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Home » Film » News cinema e film » La casa di Rudolf Hoss oggi: i nuovi abitanti tra “fantasmi” e orrori nazisti

La casa di Rudolf Hoss oggi: i nuovi abitanti tra “fantasmi” e orrori nazisti

Scopriamo qualcosa di più sulla casa abitata, tra il 1940 e il 1944, da Rudolf Hoess, oggi scenario del film La zona d'interesse. Ecco chi ci vive adesso.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio26 Febbraio 2024
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Veduta della villa [Repubblica]
Veduta della villa [Repubblica]
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La vera casa in cui Rudolf Hoess, visse, insieme alla moglie Hedwig, nei tragici anni di attività del campo di sterminio di Auschwitz, è oggi abitata da due coniugi polacchi, l’insegnante di inglese Pawel Jurczak e la moglie Sylwia; l’uomo aveva vissuto nella casa sin da bambino, e quando decise di chiedere la mano alla propria fidanzata, le propose di farne la loro dimora, senza però rivelare l’oscuro passato dell’abitazione, dalla cui finestra era possibile scorgere uno dei forni crematori di Auschwitz. La stessa abitazione oggi è al centro del film La zona d’interesse, anche se quella del film è stata ricostruita.

L’attuale inquilino non sembra particolarmente inquietato dallo scandaloso passato di queste quattro mura, come dichiarato in un’intervista del 2011, in cui rievoca, in breve, la storia dell’immobile. “Questa è una casa polacca, non una casa nazista – le sue parole a ExpressUk – io personalmente non credo ai fantasmi, ma qualche volta di notte, nel seminterrato, quando le porte si chiudono, mi viene la pelle d’oca e mi si rizzano i capelli in testa,
Mi sembra quasi di sentire il mugolio dei morti; ma il giardino è meraviglioso; si dice che la moglie di Hoess lo chiamasse ‘il mio paradiso’, e tutta la casa è fantastica
“.

Il seminterrato della villa [Ian Baxter, 2007]
Il seminterrato della villa [Ian Baxter, 2007]
Distante solo poche centinaia di metri da alcune delle camere a gas di Auschwitz, la casa fu fatta costruire nel 1937 dal sergente polacco Józef Soja; dopo l’occupazione nazista della Polonia, il militare fu fatto sloggiare e la casa occupata da Hoess, insieme alla moglie. Nel 1941, lungo il terreno adiacente, sarebbe sorto il campo di sterminio di Auschwitz, che in poco più di 4 anni di attività, portò alla morte un milione e mezzo di persone.
Hoess vi si stabilì con la famiglia, che nel tempo sarebbe stata composta, oltre che dalla moglie, dai cinque figli e dalla governante, Aniela Bednarska.

E proprio grazie al diario della donna, abbiamo una testimonianza diretta della vita quotidiana all’interno della villa durante quei fatidici anni. A corredo dei brani, potete trovare alcune foto della villa scattate nel 2007 dallo storico Ian Baxter e pubblicate sull’edizione online del  Daily Mail

Il soggiorno era composto da mobili neri, un divano, due poltrone, un tavolo, due sgabelli e una lampada da terra.
Lo studio di Hoess, al quale si poteva accedere sia dal soggiorno che dalla sala da pranzo, era arredato con una grande scrivania ricoperta da un ripiano di plastica trasparente sotto il quale egli teneva le foto di famiglia, due poltrone di pelle, una libreria lunga e stretta che copriva due pareti, piena di libri.
I mobili erano color nocciola opaco, realizzati dai prigionieri del campo.

Il soggiorno della villa [Ian Baxter, 2007]
Il soggiorno della villa [Ian Baxter, 2007]

La sala da pranzo era arredata con mobili marrone noce scuro realizzati nel campo, un tavolo apribile, sei sedie in pelle, un armadio a vetri per la vetreria, una credenza e un bellissimo supporto per piante.

Il bagno della villa, con le originali piastrelle verdi [Ian Baxter, 2007]
Il bagno della villa, con le originali piastrelle verdi [Ian Baxter, 2007]

La stanza da letto aveva due letti color nocciola scuro, un armadio a quattro ante realizzato nel campo e utilizzato da Hoess, un armadio più leggero con ante in vetro utilizzato dalla signora Hoess.
C’era anche una specie di divano, scavato e di cuoio. Sopra i letti c’era un grande dipinto ad olio colorato raffigurante un mazzo di fiori di campo

Uno scorcio della villa [Ian Baxter, 2007]
Uno scorcio della villa [Ian Baxter, 2007]
Nel 1944, al culmine dell’avanzata sovietica verso il Centro Europa, Hoess si decise ad abbandonare la casa che, nel 1947, fu rioccupata da Soja. “Ci restò per una ventina d’anni, poi decise di venderla; era troppo grande per lui, e il legame con il nazismo lo intristiva. Fu il mio bisnonno a comprargliela, negli anni ’70; aveva bisogno di una casa grande per tutta la famiglia; l’ha divisa e ci ha fatto tanti piccoli appartamenti“, racconta Jurczak.
“Vivere qui non mi crea vergogna o imbarazzo”. Con un pizzico di ironia, la moglie aggiunge: “Quando mio marito mi ha raccontato la storia della casa, mi stava venendo un colpo!“

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