John Boyega, Finn nella trilogia sequel di Star Wars, prima di essere definitivamente scelto per il ruolo dal regista de Il risveglio della forza JJ Abrams, aveva solo 60 dollari sul conto, ridottisi a circa 20 nella stessa giornata per via delle spese di taxi.
Durante un evento a Las Vegas, Boyega ha raccontato così quell’ultimo decisivo provino (People):
“Ero talmente esausto da tutte quelle audizioni che mi sembrava quasi umiliante ricevere un altro invito. Così ho finto di essere impegnato. Ho risposto tipo: ‘Guarda che ho altro da fare, J.J.’. Lui mi chiede dove sono, e io: ‘A una mostra a Greenwich, sono super preso’. E lui: ‘Io sono a Mayfair, in un ristorante. Vieni subito, dobbiamo parlare. È importante’. E allora ho mollato tutto e sono andato.”
Arrivato al ristorante, Boyega ha attraversato la sala nervoso, passo dopo passo, senza sapere cosa aspettarsi.
“J.J. è una persona incredibile, uno di quelli che ti fa sentire a tuo agio. Sapevo che anche se mi avesse detto che non avevo avuto la parte, almeno mi avrebbe pagato il pranzo. Ci sediamo e lui mi fa: ‘Grazie per essere tornato, lo so che ti abbiamo fatto passare un calvario con tutte queste audizioni’. Io, d’istinto, ho cercato di rilanciare: ‘Guarda che posso fare di tutto, accenti inglesi, scozzesi, nigeriani… basta che mi dai un’altra chance’. E lui mi risponde: ‘No, ci sei già. Sei nel cast di Star Wars’.”
Per Boyega, allora, il tempo si è come bloccato
Mi sono ritrovato a fissare una tazza e a contare le zollette di zucchero, tutto sembrava irreale
Il ruolo di Finn in Il risveglio della Forza ha lanciato la carriera dell’attore britannico. Il film ha incassato oltre 2 miliardi di dollari. Ha poi recitato nei due sequel, tutti grandi successi al botteghino. Ma la popolarità non ha cancellato le ombre: Boyega ha parlato spesso delle difficoltà affrontate nella saga, specie riguardo alla rappresentazione dei neri.
Nel 2020, in un’intervista a GQ, l’attore ha ad esempio criticato la gestione dei personaggi di colore da parte di Disney. “Non puoi lanciare un personaggio nero, costruirci sopra tutta la promozione e poi buttarlo in un angolo. Così non funziona, diciamocelo. Sapevate benissimo come valorizzare Daisy Ridley e Adam Driver. Ma quando si è trattato di me o di Kelly Marie Tran, vi siete completamente persi. Tutte le sfumature, tutte le emozioni le avete date a loro [i caucasici, ndr]. E tutti lo sanno, non sto rivelando niente di nuovo.”
Più di recente, nel documentario Number One on the Call Sheet, Boyega ha riflettuto sul senso di esclusione vissuto nella saga: “Star Wars ha sempre avuto quell’atmosfera da club esclusivo, super bianco. Il fatto che un nero ne facesse parte era già qualcosa di strano per molti.”

Ha criticato anche i fan che difendono la scelta dicendo: “Ma c’erano già Lando (Billy Dee Williams) e Mace Windu (Samuel L. Jackson). È come dire che ci sono abbastanza gocce di cioccolato nei biscotti. Giusto per far vedere che ci sono, ma senza davvero cambiare la ricetta. Finché facciamo la spalla divertente, va bene. Ma appena diventiamo protagonisti, appena iniziamo a guidare la storia, diventa troppo. Allora ci accusano di forzare le cose. Eppure, far parte di Star Wars è stato uno spartiacque per me. Un punto di svolta vero.”
