Il dottor Hunter Adams, oggi ottantenne, è un medico statunitense considerato il fondatore della clownterapia e per la sua visione rivoluzionaria della medicina: mettere al centro il paziente, con umorismo, empatia e relazioni umane autentiche. La sua storia ha ispirato nel 1998 il celebre film Patch Adams con Robin Williams, che ancora oggi continua a regalare emozioni al pubblico. Tuttavia Adams ha più volte criticato aspramente il film. Le sue parole, riportate dal critico Roger Ebert, sono state inequivocabili: “Odio quel film”. In tempi più recenti però ha ammesso che gli ha dato visibilità.
Patch Adams’ birthday. I met him at the CWA in Boulder. The first thing he said was, “I hate that movie.” http://bit.ly/jI5jPc
— Roger Ebert (@ebertchicago) May 28, 2011
La critica principale di Adams riguarda il modo in cui la sua complessa esperienza di vita è stata trasformata in un prodotto edulcorato, per il quale è stato dato troppo spazio alla comicità a scapito della sostanza. Secondo Adams, il film tratto dalla sua vera storia, ha ridimensionato eventi importanti e dolorosi, come l’omicidio del suo migliore amico – che nel film è un personaggio femminile, Carin Fisher mai esistita nella realtà.
Ma, come spiega Far Out Magazine, la delusione di Adams non riguarda solo l’aspetto narrativo del film, perché il film non ha portato alcun beneficio concreto al suo progetto di vita: il Gesundheit! Institute, un ospedale gratuito e comunitario fondato negli anni ’70 in Virginia. Adams ha sempre sperato che il successo del film gli avrebbe permesso di raccogliere fondi per la costruzione definitiva dell’ospedale, ma così non è stato. Nonostante più di 200 milioni di dollari incassati al botteghino mondiale, nessuna parte di quei ricavi è stata destinata alla sua causa. In un discorso del 2010, lo ha detto chiaramente:
“Il film prometteva di costruire il nostro ospedale. Nessuno dei profitti è mai arrivato a noi. E così, dopo 40 anni, stiamo ancora cercando di costruirlo”.
Un altro motivo di rammarico è l’effetto che il film ha avuto sull’immagine pubblica di Adams. Far Out spiega che dopo l’uscita della pellicola, Adams ha raccontato alla rivista New Renaissance di non aver più letto articoli seri sul suo lavoro, ma solo cose superficiali. A suo dire, i suoi stessi figli sarebbero rimasti amareggiati dalla superficialità del racconto:
“Dopo il film, non è uscito nemmeno un articolo positivo sul nostro lavoro o su di me. Solo cose stupide, sciocche, senza senso… ha fatto piangere i miei figli”
La sua filosofia, infatti, è molto più profonda e radicale di quanto il film lasci intendere. Dopo un periodo in ospedale psichiatrico, segnato da depressione e pensieri suicidi, Adams scoprì quanto fosse disumanizzante il sistema sanitario tradizionale. Da lì nacque la sua missione: creare un modello di cura che trattasse ogni paziente come persona, non solo come malattia. Il suo istituto, oltre a fornire assistenza medica gratuita, ha integrato arte, gioco, relazioni comunitarie e spiritualità. Il suo sogno è sempre stato quello di un ecovillaggio sanitario, con più di cento operatori che vivono insieme, curando chiunque ne abbia bisogno, senza alcuna barriera economica.

Nonostante tutto, Adams non si è mai arreso. Nonostante l’età avanzata, il dottore continua a tenere conferenze ovunque – anche in Italia – promuovendo un approccio alternativo alla cura dei pazient. Oggi, sul sito ufficiale, Adams ammette che il film da lui tanto osteggiato gli ha dato visibilità:
“Un anno dopo (la separazione da mia moglie) uscì un film sulla mia vita, Patch Adams. Pensavo che avrebbe contribuito alla costruzione del nostro ospedale, ma così non è stato. Tuttavia, ha dato molta più visibilità al nostro progetto e ha aperto molte porte meravigliose verso nuove direzioni che il Gesundheit! avrebbe potuto intraprendere.”
