Il film Il ragazzo dai pantaloni rosa è liberamente ispirato alla storia vera di Andrea Spezzacatena, il ragazzo di 15 anni che morì suicida a Roma, il 20 novembre 2012, dopo aver subito atti di bullismo di natura omofobica a scuola. La pellicola, che ha avuto un grande successo al cinema, è tratta dal libro Andrea – oltre il pantalone rosa, scritto dalla madre del ragazzo, Teresa Manes.
Teresa Manes sul suo seguitissimo profilo di Facebook, ha detto che il film è tratto liberamente dalla storia di Andrea, lasciando intendere che rispecchia i fatti realmente accaduti, pur prendendosi qualche licenza narrativa. Andrea Spezzacatena viene descritto come un ragazzo sensibile, studioso, attento nei confronti degli altri, un po’ eccentrico, creativo. Amava il cinema e il canto. Viveva a Roma con i suoi genitori, Teresa e Tiziano, e con il suo fratellino, Daniele, di cinque anni più piccolo, a Roma e frequentava il Liceo Scientifico Cavour. Per gli Spezzacatena è un periodo complicato: la coppia sta per separarsi, e quando Andrea porta una pagella piena di insufficienze a casa, sua mamma ne resta sorpresa, ma non va a pensare che suo figlio possa essere vittima dei bulli. Andrea giustifica quei brutti voti con una delusione amorosa: la ragazza che gli piace lo avrebbe respinto.

Il 20 novembre 2012 Teresa non è a Roma, ma si trova in Calabria dalla sua famiglia di origine, dove stava pensando di trasferirsi in vista della separazione. La donna è al telefono con suo marito, che sta rientrando a casa con Daniele. Sarà proprio quest’ultimo a trovare il corpo di Andrea, impiccato con una sciarpa fissata ad uno scaletto pieghevole, in mezzo ad un corridoio e sotto un soppalco dove lui amava rifugiarsi per leggere. Prima di uccidersi, ha fatto un’ultima telefonata all’amica di cui era innamorato – telefonata di cui, spiega Teresa, ad oggi neanche lei ha saputo il contenuto.
Sul fatto che Andrea non abbia lasciato un biglietto, sua madre spiega che può averlo fatto di proposito. “In fondo, che volesse bene a tutti, si sapeva. Ma ha costretto tutti ad un punto di domanda”
“Con questo suo gesto ha dato un pugno a tutti.
A me, come madre.
Ai suoi compagni, come amici.
Agli insegnanti come educatori.
Ognuno di noi porterà sempre, con se il peso di un qualcosa.
Per aver sottovalutato.
Per aver sopravvalutato.
Per aver ignorato.”
Qualche giorno dopo la morte di Andrea, Teresa apre il portatile e si rende conto che suo figlio subiva bullismo da tempo. Lo capisce dalle chat private su Facebook e da una pagina – aperta dai bulli – in cui Andrea è l’oggetto di numerose prese in giro di natura omofobica. Il titolo della pagina, poi fatta chiudere dall’OSCAD, è Il ragazzo dai pantaloni rosa. Quelli che daranno il titolo al film con Claudia Pandolfi nel ruolo di Teresa e Samuele Carrino in quello di Andrea. Quei pantaloni rosa che oggi sono il simbolo della lotta che Teresa porta avanti dal 2012 contro il bullismo e l’omofobia, sia su Facebook che con incontri nelle scuole di tutta Italia. Pantaloni rosa che in oriigine erano rossi, ma si scolorirono a causa di un errore di lavaggio, ma Andrea volle indossare lo stesso. Altro motivo per il quale fu preso in giro, fu lo smalto sulle unghie.

La ricerca della verità, da parte della mamma di Andrea, si arena su indagini a suo dire inadeguate e poi sull’archiviazione del caso, da parte dei giudici, che ritennero che non c’erano stati bullismo e omofobia e che presumibilmente Andrea si era tolto la vita perché non aveva accettato il rifiuto della ragazza di cui era innamorato o per la separazione dei suoi genitori.
Sua madre invece – come scrisse in un post su Facebook – ritiene che le circostanze del suicidio di Andrea non sono mai state chiarite a dovere e che la scientifica non ha mai fatto prove per verificare se il ragazzo si sia gettato effettivamente dallo scaletto con una sciarpa al collo, senza che lo scaletto si rompesse o cadesse. Inoltre, come abbiamo parlato approfonditamente a proposito dei bulli di Andrea Spezzacatena, le indagini in ambto scolastico furono effettuate tardi e ulteriori ritardi, secondo Teresa, diedero modo alla scuola di far sparire prove importanti, come una scritta offensiva su un muro, che si riferiva ad Andrea.

La vita di Teresa è andata avanti, e così quella di Daniele, il fratello di Andrea Spezzacatena. Teresa e Tiziano hanno nuovi compagni e Daniele ormai è un ragazzo adulto. La madre di Andrea però, ha dedicato la sua vita a contrastare con forza il fenomeno del bullismo, senza mai fermarsi.
“Dicono che con la morte di un figlio la vita finisca quel giorno.
Non è vero.
La vita va avanti.
Però, se mi volto indietro, vedo pure quello che con lui ho seminato.
Ecco, allora accorgermi che Andrea è “cresciuto”.
La morte mi ha strappato il suo corpo. Ma tutto il resto è vivo.
È con me, in ogni mio respiro.”
