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Home » Film » News cinema e film » Terrifier, l’attrice della scena più violenta denuncia: “Nuda senza consenso e mai pagata”

Terrifier, l’attrice della scena più violenta denuncia: “Nuda senza consenso e mai pagata”

Catherine Corcoran, protagonista del primo film di Terrifier, ha portato in tribunale i produttori e il regista Damien Leone per aver sfruttato il suo nudo senza consenso scritto e per le condizioni proibitive in cui ha lavorato, tra escrementi di topo e freddo.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco28 Ottobre 2025
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Catherine Corcoran in Terrifier
Catherine Corcoran in una scena di Terrifier
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Catherine Corcoran, l’attrice protagonista di una delle scene più famose e violente del franchise horror Terrifier, ha intentato una causa legale contro i produttori e il regista Damien Leone. La denuncia, depositata domenica presso il tribunale federale della California, contiene accuse di violazione contrattuale, distribuzione di materiale sessualmente esplicito senza consenso e frode.

Variety scrive che gli avvocati dell’attrice descrivono il caso come “la storia fin troppo comune di produttori di film a basso budget che approfittano di una giovane attrice attraverso frode, molestie sessuali e, in definitiva, tradimento”. La causa nomina come imputati le società di produzione Dark Age Cinema e Fuzz on the Lens Productions, oltre al produttore Phil Falcone, a Leone e alla sua società Art the Clown.

Corcoran è nota ai fan di Terrifier per essere al centro di una delle sequenze più memorabili e disturbanti del primo film della saga, uscito nel 2016, in cui il suo personaggio viene appeso a testa in giù, seminuda, e brutalmente ucciso dal villain Art the Clown.

L’attrice aveva accettato di recitare nel film a basso budget di Terrifier con una tariffa giornaliera iniziale estremamente ridotta, pari al minimo sindacale SAG di 100 dollari al giorno. In cambio, aveva concordato di ricevere l’1% dei profitti generati dal film, inclusi eventuali sequel futuri, merchandise correlato e altre licenze della proprietà intellettuale. L’accordo, risalente al 2015, specificava che sarebbe rimasto in vigore per un periodo di due anni. Tuttavia, l’attrice sostiene che i produttori abbiano continuato a sfruttare economicamente l’opera senza riconoscerle la quota pattuita dei profitti.

 

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Nonostante il successo commerciale della serie, Corcoran sostiene che i suoi pagamenti di royalty siano diventati sempre più sporadici e inadeguati rispetto ai guadagni effettivi. Secondo la denuncia, l’attrice ha ricevuto complessivamente circa 8.300 dollari: 1.816,35 dollari in royalty dal film e circa 6.408,26 dollari dalle vendite di merchandise. L’ultimo pagamento risalirebbe a luglio 2024, senza alcuna spiegazione sul motivo per cui i versamenti siano cessati o dove si trovi il resto del denaro dovuto.

Secondo la denuncia, Corcoran ha girato la scena in cui è appesa a testa in giù in sequenze di 40 secondi per un totale di dieci ore, con una piattaforma posta sotto di lei in alcuni momenti per permetterle di restare in posizione orizzontale. Racconta che il suo medico le avrebbe detto di aver sofferto di edema cranico e di danni al timpano proprio a causa delle riprese di questa scena.

La denuncia solleva anche gravi questioni relative alle condizioni di ripresa della scena. Sebbene la morte del personaggio di Corcoran richiedesse nudità, la causa sostiene che i produttori non abbiano mai ottenuto il consenso scritto e informato dell’attrice per filmarla senza vestiti, come richiesto dalle regole del Screen Actors Guild. L’attrice afferma di aver insistito per indossare la biancheria intima il giorno delle riprese, ma di aver comunque finito per eseguire la scena a seno scoperto senza consenso scritto.
Stando a quello che scrive EW, la causa descrive poi condizioni di lavoro estremamente dure durante la scena: Corcoran ha girato in edifici freddi e fatiscenti, sarebbe stata esposta a vere feci di ratto e le è stato applicato del vero nastro adesivo sulla bocca.

La denuncia sottolinea che “se non fosse stato per la disponibilità di Corcoran a rischiare su questa produzione e ricevere il suo compenso sul backend, la serie non esisterebbe poiché non avrebbe potuto essere realizzata con un budget così ridotto”.

Quando Corcoran ha confrontato sia Falcone che Leone riguardo ai pagamenti delle royalty, sostiene di essere stata respinta. Leone avrebbe affermato che Falcone gestisce tutte le questioni contabili, mentre Falcone avrebbe risposto in modo aggressivo e difensivo, dichiarando presumibilmente di non tenere registrazioni. L’avvocato di Leone, Larry Zerner, ha dichiarato che “Damien e Phil negano le accuse contenute nella denuncia e difenderanno vigorosamente questa causa”

Un’altra accusa che collega le rivendicazioni di royalty non pagate e le condizioni di ripresa non regolamentate riguarda il fatto che gli imputati avrebbero tratto profitto da merchandise che raffigura il corpo nudo di Corcoran, senza averle mai fornito il compenso dovuto né il consenso scritto per tale utilizzo commerciale.

Il documento legale include sette richieste di risarcimento, tra cui distribuzione di materiale sessualmente esplicito, violazione del contratto e frode promissoria. La causa rappresenta un caso emblematico delle dinamiche di potere nell’industria cinematografica indipendente, dove attori emergenti accettano compensi ridotti in cambio di partecipazioni agli utili che potrebbero non materializzarsi mai, anche quando i film diventano successi inaspettati.

 

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