In un incontro eccezionale che ha trasformato il Vaticano in un ideale festival cinematografico, Papa Leone XIV ha accolto una platea di cineasti e lavoratori del settore tra i più influenti del mondo: Viggo Mortensen, Cate Blanchett, Greta Gerwig, Spike Lee, Darren Aronofsky, Marco Bellocchio, Monica Bellucci, Chris Pine, Dario Argento e molti altri. Una congregazione di artisti riuniti non per presentare un film, ma per ascoltare un discorso che è, di fatto, una riflessione sul senso più profondo del cinema oggi.
Il Papa ha definito la settima arte “giovane, onirica e un po’ inquieta”, ricordando come in 130 anni sia passata dal gioco di luci e ombre dei Lumière alla capacità di esplorare la fragilità e il desiderio di infinito dell’essere umano. “Quando la luce del cinema accende il buio, si accendono anche gli occhi dell’anima”, ha detto, celebrando un’arte che intrattiene ma, al tempo stesso, conduce lo spettatore dentro la propria avventura spirituale.
Leone ha denunciato con chiarezza il declino delle sale, definite “cuori pulsanti delle comunità”, e ha lanciato un appello alle istituzioni affinché non ne permettano l’estinzione. Il cinema, ha insistito, non è soltanto uno schermo ma “un crocevia di desideri, memorie e domande”.
Il pontefice ha poi rivolto parole nette contro “la logica degli algoritmi”, che tende a riprodurre all’infinito ciò che funziona. L’arte, ha ribadito, apre agli scenari del possibile: difende e salvaguarda lentezza, silenzio, ambiguità. “Il cinema autentico non consola soltanto, ma provoca. Rende visibili le domande che ci abitano e talvolta le lacrime che non sapevamo di dover piangere.”
Australian actor and film producer Cate Blanchett presented Pope Leo with a bracelet at the end of the World of Cinema audience in the Apostolic Palace. She explained she wears it “in solidarity with people who are displaced.”
As a Goodwill ambassador for the United Nation’s… pic.twitter.com/20hoLXuBoO
— Vatican News (@VaticanNews) November 15, 2025
Nel suo appello ai presenti, il Papa ha indicato la strada per un cinema di progresso, un cinema coraggioso, che non abbia paura di entrare nelle ferite del mondo — violenza, povertà, esilio, solitudine, dipendenze — senza sfruttarle, ma riconoscendole. Raccontare l’oscurità – ha detto – è un atto d’amore.
Infine, Prevost ha offerto un omaggio a chi il cinema lo costruisce ogni giorno: tecnici, elettricisti, truccatori, costumisti, assistenti, produttori. Un’opera collettiva che, come una comunità, vive solo grazie ai suoi molti talenti.
“Che il cinema sia sempre una casa per chi cerca pace e senso,” ha concluso. “E che continui a offrirci, anche solo per un istante, un frammento del mistero di Dio.”
Ecco di seguito la nostra traduzione integrale della declamazione (qui trovate la versione ufficiale della Santa Sede)
Cari fratelli e sorelle,
Sebbene il cinema abbia ormai più di un secolo, è ancora un’arte giovane, onirica e un po’ inquieta. Presto celebrerà il suo 130º anniversario, contando dalla prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière a Parigi il 28 dicembre 1895. Fin dall’inizio, il cinema è stato un gioco di luci e ombre, pensato per divertire e impressionare. Tuttavia, questi effetti visivi hanno presto iniziato a trasmettere realtà molto più profonde, diventando infine un’espressione del desiderio di contemplare e comprendere la vita, di raccontarne la grandezza e la fragilità e di ritrarre la nostalgia dell’infinito.
Cari amici, sono felice di salutarvi e accogliervi. Esprimo anche la mia gratitudine per ciò che il cinema rappresenta: un’arte popolare nel senso più nobile, destinata a tutti e accessibile a tutti. È meraviglioso vedere che quando la luce magica del cinema illumina l’oscurità, accende simultaneamente gli occhi dell’anima. Infatti, il cinema unisce ciò che sembra essere semplice intrattenimento con il racconto dell’avventura spirituale della persona umana. Uno dei contributi più preziosi del cinema consiste nell’aiutare il pubblico a considerare la propria vita, a guardare la complessità delle proprie esperienze con occhi nuovi e a osservare il mondo come se fosse la prima volta. In questo modo, essi riscoprono una parte della speranza essenziale affinché l’umanità possa vivere pienamente. Trovo conforto nel pensiero che il cinema non sia soltanto immagini in movimento; mette in movimento la speranza.
Entrare in un cinema è come varcare una soglia. Nel buio e nel silenzio, la visione si fa più nitida, il cuore si apre e la mente diventa ricettiva a cose ancora non immaginate. In realtà, voi sapete che la vostra arte richiede concentrazione. Attraverso le vostre opere, vi connettete con persone che cercano intrattenimento, così come con coloro che portano nel cuore un senso di inquietudine e cercano significato, giustizia e bellezza. Viviamo in un’epoca in cui gli schermi digitali sono sempre accesi. C’è un flusso costante di informazioni. Tuttavia, il cinema è molto più di uno schermo; è un crocevia di desideri, ricordi e domande. È un viaggio sensoriale in cui la luce trafigge l’oscurità e le parole incontrano il silenzio. Man mano che la trama si sviluppa, la nostra mente viene educata, la nostra immaginazione si allarga e persino il dolore può trovare un nuovo significato.
Le strutture culturali, come cinema e teatri, sono i cuori pulsanti delle nostre comunità, perché contribuiscono a renderle più umane. Se una città è viva, lo deve in parte ai suoi spazi culturali. Dobbiamo abitare questi spazi e costruire relazioni al loro interno, giorno dopo giorno. Tuttavia, i cinema stanno vivendo un declino preoccupante, e molti vengono eliminati da città e quartieri. Non pochi affermano che l’arte cinematografica e l’esperienza del cinema siano in pericolo. Invito le istituzioni a non arrendersi, ma a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività.
La logica degli algoritmi tende a ripetere ciò che “funziona”, ma l’arte apre agli scenari del possibile. Non tutto deve essere immediato o prevedibile. Difendete la lentezza quando serve, il silenzio quando parla e la differenza quando evoca. La bellezza non è solo un mezzo di fuga; è, soprattutto, un’invocazione. Quando il cinema è autentico, non si limita a consolare ma provoca. Articola le domande che abitano in noi e talvolta suscita lacrime che non sapevamo di dover versare.
In quest’Anno Giubilare, la Chiesa ci invita a camminare verso la speranza. La vostra presenza qui, da tanti Paesi diversi, e il vostro lavoro artistico in particolare, sono un esempio luminoso. Come tanti altri che vengono a Roma da tutto il mondo, anche voi siete in cammino come pellegrini dell’immaginazione, cercatori di significato, narratori di speranza e messaggeri dell’umanità. Il vostro viaggio non si misura in chilometri, ma in immagini, parole, emozioni, ricordi condivisi e desideri collettivi. Navigate questo pellegrinaggio dentro il mistero dell’esperienza umana con uno sguardo penetrante, capace di riconoscere la bellezza anche nel fondo del dolore e di discernere la speranza nella tragedia della violenza e della guerra.
La Chiesa vi stima per il vostro lavoro con la luce e il tempo, con volti e paesaggi, con parole e silenzi. Papa Paolo VI una volta disse agli artisti: “Se siete amici dell’arte autentica siete nostri amici”, ricordando che “questo mondo in cui viviamo ha bisogno della bellezza per non sprofondare nella disperazione”. Desidero rinnovare questa amicizia perché il cinema è un’officina di speranza, un luogo dove le persone possono ritrovare se stesse e il proprio scopo.
Forse potremmo ricordare le parole di David W. Griffith, uno dei grandi pionieri della settima arte. Egli disse una volta: “Ciò che manca al cinema moderno è la bellezza, la bellezza del vento che muove gli alberi.” Il riferimento al vento non può non richiamare un passo del Vangelo di Giovanni: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito”. A questo proposito, cari cineasti esperti e novizi, vi invito a fare del cinema un’arte dello Spirito.
Nell’epoca attuale, c’è bisogno di testimoni di speranza, bellezza e verità. Voi potete svolgere questo ruolo attraverso il vostro lavoro artistico. Il buon cinema — e coloro che lo creano e lo interpretano — ha il potere di recuperare l’autenticità delle immagini per salvaguardare e promuovere la dignità umana. Non abbiate paura di affrontare le ferite del mondo. Violenza, povertà, esilio, solitudine, dipendenza e guerre dimenticate sono temi che devono essere riconosciuti e narrati. Il buon cinema non sfrutta il dolore; lo riconosce e lo esplora. Questo è ciò che hanno fatto tutti i grandi registi. Dare voce ai sentimenti complessi, contraddittori e talvolta oscuri che abitano il cuore umano è un atto d’amore. L’arte non deve sottrarsi al mistero della fragilità; deve affrontarlo e sapere restare davanti ad esso. Senza essere didattiche, le forme autenticamente artistiche di cinema possiedono la capacità di educare lo sguardo del pubblico.
In conclusione, realizzare film è uno sforzo comunitario, un’impresa collettiva in cui nessuno è autosufficiente. Mentre tutti riconoscono l’abilità del regista e il genio degli attori, un film sarebbe impossibile senza la dedizione silenziosa di centinaia di altri professionisti: assistenti, fattorini, attrezzisti, elettricisti, tecnici del suono, tecnici delle attrezzature, truccatori, parrucchieri, costumisti, location manager, direttori del casting, tecnici degli effetti speciali e produttori. Ogni voce, ogni gesto e ogni competenza contribuiscono a un’opera che può esistere solo come insieme.
In un’epoca di personalità egotistiche e conflittuali, voi dimostrate che creare un film di qualità richiede dedizione e talento. Grazie ai doni e alle qualità di coloro con cui lavorate, ognuno può far brillare il proprio carisma in un’atmosfera collaborativa e fraterna. Che il vostro cinema sia sempre un luogo d’incontro e una casa per coloro che cercano significato e un linguaggio di pace. Che non perda mai la capacità di stupire e continui a offrirci un piccolo scorcio del mistero di Dio.
