Marco Bellocchio, maestro del cinema italiano e autore di opere come Il traditore e Rapito, torna a parlare, dopo Portobello, di figure chiave dell’Italia moderna e contemporanea, preparandosi a un nuovo progetto di grande respiro internazionale: un biopic dedicato a Sergio Marchionne.
Il film, dal titolo Falcon, porterà sullo schermo la storia del manager italo-canadese che, con visione e determinazione, riuscì a salvare Fiat e Chrysler dal fallimento, trasformandole in uno dei più grandi gruppi automobilistici del mondo.
Le riprese inizieranno nel 2026, toccando Italia, Stati Uniti e Canada, e il progetto si preannuncia come uno dei più ambiziosi della carriera del regista.
La sceneggiatura di Falcon è firmata dallo stesso Bellocchio insieme a Ludovica Rampoldi, Andrea Di Stefano, Stefano Rulli, con la collaborazione di Oliviero Del Papa. Alla produzione ci saranno Simone Gattoni per Kavac Film, Mattia Mor per Emotion Network e Rai Cinema.
Bellocchio ha spiegato (Variety) di essere attratto dalla figura di un uomo che, con coraggio e spietata lucidità, ha sfidato colossi come GM e Chrysler, vincendo battaglie che sembravano impossibili. Allo stesso tempo, ha ricordato come Marchionne, nonostante i successi internazionali, fosse percepito con freddezza e diffidenza in Italia, anche dalle istituzioni politiche di ogni schieramento, al punto da definirlo un “vincitore tragico”.
Marchionne, nato a Chieti ma cresciuto in Canada, entra nel consiglio di amministrazione di Fiat nel 2003 e nel 2004 viene nominato amministratore delegato su indicazione della famiglia Agnelli, dopo le dimissioni di Giuseppe Morchio. Sin da subito adotta uno stile manageriale diretto, assume il controllo di Fiat Auto e riorganizza l’azienda, restituendo autonomia ai marchi e rilanciando modelli strategici come la Grande Punto, la Bravo e la nuova 500, che diventerà un successo mondiale. In pochi anni il titolo Fiat passa da minimi prossimi ai 4 euro ad azione del 2005 fino a oltre 23 euro nel 2007, prima della crisi globale culminata nell’anno successivo.
Parallelamente, Marchionne guida CNH Global dal 2006 al 2013, diventa presidente di Fiat Industrial, e nel 2009 assume il ruolo di amministratore delegato di Chrysler, in piena crisi finanziaria. Dopo complesse trattative con il governo di Barack Obama e i sindacati americani, Fiat acquisisce inizialmente il 20% di Chrysler in cambio di tecnologie e competenze. La strategia di Marchionne porta al rilancio del marchio, con il ritorno all’utile già nel 2011. Negli anni successivi, Fiat incrementa progressivamente la sua quota fino a diventare proprietaria al 100% di Chrysler nel 2014, dando vita al gruppo Fiat Chrysler Automobiles, settimo produttore di auto al mondo.
Tra le mosse più celebri del manager, nel 2005, vi era stato anche lo scontro con General Motors: sfruttando una clausola contrattuale, Marchionne riuscì a costringere GM a pagare 2 miliardi di dollari per liberarsi dall’alleanza con Fiat. Risorse che vennero reinvestite nello sviluppo di nuovi modelli. Parallelamente, Marchionne tentò anche l’acquisizione di Opel, allora in difficoltà, ma senza successo.
Uomo dalla personalità carismatica, noto per il look informale fatto di maglioni scuri, i riferimenti a filosofi e pop star durante le presentazioni e la vita trascorsa tra viaggi e riunioni, Marchionne rimane una figura divisiva. Amato e rispettato all’estero per la sua capacità di trasformare due aziende sull’orlo del fallimento in un colosso, fu spesso guardato con sospetto in Italia.
Morì nel 2018 a 66 anni, dopo alcuni anni di presidenza Ferrari, lasciando un’eredità manageriale e industriale che il film di Bellocchio si propone di esplorare nella sua dimensione più epica e complessa.
