L’ultimo film di Paolo Virzì, Cinque secondi, uscito ad ottobre 2025, è finito davanti ai giudici del Tribunale di Firenze, protagonista di un contenzioso giudiziario che ha come obiettivo il blocco della distribuzione e la richiesta di un risarcimento danni. Al centro della controversia c’è un personaggio del film: Matilde Guelfi Camaiani, figura liberamente ispirata, secondo la produzione, a una contessa toscana realmente esistita. Stefano Guelfi Camaiani, nipote della nobildonna e erede della storica casata nobiliare toscana, ha deciso di intraprendere un’azione legale contro le società produttrici e distributrici della pellicola, la Greenboo Production srl e la Indiana Production srl.
Secondo l’erede, il film rappresenta la famiglia come una nobiltà decaduta, travolta da dissesto finanziario, tossicodipendenza, reati, suicidio e problemi psichiatrici. Stefano Guelfi Camaiani ha dichiarato di essere estremamente seccato per questa situazione, sottolineando che non è mai esistito alcun accordo per utilizzare il nome della zia e della casata nelle sale cinematografiche.

La questione giuridica, spiega il Corriere Fiorentino, ruota attorno alla presunta violazione del buon nome della famiglia e, più specificamente, alla lesione del diritto all’identità personale e alla riservatezza della propria esistenza e storia familiare. In sede cautelare, con un provvedimento d’urgenza, l’erede ha chiesto ai giudici fiorentini di bloccare immediatamente la diffusione del film per tutelare questi diritti fondamentali.
Il primo round giudiziario si è però concluso con una vittoria della produzione. Il giudice Carolina Dini, della prima sezione civile del Tribunale di Firenze, ha rigettato la richiesta di blocco cautelare con un’ordinanza che evidenzia come il film si presenti al pubblico come opera di finzione, frutto complessivo della creatività artistica degli autori.
Elemento decisivo per la decisione del magistrato è stato il classico cartello che compare nei titoli di coda del film, quella dicitura ormai rituale in ogni opera cinematografica di questo genere: i fatti e i personaggi narrati sono immaginari e frutto della fantasia degli autori, e qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Per il Tribunale fiorentino non sussiste quindi il pericolo che la storia della famiglia narrata nel film venga percepita come vera dal pubblico, proprio in virtù delle ripetute avvertenze allo spettatore circa il fatto che si trova al cospetto di una finzione. Questa valutazione ha portato al rigetto della tutela cautelare, mancando i requisiti necessari per la sua concessione.
La battaglia legale, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Il procedimento giudiziario deve ancora proseguire affrontando il merito della questione. Nelle prossime udienze, i giudici fiorentini saranno chiamati a stabilire se il film ha effettivamente violato i diritti dell’erede della famiglia Guelfi Camaiani e se sussistono i presupposti per un risarcimento danni. Inoltre, dovranno decidere se esistono le condizioni per bloccare la diffusione della pellicola in futuro, una volta esaurito l’iter processuale completo.
