Nelle ultime settimane Hollywood si sta sempre più interrogando su una domanda cruciale: per quanto Netflix terrà i film Warner Bros. in sala? Il dibattito, ovviamente, nasce nel contesto dell’imminente acquisizione di Warner Bros. da parte del colosso dello streaming e tocca un nervo scoperto dell’industria cinematografica.
Da un lato, Netflix promette rispetto per la distribuzione tradizionale; dall’altro, emergono recenti voci che fanno temere un ridimensionamento radicale delle finestre, che secondo quanto si apprende, potrebbero restringersi fino a 17 giorni.
Il punto di partenza della discussione, neanche a farlo apposta è il finale di Stranger Things, proiettato in oltre 620 sale USA. Due giorni prima dell’evento, i creatori della serie, i fratelli Duffer, avevano annunciato la vendita di 1,1 milioni di biglietti, un risultato persino superiore alle prenotazioni di KPop Demon Hunters (700 mila) prima della sua uscita di fine agosto su due giorni.
Con Stranger Things, Netflix ha ottenuto comunque un successo atipico, su questo fronte: non si tratta infatti di veri incassi da tenuta cinematografica, ma di semplici profitti da ricavi secondari (cibo e bevande), la cui quota è stata lasciata interamente alle sale, una concessione da parte di Netflix.
Questo esperimento viene interpretato, in un lungo editoriale di Deadline, come un ramoscello d’ulivo verso l’esercizio cinematografico, che da tempo chiede a Netflix un impegno più strutturato nelle uscite in sala. Una richiesta destinata a rafforzarsi, poiché con l’acquisizione di Warner Bros. Netflix avrà obblighi contrattuali diretti verso i filmmaker, storicamente legati a una distribuzione theatrical più ampia. Finora, però, la posizione del gruppo è apparsa ambigua.

Il co-CEO Ted Sarandos, dopo il successo di KPop Demon Hunters, aveva ribadito agli analisti che la priorità di Netflix resta la prima visione sulla piattaforma. Successivamente, con l’offerta per Warner Bros. ormai definita, il tono è cambiato: Sarandos ha dichiarato pubblicamente che Netflix è “al 100% impegnata a distribuire i film Warner Bros. nei cinema con finestre standard di settore”.
Ed è proprio su cosa significhi “standard” che si concentra la preoccupazione di Hollywood. Fonti anonime riportate dall’articolista riferiscono che Netflix sarebbe favorevole a, o comunque vorrebbe proporre, una finestra di soli 17 giorni per i film, una scelta che, secondo gli esercenti, rischierebbe di stravolgere il modello economico delle sale.
I grandi circuiti, AMC in testa, ritengono invece che la linea di demarcazione ideale debba restare intorno ai 45 giorni, considerati il minimo per consentire a un film di sviluppare il proprio potenziale commerciale sul grande schermo.
Va chiarito che, allo stato attuale, non esiste conferma ufficiale che Netflix imporrà davvero una finestra di 17 giorni ai film Warner Bros. Le sale potrebbero riuscire a negoziare un compromesso, collocato a metà strada tra i 45 giorni richiesti dagli esercenti e le tre settimane auspicate dal colosso dello streaming.
Sul piano istituzionale, l’operazione da 82,7 miliardi di dollari tra Netflix e Warner Bros. ha già suscitato una reazione dura da parte di alcuni membri del Congresso e sarà sottoposta a un attento scrutinio antitrust.
