Lo Squalo, uscito esattamente 50 anni fa, è considerato un classico del thriller cinematografico: replicato in tv praticamente ogni estate, è tutt’oggi amatissimo dal pubblico ed è rimasto ineguagliato, nonostante i numerosi film che hanno tentato di riprenderne il tema. Eppure, dietro al successo del capolavoro di Steven Spielberg, si nasconde una lavorazione costellata di grossi problemi tecnici e ritardi. A partire proprio dagli effetti speciali: i tre squali meccanici costruiti per il film si rivelarono spesso difettosi o inaffidabili. E un episodio in particolare, con protagonista George Lucas, è rimasto impresso come uno dei momenti più bizzarri e inaspettati del dietro le quinte.
Come spiega Showbiz Cheatsheet, sul set furono utilizzati tre squali meccanici, il terzo dei quali consisteva solo nella testa dell’animale, che emergeva dall’acqua. Ovviamente si trattava di effetti pratici, in un’epoca in cui la CGI era ancora lontana: oggi molti dei problemi sarebbero stati risolti con l’animazione digitale.

George Lucas, amico di Spielberg e in quel periodo giovane regista in ascesa (due anni dopo avrebbe diretto Guerre Stellari) si trovava in visita nel laboratorio degli effetti speciali. Per scherzo, infilò la testa all’interno della bocca del grande squalo meccanico. A quel punto, Martin Scorsese e lo sceneggiatore John Milius – anch’essi presenti – azionarono i comandi per chiudere le fauci, sempre per gioco. Ma qualcosa andò storto: la mascella si bloccò e Lucas rimase incastrato. Fortunatamente, dopo qualche istante, riuscirono a liberarlo. I tre lasciarono velocemente il laboratorio, temendo di aver rotto il costoso pupazzo.
Ma quell’incidente fu solo uno dei tanti ostacoli affrontati da Spielberg. Gli squali meccanici crearono problemi continui, tanto che le riprese del film durarono ben 155 giorni, contro i 51 inizialmente previsti. In un’intervista a Vanity Fair USA SPielberg spiegò che la sua frustrazione arrivò alle stelle.
“Non funzionava sempre – anzi, quasi mai. Mi arrabbiavo con lo squalo e con le persone che l’avevano costruito, quando in realtà Bob Mattey era il miglior esperto di effetti speciali in circolazione. Nessun altro, tranne Bob, avrebbe potuto far funzionare lo squalo così bene. Ha fatto un lavoro straordinario. Il problema era che stavamo girando nell’Oceano Atlantico, e non in un lago tranquillo, dove di solito si facevano i film di Hollywood”
“Dovevamo fare i conti con le maree. Spesso preparavo un’inquadratura e, all’improvviso, la chiatta con i generatori cominciava a spostarsi da una parte, la chiatta con la macchina da presa in un’altra direzione, e l’Orca si muoveva attorno ai suoi due ancoraggi. In un attimo ci ritrovavamo completamente fuori posizione, e serviva un’altra ora per sistemare tutto”
Il regista, all’epoca poco più che trentenne, era convinto che la sua carriera sarebbe finita lì. E invece, Lo Squalo avrebbe dato inizio a una carriera costellata di successi, che prosegue ancora oggi.

I fan del film sanno bene che uno degli squali fu soprannominato Bruce, in onore dell’avvocato di Spielberg, Bruce Raymer. Un nome rimasto impresso nell’immaginario collettivo, tanto che la Pixar decise di omaggiarlo in Alla ricerca di Nemo, dando proprio il nome Bruce allo squalo che si sforza di non mangiare i pesci. Un piccolo ma affettuoso tributo a uno dei film più rivoluzionari della storia del cinema.
Sapete che Quentin Tarantino ha detto che Lo Squalo è il miglior film mai realizzato?
