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Home » Film » News cinema e film » Trump e Voight, la proposta “per salvare il cinema” nei dettagli: “Il Presidente ama il suo Paese”

Trump e Voight, la proposta “per salvare il cinema” nei dettagli: “Il Presidente ama il suo Paese”

Analizziamo insieme i dettagli della proposta, scritta da Jon Voight, amico e consulente di Trump, e preannunciata sui social dal Presidente.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio7 Maggio 2025Aggiornato:7 Maggio 2025
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Jon Voight e Donald Trump
Jon Voight e Donald Trump
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La dichiarazione di Donald Trump sulle tariffe aggiuntive, gravanti su film prodotti al di fuori degli Stati Uniti, ha sconvolto Hollywood con la sua pervasività; ora, a distanza di qualche giorno, è stato reso disponibile alla stampa il documento integrale, a firma dell’attore Jon Voight, consulente di Trump su questioni legate all’intrattenimento, in cui vengono presentati i dettagli della proposta, volta a rivitalizzare un’industria in grave crisi.

Jon Voight on his proposal to revive film & TV production in the home of Hollywood pic.twitter.com/ZUStkx79RW

— Deadline (@DEADLINE) May 6, 2025

Americani, amici, colleghi del mondo dell’intrattenimento.
Ho recentemente incontrato il nostro presidente, Donald J. Trump. Un uomo che conosce e ama profondamente la nostra industria. Che desidera vederla tornare a crescere, a produrre, a ispirare — proprio come un tempo. Vuole riportare le produzioni cinematografiche in America, nella Hollywood che ha fatto sognare generazioni. Quella stessa Hollywood che ho amato da bambino e a cui ho avuto il privilegio di contribuire nel corso della mia carriera.
Ma oggi, quella Hollywood è ferita.
Negli ultimi anni, il nostro settore ha subito colpi durissimi. Abbiamo perso produzioni, perso posti di lavoro, perso talenti. Intere famiglie hanno visto svanire le loro certezze. Alcune hanno perso la casa. Altre faticano a mettere insieme il necessario per vivere. Non è un’esagerazione, è la realtà di migliaia di americani.
Dopo aver ascoltato le preoccupazioni di molti leader del nostro settore, ho portato al presidente una serie di proposte concrete. Interventi fiscali mirati. Alcuni strumenti già esistenti che andrebbero prorogati. Altri che potrebbero essere reintrodotti o creati da zero. Tutti pensati per aiutare il cinema, la televisione, e soprattutto le nostre sale cinematografiche — un luogo che ha sempre rappresentato qualcosa di più di una semplice serata fuori. Un luogo di incontro, di comunità, di sogno collettivo.
Il presidente ama questo Paese. Ama il suo popolo. È un uomo d’impresa, ma anche un uomo che ascolta. Che capisce quanto sia importante proteggere non solo i numeri, ma anche l’anima culturale di una nazione.
E oggi posso dire, senza esitazione, che sono orgoglioso di chiamare Donald J. Trump — il 47° presidente degli Stati Uniti — mio amico.
Perché se vogliamo davvero ricostruire, dobbiamo farlo insieme. Per la nostra industria. Per chi ci lavora. Per ciò che rappresenta.

Il cuore della proposta elaborata da Jon Voight — consegnata a Donald Trump nel weekend e introdotta con un video su X che vedete sopra — prevede un sistema combinato di incentivi e penalizzazioni mirato a riportare in pianta stabile le produzioni cinematografiche negli Stati Uniti.

Donald Trump e Jon Voight
Donald Trump e Jon Voight – Photo by Andrew CABALLERO-REYNOLDS / AFP

Nello specifico, il documento, visionabile in esclusiva in questo articolo di Deadline, propone innanzitutto un credito d’imposta federale del 10-20%, che andrebbe ad aggiungersi agli incentivi già esistenti in stati come California, Georgia e New York. Per gli stati che non offrono alcun incentivo, il piano prevede direttamente un credito del 20%.. Leggiamo dal documento

 

Si propone l’introduzione di un credito d’imposta federale trasferibile e cumulabile per film, documentari e serie TV “qualificati”. L’incentivo consiste in quanto segue

 

  • 10% di base (20% se non ci sono incentivi statali)
  • Aumenti dal 5% al 10% per produzioni indipendenti o realizzate in aree economicamente depresse
  • Il 75% della produzione deve avvenire negli Stati Uniti o nei suoi territori
  • Incentivo fiscale per produzioni con manodopera statunitense al 75%
  • Proposta di rinnovo per almeno 5 anni
  • Aumento dei limiti di spesa da 15/20 milioni a 30/40 milioni
  • Detrazione per attività di produzione nazionale, abolita nel 2017
  • Proposta di reintroduzione con un’aliquota del 15% per le produzioni americane
  • Introduzione di crediti d’imposta per costruzione e aggiornamento di cinema, studi e impianti di post-produzione
  • Introduzione di crediti d’imposta per tecnologie legate all’intelligenza artificiale (IA)
  • Introduzione di crediti d’imposta per la formazione professionale
  • Obiettivo: creare strutture e competenze negli USA, riducendo la necessità di delocalizzare

 

Jon Voight durante la campagna elettorale di Trump
Jon Voight durante la campagna elettorale di Trump

Il vero elemento “shock” del piano è però la tariffa del 120% sull’importo degli incentivi stranieri ricevuti da produzioni americane che scelgono di girare all’estero, pur potendo farlo sul suolo nazionale. L’obiettivo è disincentivare la cosiddetta runaway production, ovvero la delocalizzazione delle riprese in paesi con vantaggi fiscali, ritenuta da Voight e Trump una minaccia alla sicurezza nazionale e un danno economico per l’industria americana. Il documento precisa

  • Le produzioni americane girate all’estero, se girate all’estero solo per motivazioni legate a incentivi fiscali, saranno soggette a una tariffa pari al 120% dell’incentivo ricevuto all’estero
  • Fanno eccezione le coproduzioni regolamentate da trattati
  • Si propongono accordi bilaterali (sul modello Regno Unito/Canada) per consentire benefici fiscali condivisi senza duplicazioni
  • Il primo trattato proposto dovrebbe essere con il Regno Unito

Parallelamente, Jon Voight vorrebbe introdurre  anche un “Test culturale americano” obbligatorio per poter accedere agli incentivi fiscali, ispirato ai modelli vigenti nel Regno Unito e in Canada.
Lo scopo è garantire che le opere sovvenzionate riflettano valori e contenuti riconoscibili come “americani”.
Questo approccio, tuttavia, solleva dubbi sul fronte della libertà di espressione, vista la sensibilità costituzionale americana al controllo statale sui contenuti culturali.
Ecco uno schema riassuntivo dei criteri, per come in auge nel Regno Unito

Tabella di Valutazione per la Qualificazione Culturale dei Film nel Regno Unito

 

Sezione A – Contenuti Culturali (max 18 punti)

  • A1: Il film è ambientato nel Regno Unito o nello Spazio Economico Europeo (SEE) – fino a 4 punti
  • A2: I personaggi principali sono cittadini o residenti britannici/SEE – fino a 4 punti
  • A3: Il film è basato su argomenti o materiale di base britannici/SEE – 4 punti
  • A4: Il dialogo originale è registrato in inglese, in un’altra lingua indigena del Regno Unito o in una lingua SEE – fino a 6 punti

Punti totali Sezione A: 18

Sezione B – Contributo Culturale (max 4 punti)

  • Il film mette in luce la creatività britannica, il patrimonio storico e/o la diversità
  • 1 punto per ciascun elemento; fino a 2 punti per rappresentazione eccezionale per categoria

Punti totali Sezione B: 4

Sezione C – Poli Culturali (max 5 punti)

  • C1: Almeno il 50% della post-produzione, degli effetti speciali o visivi avviene nel Regno Unito – 2 punti
  • C1 extra: Se oltre l’80% avviene nel Regno Unito – +2 punti aggiuntivi
  • C2: Almeno il 50% della registrazione musicale, della post-produzione audio o delle immagini avviene nel Regno Unito – 1 punto

Punti totali Sezione C: 5

Sezione D – Operatori Culturali (max 8 punti)

  • D1: Il regista è cittadino britannico/SEE o residente – 1 punto
  • D2: Lo sceneggiatore è cittadino o residente britannico/SEE – 1 punto
  • D3: Il produttore è cittadino britannico/SEE o residente – 1 punto
  • D4: Il compositore è cittadino britannico/SEE o residente – 1 punto
  • D5: Gli attori principali sono cittadini o residenti britannici/SEE – 1 punto
  • D6: La maggior parte del cast è composta da cittadini o residenti britannici/SEE – 1 punto
  • D7: Un membro chiave dello staff tecnico è cittadino o residente britannico/SEE – 1 punto
  • D8: La maggior parte della troupe è composta da cittadini o residenti britannici/SEE – 1 punto

Non meno controversa è l’idea di Voight di reintrodurre la Financial Interest and Syndication Rule (fin-syn), un insieme di norme abolite trent’anni fa, che impedivano alle emittenti televisive di possedere i contenuti che mandavano in onda.

Il piano vorrebbe applicare restrizioni simili anche alle piattaforme streaming — da Netflix ad Amazon, da Disney+ a Apple — limitandone il potere negoziale e spostando parte della proprietà intellettuale verso i produttori indipendenti. Ecco i dettagli

 

  • Ripristino della regola FINSYN: vietare alle reti televisive di possedere i programmi che trasmettono
  • Obblighi per gli streamer: pagare premi garantiti per licenze esclusive, compresi tra il 25% e il 40% del costo di produzione
  • Al termine del periodo esclusivo, i diritti non esclusivi devono essere restituiti ai produttori
  • Coproduzione e diritti: garantire la comproprietà 50/50 dei diritti d’autore tra streamer e produttori
  • I diritti derivati devono restare sotto il controllo dei produttori

Secondo la bozza, le nuove regole si applicherebbero a film, serie TV, produzioni per il web e contenuti digitali su piattaforme come X, Facebook, YouTube e altri servizi emergenti.

La proposta è frutto di un lungo lavoro di Voight, del suo consulente Steven Paul e del presidente di SP Media Group, Scott Karol. Nonostante sia stata definita “solo per scopi di discussione”, è già riuscita a scuotere i vertici dell’industria. Alcuni sindacati, tra cui la Directors Guild of America e il SAG-AFTRA, insieme alla Motion Picture Association, si sono detti favorevoli a un incentivo federale, purché serva a creare posti di lavoro negli Stati Uniti.

Simone Frigerio
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Nato nel 1985 a nord di Milano, in seguito all'ottenimento della maturità classica, consegue nel 2008 una prima Laurea Triennale in Storia e critica del cinema, presso la facoltà di Lettere Moderne dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul cinema civile italiano; nel 2010 ottiene invece la laurea magistrale in Linguistica Generale, presso lo stesso ateneo, con una tesi sulle presupposizioni linguistiche. Da dicembre 2022 collabora con Cinemaserietv.it in qualità di newser.

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