I diari personali di Alan Rickman hanno rivelato retroscena sorprendenti sulla lavorazione della saga di Harry Potter, in particolare su Il prigioniero di Azkaban, il terzo capitolo diretto da Alfonso Cuarón. Un estratto datato 30 luglio 2003, scritto durante le riprese di una scena tra Piton e Lupin, racconta una giornata tutt’altro che serena per l’attore britannico.
Rickman annota di aver iniziato la giornata nel peggiore dei modi: un colpo alla testa causato da uno schermo caduto sul set, seguito da un breve blackout e da uno stato di malinconia durato per ore. Una condizione che avrebbe contribuito a creare tensioni con il regista messicano.
“Alfonso era silenziosamente furioso con me”, scrive Rickman, spiegando però di aver chiarito rapidamente la situazione: “Gli voglio troppo bene per lasciare che duri troppo a lungo, così mi sono sfogato e abbiamo risolto la questione”.
Come riportato da The Guardian, il diario offre uno spaccato sincero delle pressioni che gravavano anche sui professionisti più esperti all’interno di un colosso come Harry Potter. Rickman riconosce lo stress di Cuarón, sottolineando come il regista fosse costretto a provare le scene tecniche prima ancora di lavorare con gli attori, in un contesto dove il cast più giovane aveva ancora bisogno di una guida costante.
Non manca, nel suo stile caustico, una frecciata rivolta a Emma Watson, allora giovanissima interprete di Hermione Granger:
“La dizione di Emma Watson a volte è al confine con l’Albania”, scrive Rickman, precisando implicitamente l’inesperienza degli attori bambini, alle prese con un set complesso e impegnativo.
Nonostante difficoltà fisiche e momenti di frustrazione, Alan Rickman ha interpretato Severus Piton in tutti e otto i film della saga, offrendo nel tempo una delle performance più stratificate dell’intero franchise, culminata nelle sue ultime apparizioni. Cast e troupe hanno sempre ricordato con affetto il lavoro al suo fianco, anche se l’attore non nascondeva occasionali giornate di cupa introspezione.

Il diario testimonia però anche la profonda stima di Rickman per Il prigioniero di Azkaban. Dopo la première mondiale del film, tenutasi a New York il 23 maggio 2004, l’attore descrive l’accoglienza del pubblico come quella riservata ai Beatles. E sul film scrive parole entusiastiche:
“Alfonso ha fatto un lavoro straordinario. È un film molto maturo, pieno di audacia. Ogni inquadratura è opera di un artista e narratore”.
Dal 1972 fino alla morte, Rickman ha tenuto con costanza dei diari personali. A partire dal 1992, queste annotazioni sono diventate sempre più dettagliate, fino a comporre 26 volumi, molti dei quali illustrati a mano. Il motivo per cui l’attore abbia sentito il bisogno di documentare la propria vita resta poco chiaro, ma proprio questa abitudine ha restituito oggi una testimonianza preziosa sugli undici anni segnati dal suo legame con il personaggio di Piton.
Alan Rickman è scomparso nel gennaio del 2016, a 69 anni. Negli anni successivi, anche altri volti storici della saga ci hanno lasciato.
I diari personali di Alan Rickman hanno rivelato retroscena sorprendenti sulla lavorazione della saga di Harry Potter, in particolare su Il prigioniero di Azkaban, il terzo capitolo diretto da Alfonso Cuarón. Un estratto datato 30 luglio 2003, scritto durante le riprese di una scena tra Piton e Lupin, racconta una giornata tutt’altro che serena per l’attore britannico.
Rickman annota di aver iniziato la giornata nel peggiore dei modi: un colpo alla testa causato da uno schermo caduto sul set, seguito da un breve blackout e da uno stato di malinconia durato per ore. Una condizione che avrebbe contribuito a creare tensioni con il regista messicano.
“Alfonso era silenziosamente furioso con me”, scrive Rickman, spiegando però di aver chiarito rapidamente la situazione: “Gli voglio troppo bene per lasciare che duri troppo a lungo, così mi sono sfogato e abbiamo risolto la questione”.
Come riportato da The Guardian, il diario offre uno spaccato sincero delle pressioni che gravavano anche sui professionisti più esperti all’interno di un colosso come Harry Potter. Rickman riconosce lo stress di Cuarón, sottolineando come il regista fosse costretto a provare le scene tecniche prima ancora di lavorare con gli attori, in un contesto dove il cast più giovane aveva ancora bisogno di una guida costante.
Non manca, nel suo stile caustico, una frecciata rivolta a Emma Watson, allora giovanissima interprete di Hermione Granger:
“La dizione di Emma Watson a volte è al confine con l’Albania”, scrive Rickman, precisando implicitamente l’inesperienza degli attori bambini, alle prese con un set complesso e impegnativo.
Nonostante difficoltà fisiche e momenti di frustrazione, Alan Rickman ha interpretato Severus Piton in tutti e otto i film della saga, offrendo nel tempo una delle performance più stratificate dell’intero franchise, culminata nelle sue ultime apparizioni. Cast e troupe hanno sempre ricordato con affetto il lavoro al suo fianco, anche se l’attore non nascondeva occasionali giornate di cupa introspezione.

Il diario testimonia però anche la profonda stima di Rickman per Il prigioniero di Azkaban. Dopo la première mondiale del film, tenutasi a New York il 23 maggio 2004, l’attore descrive l’accoglienza del pubblico come quella riservata ai Beatles. E sul film scrive parole entusiastiche:
“Alfonso ha fatto un lavoro straordinario. È un film molto maturo, pieno di audacia. Ogni inquadratura è opera di un artista e narratore”.
Dal 1972 fino alla morte, Rickman ha tenuto con costanza dei diari personali. A partire dal 1992, queste annotazioni sono diventate sempre più dettagliate, fino a comporre 26 volumi, molti dei quali illustrati a mano. Il motivo per cui l’attore abbia sentito il bisogno di documentare la propria vita resta poco chiaro, ma proprio questa abitudine ha restituito oggi una testimonianza preziosa sugli undici anni segnati dal suo legame con il personaggio di Piton.
Alan Rickman è scomparso nel gennaio del 2016, a 69 anni. Negli anni successivi, anche altri volti storici della saga ci hanno lasciato.
