Il nuovo film di Silvio Soldini, Le assaggiatrici, porta sul grande schermo una vicenda poco nota ma profondamente toccante della Seconda Guerra Mondiale. La pellicola, uscita nelle sale italiane il 27 marzo 2025, è tratta dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, vincitore del Premio Campiello 2018, che a sua volta si ispira alla vera storia di Margot Wölk, una delle donne costrette ad assaggiare il cibo destinato a Hitler per verificarne l’eventuale avvelenamento.
Il film, come il romanzo di Rosella Postorino da cui è tratto, prende spunto da fatti realmente accaduti per costruire una narrazione di finzione che poggia su solide basi storiche. Il punto di partenza è la testimonianza di Margot Wölk, l’unica delle assaggiatrici di Hitler sopravvissuta a raccontare la propria esperienza.

Durante la Seconda guerra mondiale, in una località della Prussia orientale, un gruppo di giovani donne fu costretto a mangiare ogni giorno i pasti destinati al Führer per verificarne la sicurezza: un’esistenza sospesa tra la fame e il terrore, tra la sopravvivenza e il rischio quotidiano di morire avvelenate. Per anni, questa vicenda è rimasta nascosta, finché Margot Wölk, ormai novantenne, ha deciso nel 2012 di rompere il silenzio, raccontando per la prima volta ciò che aveva vissuto nella “Tana del Lupo”, il quartier generale di Hitler.
Rosella Postorino, colpita da quella testimonianza, scrisse Le assaggiatrici, un romanzo che non è una biografia, ma un’opera letteraria ispirata a un fatto realmente accaduto. Allo stesso modo, il film di Silvio Soldini — pur ambientato nello stesso contesto storico — prende le distanze dalla ricostruzione documentaristica e si concentra sulle dinamiche psicologiche, etiche e umane delle sue protagoniste.

La figura centrale del film è Rosa Sauer, interpretata da Elisa Schlott: una giovane donna che fugge da Berlino e si ritrova, suo malgrado, a diventare assaggiatrice di Hitler. Intorno a lei si muovono altre figure femminili, ognuna con il proprio bagaglio di dolore, paura, rabbia e solidarietà. Nonostante i nomi, le vicende e le relazioni siano frutto dell’immaginazione, l’atmosfera claustrofobica, il rischio costante e la condizione di prigionia morale e fisica sono fedeli al racconto originale di Margot.
In questo senso, Le assaggiatrici racconta una verità storica rimasta troppo a lungo ai margini della memoria collettiva: quella delle donne, delle loro scelte obbligate, della sopravvivenza che talvolta si paga a caro prezzo, e che abbiamo analizzato a fondo nella nostra recensione del film.
Silvio Soldini, da sempre attento ai mondi interiori e alle storie scomode, firma un’opera che invita a riflettere non solo sul passato, ma anche su ciò che la guerra infligge nei dettagli più intimi della vita umana. E lo fa partendo da un fatto autentico, trasformato in racconto universale.
Al seguente link, vi sveliamo come finisce Le Assaggiatrici.
