Cinema, politica e disparità di genere sono stati tra i primi temi affrontati all’83ª Mostra del Cinema di Venezia. Durante la conferenza stampa della giuria, la presidente Maggie Gyllenhaal ha sostenuto che sia impossibile separare completamente un film dal contesto politico e sociale in cui nasce, intervenendo anche sulla presenza particolarmente ridotta di registe nel Concorso di quest’anno.
Alla domanda se il cinema debba essere politico, la regista di La figlia oscura e La sposa! ha risposto senza esitazioni: “I film sono fondamentalmente e inevitabilmente politici“. Gyllenhaal ha riconosciuto il contrasto tra parlare di cinema e un presente segnato da guerre e forti tensioni internazionali, individuando però proprio nell’empatia una delle ragioni per cui continuare a farlo.
“Potremmo chiederci: come possiamo essere qui a parlare di film proprio adesso, quando il mondo si trova in uno stato di emergenza? Per me la risposta ha qualcosa a che fare con l’empatia. Penso che il cinema offra un’apertura, un’opportunità per trovare empatia dentro di noi”
La conferenza ha poi toccato uno dei dati più discussi dell’edizione 2026: la scarsissima presenza femminile nella selezione principale. Tra i film inizialmente annunciati in concorso, soltanto Woman Unknown della regista danese-egiziana May el-Toukhy era diretto esclusivamente da una donna. Alla domanda sul tema, Gyllenhaal ha inizialmente risposto con sarcasmo: “Immagino sia finalmente diventato chiaro che gli uomini fanno film migliori delle donne“.
La regista ha poi abbandonato l’ironia per affrontare direttamente la questione. “C’è un problema sistemico. Per le donne è più difficile ottenere finanziamenti per i propri film“, ha dichiarato. Gyllenhaal si è interrogata anche sui criteri con cui l’industria stabilisce quali storie meritino di essere considerate prestigiose: “Potrebbe essere che le donne, avendo avuto un’esperienza diversa dell’essere al mondo, vogliano fare film su cose che non vengono sempre considerate alta arte? Chi decide cosa è buono? Chi decide cosa ha valore?“.
Il direttore artistico Alberto Barbera ha ricordato durante l’incontro che al Concorso è stato aggiunto successivamente anche Naza, documentario co-diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor. Il dato resta comunque indicativo di uno squilibrio che lo stesso Barbera aveva già definito preoccupante nelle settimane precedenti, spiegando che anche la percentuale di opere dirette da donne sottoposte alla selezione era diminuita rispetto agli anni precedenti.
Per Gyllenhaal, anche la sua nomina a presidente della giuria assume un significato all’interno di questa discussione. La regista guida una giuria composta anche da Kaouther Ben Hania, Johnnie To, Shahrbanoo Sadat, Xavier Giannoli, Daniel Blumberg e Francesco Casetti.
Venice jury president Maggie Gyllenhaal questions the lack of female directors in competition:
“There’s a systemic problem. I do think it’s much harder for women to get their films financed. Could it be possible that the things women want to make movies about are not always… pic.twitter.com/vaZlRBe9FR
— Variety (@Variety) September 2, 2026
