valutazione diversa in sede cautelare. Nell’ordinanza, la giudice Passarelli sottolinea come la pronuncia della Cassazione, allo stato l’unica sul tema, non abbia carattere vincolante per i giudici di merito. Viene inoltre richiamata la decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Ravenna in un caso analogo, rimettendo così al giudice del lavoro la valutazione concreta della proporzionalità della sanzione.
Proprio su questo punto si concentra il provvedimento cautelare: spetta al tribunale stabilire se la richiesta dell’Inps sia congrua rispetto all’entità e alla natura dell’attività svolta. La normativa, infatti, consente ai pensionati di svolgere attività occasionali entro il limite di 5mila euro lordi annui, purché comunicate preventivamente.
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Nel ricorso si evidenzia come l’attività svolta fosse stata del tutto sporadica e occasionale, per un importo largamente inferiore alla soglia consentita. La questione ora attende una decisione nel merito che dovrà bilanciare il rigore normativo con il principio di proporzionalità della sanzione rispetto alla violazione contestata.
Il caso del pensionato trentino si inserisce in un filone di contenziosi in crescita in tutta Italia. Pensionati Quota 100 sono finiti nel mirino dell’Inps per aver lavorato pochi giorni o poche ore, spesso in contesti familiari o saltuari. In Trentino è ancora vivo il ricordo della vicenda di Angelo Menapace, ex panettiere di Tuenno, al quale nel gennaio 2024 l’Inps aveva chiesto la restituzione di 19mila euro per 30 ore di lavoro svolte in una pescheria di un parente, retribuite con 280 euro.
Storie diverse, ma accomunate dallo stesso nodo giuridico: il confine tra lavoro occasionale e violazione del divieto di cumulo.
