Penélope Cruz guarda con forte preoccupazione a un futuro in cui tecnologia e ricchezza saranno sempre più concentrate nelle mani di pochissime persone. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, durante la conferenza stampa di Bunker di Florian Zeller, l’attrice ha spiegato che proprio questi temi sono stati tra le ragioni principali che l’hanno convinta a partecipare al film.
Bunker racconta infatti di un miliardario della tecnologia che, temendo il collasso della società, incarica l’architetto Miguel di costruire un rifugio nel quale isolarsi dal resto del mondo. La decisione mette in crisi il rapporto tra l’uomo e sua moglie Sofia, interpretata da Cruz, trasformando il conflitto della coppia in una riflessione più ampia su potere, tecnologia e futuro.
“Quando ho letto la sceneggiatura avevo molta voglia di lavorare con Florian e di tornare a lavorare con Javier, cosa che non facciamo molto spesso. C’erano diversi temi che mi interessavano, ma ce n’era uno che rendeva per me necessario fare questo film: poter dare voce a questa donna, che dice tante cose molto simili a ciò che penso io.”
L’attrice ha quindi parlato della crescente concentrazione del potere economico e tecnologico: “Provo un misto di tristezza e rabbia per il modo in cui veniamo utilizzati sempre di più come marionette, mentre allo stesso tempo tutto questo diventa sempre più evidente. Credo che le persone che prendono le decisioni più importanti forse si possano contare sulle dita di due mani, e a volte penso che ne basterebbe persino una“.

Penélope Cruz si è soffermata anche sul dibattito intorno all’intelligenza artificiale e, in particolare, sull’idea che l’automazione possa eliminare milioni di posti di lavoro lasciando alle persone più tempo libero. Una prospettiva che l’attrice considera tutt’altro che rassicurante:
Quando alcune di queste persone, che sembrano quasi degli alieni, raccontano come immaginano il futuro e parlano del concetto secondo cui “la gente avrà molto tempo libero” dopo aver eliminato migliaia e milioni di posti di lavoro, hanno persino la faccia tosta di dire: “La gente avrà molto tempo libero”. E io mi chiedo: tempo libero per fare cosa?.
Per Cruz, la questione non è soltanto economica. “Per me il tempo libero senza uno scopo, per me e per chiunque altro, soprattutto se parliamo dei giovani, equivale a una profonda depressione“.
L’attrice si è quindi interrogata sull’empatia di chi sta guidando questa trasformazione: “Mi chiedo davvero se ci sia qualche gene che manca a queste persone e che fa perdere loro l’empatia. Che mondo vogliono lasciare, se non a loro stessi, ai loro figli, ai loro nipoti e alle generazioni successive?“. È proprio qui, secondo Cruz, che Bunker intercetta una paura molto concreta del presente: “Il film parla di questo. Siamo davvero a rischio di perdere la connessione umana, ed è qualcosa che, se non viene allenato, finiremo per non avere più“.
Nonostante le sue preoccupazioni, Cruz non rinuncia però all’ottimismo. L’attrice vede soprattutto nelle nuove generazioni una maggiore consapevolezza dei meccanismi di manipolazione che le circondano e una crescente attenzione alla politica. È nella loro capacità di comprenderli e reagire che ripone le proprie speranze per il futuro.
