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Home » Film » News cinema e film » Netflix: “Stiamo salvando il cinema. L’esperienza in sala è superata”

Netflix: “Stiamo salvando il cinema. L’esperienza in sala è superata”

Durante un intervento al TIME100 Summit, Ted Sarandos ha spiegato come per molti spettatori il grande schermo non possa più essere una priorità.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio24 Aprile 2025Aggiornato:24 Aprile 2025
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Cellulare con logo Netflix
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Al TIME100 Summit, Ted Sarandos, co-amministratore delegato di Netflix, ha scosso il dibattito sull’evoluzione dell’industria cinematografica con dichiarazioni nette, destinate a fare polemica, e legate all’importanza della piattaforma della grande N nello schema dell’industria. In un’epoca in cui gli incassi al botteghino sono in calo e le finestre temporali tra uscita in sala e streaming si riducono sempre di più, e molte produzioni abbandonano Los Angeles, Sarandos ha difeso a spada tratta il modello Netflix.

“No, noi non stiamo distruggendo Hollywood. La stiamo letteralmente salvando. Il declino delle sale? Non è una cosa che mi turba. Sarei molto più preoccupato se i registi smettessero di fare grandi film”

Come riporta Deadline, a suo dire, il pubblico sta chiaramente esprimendo una preferenza specifica legata a un cambio di abitudini, Secondo Sarandos, ben inteso, questo atteggiamento non si applica a tutti gli spettatori, ma alla maggioranza delle persone, anche per cause di forza maggiore(integriamo le precedenti dichiarazioni con quanto riporta Variety)

“Cosa ci sta dicendo il consumatore? Che vuole guardare i film a casa. Ci sono autori cresciuti pensando: ‘Voglio fare un film che venga visto su uno schermo enorme, con sconosciuti seduti in sala e gente che piange’…
È un concetto ormai superato, credo — almeno se si guarda a una grossa fetta del pubblico, la maggior parte delle persone.
Se sei abbastanza fortunato da vivere a Manhattan e puoi andare a piedi in un multiplex per vedere un film, è fantastico. Ma la maggior parte del Paese non può farlo.“

Per molti – cineasti e spettatori – dunque, l’esperienza collettiva del cinema sarebbe, o dovrebbe essere, ormai “un’idea superata”

“Gli studios e i cinema stanno combattendo con le unghie per mantenere la finestra di 45 giorni [di permanenza obbligatoria in sala, ndr] che però è completamente fuori sincrono con l’esperienza attuale del pubblico, che ama semplicemente guardare un film quando vuole.”

Ted Sarandos
Ted Sarandos [Getty]
Il pubblico vuole insomma flessibilità, immediatezza, e la possibilità di scegliere quando e come fruire i contenuti.

“Siamo un’azienda molto orientata al consumatore. Offriamo i programmi agli spettatori esattamente nel modo a loro preferito”

In questo senso, peraltro, le distribuzioni limitate dei film Netflix in sala sono, per Sarandos, poco meno che un obbligo

Abbiamo queste uscite su misura… dobbiamo soddisfare certi requisiti per gli Oscar. I film devono restare in sala per un po’. Ma ho sempre cercato di incoraggiare ogni regista con cui lavoriamo a concentrarsi sul pubblico, sui fan. Fai un film che le persone amino, e loro ti ricompenseranno

Ciò però non significa che le sale, per Sarandos, siano un’istituzione da cancellare: come noto, infatti, Netflix non è del tutto estranea al mondo dei cinema: l’azienda possiede infatti il Bay Theater di Los Angeles e il Paris Theater di New York, che – come racconta Sarandos – Netflix ha “salvato” dal diventare una farmacia Walgreens.

“Non l’abbiamo salvato per salvare l’industria dei cinema. L’abbiamo salvato per salvare l’esperienza cinematografica”

Il dirigente, poi, ha inoltre evidenziato un altro tema spesso trascurato: le difficoltà strutturali che l’industria dell’intrattenimento affronta rispetto ad altri settori. Parlando al World Economy Summit di Semafor, il dirigente aveva sottolineato come il cinema sia soggetto a ostacoli come quote di contenuti locali e obblighi di coproduzione in Paesi come la Cina. Citiamo da THR

“L’industria dell’intrattenimento non viene trattata come un’impresa vera e propria. E questo è solo un esempio. Se non siamo sbarcati in Cina è perché in tre anni, nemmeno un singolo episodio di una singola serie Netflix ha superato la censura — neanche uno. Il governo non aveva alcun interesse che fossimo presenti in Cina”

Non perdetevi l’elenco delle prossime uscite su Netflix!

Simone Frigerio
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Nato nel 1985 a nord di Milano, in seguito all'ottenimento della maturità classica, consegue nel 2008 una prima Laurea Triennale in Storia e critica del cinema, presso la facoltà di Lettere Moderne dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul cinema civile italiano; nel 2010 ottiene invece la laurea magistrale in Linguistica Generale, presso lo stesso ateneo, con una tesi sulle presupposizioni linguistiche. Da dicembre 2022 collabora con Cinemaserietv.it in qualità di newser.

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