La durissima recensione di Odissea firmata dalla traduttrice e studiosa Emily Wilson continua a far discutere, ma nelle ultime ore il dibattito si è spostato dal film di Christopher Nolan allo scontro tra due grandi protagoniste della cultura americana. Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla London Review of Books, la scrittrice Joyce Carol Oates è intervenuta su X per difendere il regista, accusando Wilson di aver oltrepassato i limiti del confronto critico e di aver adottato un linguaggio paragonato a quello dei sostenitori del movimento MAGA.
Ma è davvero così? Vediamo nel dettaglio cosa ha dichiarato la nota romanziera, mettendo a confronto le sue parole col testo di Wilson
yes, her tone of dismissal & haughty superiority strike a sour note. rather than disagreeing with interpretations of Homer in a collegial manner, this person, who has benefited enormously from Nolan’s film, speaks in the crude language of MAGA folks attacking someone with ideas… https://t.co/Fs2pHChSxS
— Joyce Carol Oates (@JoyceCarolOates) July 29, 2026
Per Oates, il problema pare non essere tanto il giudizio negativo sul film quanto il modo in cui Wilson lo esprime. Secondo la scrittrice, la recensione è attraversata da un atteggiamento di superiorità intellettuale incompatibile con il confronto tra studiosi.
“Il suo tono liquidatorio e di altezzosa superiorità stona. Invece di dissentire dalle interpretazioni di Omero in modo professionale, come le competerebbe, questa persona, che ha beneficiato enormemente del film di Nolan, si serve del linguaggio rozzo tipico dei sostenitori MAGA, da loro utilizzato contro chi esprime idee diverse.”
no reason why Nolan, or anyone else, should not re-imagine/re-envision a classical hero (sic) through the prism of his own invention.
Homer’s “noble” Odysseus does not really seem so noble to contemporary readers who are likely to think of, for instance, Lt. William Calley in…— Joyce Carol Oates (@JoyceCarolOates) July 29, 2026
Oates insiste poi su un punto che considera fondamentale: chi traduce un classico dovrebbe essere il primo a riconoscere che non esiste una sola interpretazione possibile dell’opera.
“Nel mondo dei traduttori questo è ancora più sorprendente, perché tutte le traduzioni sono, presumibilmente, soggettive e non equivalenti al testo originale. Ci si aspetterebbe che un traduttore, più di chiunque altro, al servizio di un testo, fosse un po’ più riflessivo e rispettoso di chi agisce in buona fede. Non c’è alcun motivo per cui Nolan, o chiunque altro, non possa reimmaginare o reinterpretare un eroe classico attraverso il filtro della propria creatività. Nella visione di Nolan, persino un uomo come Odisseo è capace, prima o poi, di sviluppare una coscienza morale e provare rimorso.”
Eppure, a ben vedere, la recensione di Wilson su London Review of Books non si esaurisce in una mera stroncatura tagliente. Al contrario, la studiosa dedica gran parte dell’articolo – che vi abbiamo sintetizzato in italiano qui – ad analizzare nel dettaglio le scelte di Christopher Nolan, motivando le proprie conclusioni con un confronto continuo tra il film e il poema omerico. La traduttrice riconosce persino alcuni meriti al regista, osservando che la sua tipica struttura narrativa si adatta sorprendentemente bene all’opera di Omero:
“I tipici salti e le torsioni narrative di Nolan sono relativamente facili da seguire e appropriati per l’Odissea, una narrazione fatta di racconti annidati in altri racconti. A differenza di alcuni suoi film precedenti, The Odyssey non è noioso, grazie proprio al materiale di partenza.”
Da questa premessa prende forma la critica centrale della recensione. Secondo Wilson, Nolan comprende alcuni dei grandi temi del poema, ma non riesce a veicolarli in personaggi credibili o in un racconto capace di coinvolgere davvero sul piano emotivo. Lo spettacolo, sostiene, finisce così per prevalere sull’umanità dei protagonisti.
“Speravo che l’affinità di Nolan con i temi omerici lo spingesse verso nuove vette creative e gli permettesse di creare personaggi più credibili. Ma The Odyssey presenta la sua consueta combinazione di grandiosità e superficialità.
Ho osservato i naufragi e i bagni di sangue senza provare alcuna agonia emotiva. I miei occhi sono sempre rimasti asciutti, persino per Argo.
La visione del film è troppo confusa e i personaggi sono troppo poco sviluppati perché esso mantenga ciò che promette sul piano delle grandi idee, anche se Nolan è molto bravo a mettere in scena grandi esplosioni e gigantismo.”
La traduttrice chiarisce poi che il problema non è la libertà creativa dell’adattamento. Al contrario, ricorda che i migliori adattamenti della storia hanno spesso reinterpretato radicalmente il testo di partenza. A suo giudizio, però, la rilettura di Nolan non riesce a costruire una visione coerente.

Da qui prende avvio una lunga analisi dedicata ai personaggi femminili, alle divinità, all’Odisseo interpretato da Matt Damon e ai numerosi cambiamenti introdotti nella trama, che Wilson considera incapaci di restituire la complessità morale e narrativa del poema omerico.
“La scelta di un cast senza vincoli legati alla razza dei personaggi come vista nel poema non ha nulla di progressista.
Il doppio ruolo di Nyong’o, nei panni di Elena e Clitennestra, è enormemente sottosviluppato; le vengono concessi soltanto pochi minuti a schermo per interpretare una serie di brevi quadri di vittime femminili (la madre sconvolta dal dolore, la moglie maltrattata, l’adultera pentita). L’Odisseo segnato e rude interpretato da Damon non è né un grande narratore né un uomo capace di flirtare. Odisseo è un leader idealizzato che non metterebbe mai volontariamente in pericolo il proprio popolo: sono i suoi uomini imprudenti a voler entrare nella capanna di Circe per controllare di persona, e lui li recupera gentilmente (senza fermarsi a fare sesso con la dea nemmeno per un’ora, figuriamoci per un intero anno).
L’Odisseo di Damon è motivato soprattutto dall’ansia e dal senso di colpa, anche se è altrettanto desideroso di proteggere suo figlio (Holland è bravo nel interpretare un giovane ingenuo di vent’anni che sembra averne dodici).
Non ci viene mostrato che la guerra o l’uccidere siano cose negative; ci viene mostrato soltanto che gli uomini buoni a volte si sentono male per ciò che fanno — un punto molto diverso. Ci sono più personaggi femminili rispetto alla maggior parte dei film di Nolan, grazie al materiale di partenza. Ma nessuno di loro ha molto da dire, a differenza delle caratterizzazioni presenti nel poema.
In conclusione, tuttavia, Wilson cambia completamente prospettiva. Pur confermando il proprio giudizio artistico, la studiosa sostiene che l’uscita del film rappresenti comunque un’importante occasione per riportare il pubblico verso i classici e gli studi umanistici; l’autrice prevede anche che il film sarà un successo
“Nonostante tutto questo, l’uscita di The Odyssey è comunque un evento da celebrare. Le traduzioni dell’Odissea, compresa la mia, stanno andando a ruba. Forse il film convincerà qualche amministratore universitario a non chiudere i dipartimenti di letteratura, lingue e storia. Nolan sta facendo del suo meglio per riportare il grande pubblico alla lettura, e gliene sono grata. Antinoo — Pattinson è l’unica persona sul set che sembra davvero divertirsi — e merita chiaramente di essere trafitto a morte dal pugnale di Sinone, ma merita anche uno degli Oscar che pioveranno su questo film come la pioggia dorata di Zeus”

Insomma, l’attacco social di Oates a Wilson non sembra essere basato su una lettura particolarmente attenta del testo, ma piuttosto influenzata dalle inclinazioni politiche (nei suoi numerosi tweet giornalieri, Oates attacca costantemente Trump e il Partito Repubblicano)
