Trudie Styler ha parlato del suo documentario su Napoli che si intitola Posso Entrare? An Ode to Naples, in un’intervista a Variety, ma soprattutto ha detto che la città merita di essere vissuta e visitata senza pregiudizi. Alla fine dell’intervista infatti, Styler ha detto:
“Andate a Napoli, guardatevi intorno. C’è così tanto da vedere. C’è così tanto da imparare, non solo dalla storia, ma dalle persone stesse. Andate e immergetevi nella città, senza paura.”

Styler ha spiegato a Variety che l’idea del documentario – uscito nelle sale italiane due anni fa – è nata proprio dai pregiudizi che sono venuti fuori parlando con altre persone a proposito del capoluogo della Campania.
“Ho iniziato a chiedere ai miei amici e colleghi: “Sei mai stato a Napoli?” La risposta più comune era: “No, ci sono passato.” E quando chiedevi “Perché?”, inevitabilmente venivano fuori i soliti stereotipi come “è sporca” e “è pericolosa”. È stato proprio con questa consapevolezza che ho accettato con entusiasmo la proposta di realizzare un documentario partendo da zero, senza sapere quale sarebbe stato l’angolo narrativo, semplicemente per conoscere la città”
Nella stessa intervista Styler ha spiegato quanto è stata fondamentale la partecipazione di Don Antonio Loffredo, il parroco della Sanità, al progetto, non solo “Perché sta portando avanti un cambiamento nel rione aprendo le sue cinque chiese ad attività per i giovani, come orchestre, recitazione e sport” per tenerli lontani dalla criminalità, ma perché grazie a Loffredo, Styler ha potuto conoscere meglio Napoli:
“Lui è il fulcro del documentario e grazie a lui ho potuto incontrare altre persone del posto. Il titolo del film è “Posso Entrare?”, e l’idea era proprio quella di bussare alle persiane dei bassi per osservare la vita quotidiana. È stata una curiosità femminile che mi ha spinto a parlare con le madri e con molte donne della zona.”
Styler ha poi spiegato come ha coinvolto il rapper Clementino e suo marito Sting, per due performance musicali. La collaborazione con Clementino è nata dalla necessità di raccontare la storia di Napoli in tre minuti. Per quanto riguarda Sting invece, in una scena il cantante suona Fragile davanti al carcere di Secondigliano con una chitarra realizzata con il legno delle barche dei migranti. La sua collaborazione è stata un’idea di Don Antonio.
“Don Antonio mi aveva parlato di questa collaborazione tra due carceri, una del nord e una del sud, e dei programmi che insegnano ai detenuti a costruire strumenti a corda. A Secondigliano, proprio mentre stavo concludendo le riprese di “Posso Entrare?”, stavano per completare la loro prima chitarra. Don Antonio mi ha chiesto: “Pensi che Sting sarebbe disponibile a suonarla? Sarebbe molto significativo per i detenuti.” Ho risposto: “Beh, scopriamolo.” Così abbiamo filmato la scena”
