Un’accusa pesante scuote la produzione di Horizon: An American Saga – Chapter 2, secondo film dell’ambiziosa saga western interpretata diretta e prodotta da Kevin Costner. Devyn LaBella, stuntwoman veterana e membro del sindacato SAG-AFTRA, ha intentato una causa contro Costner e la sua casa di produzione, denunciando una brutale scena di stupro non programmata e priva delle protezioni previste.
Secondo l’attrice, l’episodio ha avuto ripercussioni devastanti sulla sua carriera e ha messo in luce gravi falle nella gestione della sicurezza sui set hollywoodiani. La vicenda, già al centro di una battaglia legale, potrebbe ora finire in tribunale prima ancora che il film, fermo ai box da tempo dopo il flop della parte 1, venga distribuito.
Devyn LaBella, che ha lavorato in produzioni di alto profilo come Barbie e American Horror Stories, era stata assunta come controfigura principale per l’attrice Ella Hunt nel secondo capitolo della serie Horizon, girato principalmente in Utah.
Il suo contratto includeva, in linea con quello dell’attrice e con i regolamenti sindacali, la presenza obbligatoria di un coordinatore dell’intimità per ogni scena con contenuti sessuali o di nudo. Questo tipo di tutela, adottato in larga scala dopo il movimento #MeToo, serve a garantire la sicurezza degli interpreti durante sequenze delicate.
Secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla Corte Superiore di Los Angeles (Deadline) tutto sarebbe nato da una prima scena di stupro prevista per il primo maggio 2023 e regolarmente annunciata nel call sheet, provata con la supervisione del coordinatore dell’intimità e girata su un set chiuso.
Il giorno successivo, però, le cose sarebbero cambiate radicalmente. LaBella si sarebbe presentata sul set per girare alcune scene non intime, salvo essere all’improvviso chiamata da Costner a sostituire Ella Hunt per una nuova sequenza di natura sessuale.

Hunt, infatti, secondo quanto riportato da alcune testimonianze allegate alla causa, si era appena allontanata “visibilmente sconvolta” dal set dopo che Costner aveva deciso di inserire nello script una nuova scena di violenza sessuale non concordata in precedenza
La denuncia sostiene inoltre che LaBella, ignara del contenuto della sequenza, sarebbe stata invitata a sdraiarsi sull’asse di un carro per una simulazione di stupro diretta da Costner: l’attore Roger Ivens, seguendo le indicazioni del regista, le avrebbe sollevato con forza la gonna senza che la scena fosse stata prima provata, in assenza di coordinatore dell’intimità e su un set aperto, dove cioè l’intera troupe poteva osservare la scena sui monitor.
Secondo il racconto dell’attrice, la sequenza sarebbe stata ripetuta più volte, senza che venissero mai chiamati “azione” o “stop”, lasciandola confusa e sopraffatta, con le parti intime esposte, con l’aggravante del mestruo in corso. Il reparto costumi avrebbe cucito i suoi indumenti solo a riprese concluse, quando ormai era troppo tardi per evitarle l’umiliazione.
LaBella descrive inoltre di essersi sentita “terrorizzata” e profondamente colpita. Dopo aver segnalato l’accaduto al coordinatore dell’intimità e a diversi membri del team stunt, sostiene di aver ricevuto solo scuse informali, venendo poi isolata dal set e tenuta chiusa nel suo camerino per giorni, senza essere più impiegata. La sua carriera, afferma la causa, ha subito un arresto improvviso, causandole scompensi emotivi e depressione

Kevin Costner, attraverso il suo avvocato storico Marty Singer, respinge categoricamente ogni accusa. Secondo la difesa, si trattava solo di una prova senza riprese, alla presenza dei coordinatori stunt, e LaBella avrebbe dato il proprio assenso con un “pollice in su” al supervisore.
Inoltre, Singer sostiene che l’attrice abbia continuato a lavorare serenamente fino al termine delle riprese, partecipando persino a una cena di ringraziamento e inviando messaggi pieni di gratitudine e emoji con cuori al suo coordinatore. La difesa accusa LaBella di aver già presentato denunce simili in passato con gli stessi avvocati, definendo questa causa “una strategia di estorsione” senza fondamento.
L’accusa, però, insiste: secondo i legali della stuntwoman e i rappresentanti del Time’s Up Legal Defense Fund, il caso dimostra la mancata applicazione delle regole fondamentali per la tutela degli interpreti. “Se può succedere su un set da cento milioni di dollari, figuriamoci su produzioni minori,” ha dichiarato l’avvocato James Vagnini. L’obiettivo della causa, oltre al risarcimento, è sollevare il problema sistemico dell’inosservanza delle norme di sicurezza nelle scene di natura sessuale.
Nel frattempo, la saga Horizon, già colpita da una disputa contrattuale tra la casa di produzione di Costner, il distributore New Line Cinema e un istituto bancario statunitense, ha visto posticipare l’uscita del secondo capitolo, inizialmente prevista per agosto 2024, dopo i risultati deludenti al botteghino del primo film.
